ENNA. Una Pasqua d’altri tempi di Salvatore Presti

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A mezzogiorno del Sabato Santo in tutte le Chiese di Enna venivano sciolte le corde delle campane, rimaste legate per tutta la Settimana Santa. Dai campanili della città il festoso suono si diffondeva in tutti i quartieri e le contrade, annunciando il Cristo risorto. Le strade si animavano. I giulivi e vocianti ragazzi si rincorrevano per i vicoli, lungo le strade e le piazze. Il calzolaio usciva davanti la porta della bottega il suo banchetto di lavoro, martellando sulla suola con più lena. Le ragazze aprivano le persiane canticchiando la canzonetta più in voga.
Quando finiva il tempo della quaresima tutto diventava più gioioso. Nello stesso istante nelle Chiese veniva “calata a tiledda” (enorme tela posta, sin dall’indomani del mercoledì delle ceneri, a chiusura dell’abside, a nascondere l’Altare maggiore). (Nella foto quella della Matrice). Quasi tutte le Parrocchie erano dotate di “tiledda”; la più grande era quella del Duomo dove la “caduta” generava l’effetto “boato”, oltre a un gran polverone. Dentro le Chiese le campane poste sopra l’architrave delle sacrestie venivano suonate a festa dai chierichetti prima dell’inizio del rito Pasquale.
La gente partecipava festosa nelle case, nelle strade, nelle botteghe, nei circoli…scambiandosi vicendevolmente la buona Pasqua nell’attimo del grande evento: la Trasfigurazione del Signore con l’avvenuta Resurrezione (in tempo reale diremmo oggi). Quei momenti avevano una valenza particolare che oggi riesce difficile immaginare se non si è vissuti in quel periodo post bellico. La celebrazione della Resurrezione allo scoccare del mezzogiorno del Sabato Santo durò pochi anni (tutto il periodo bellico e negli anni del dopo guerra). Scaturì da una disposizione delle autorità civili, militari ed ecclesiastiche per motivi di ordine pubblico, per il coprifuoco e l’oscuramento vigenti, decisione che ebbe largo consenso nella popolazione, specie in quella giovanile. Poi sul finire degli anni quaranta, si tornò alla “normalità”, ovvero della Resurrezione a mezzanotte tra il sabato e la domenica di Pasqua.
Da molti anni ormai non si alzano più le “tele” nelle Chiese di Enna né si celano Crocifissi con veli neri o panni color viola. Nelle case degli ennesi non si nasconde alla vista Gesù in croce né si velano gli specchi così come la tradizione suggeriva. I tempi cambiano e le antiche credenze si sono via via affievolite.
In quegli anni, a cavallo della seconda guerra mondiale, durante la quaresima, la partecipazione dei fedeli era intensa. Le Chiese erano molto frequentate per ascoltare le prediche penitenziali. I riti della Settimana Santa erano e sono ancora seguiti dai Confrati appartenenti alle Confraternite ennesi. Difficile dire quanti sono i partecipanti alle processioni, comunque tanti, tantissimi, si parla di oltre tremila “incappucciati”; non sempre però nelle Confraternite si sono avute tante adesioni come oggi. Nell’immediato dopoguerra e fino agli inizi degli anni ’60 accadeva che tante Confraternite effettuavano l’Ora di adorazione al SS. Sacramento “vestendosi” direttamente al Duomo. Due i motivi: o perché erano in pochi, o perché non potevano permettersi di assoldare la Banda Municipale che di solito accompagnava (e accompagna ancora oggi) le Confraternite al Duomo. Poi quando il Comune, nel 1963, si accollò l’onere finanziario della Banda per le sfilate di tutte le Confraternite, nessuna esclusa, si incominciò ad avere un incremento di Confrati Professi, cosicché, oggi, alcune raggiungono duecentocinquanta, trecento iscritti.
Se si pensa che fino agli anni ’50 il fercolo dell’Addolorata veniva portato a spalla da appena sedici Confrati, poi diventati ventiquattro più gli anellieri, si ha l’esatta percezione della carenza, allora esistente, di adesioni alle Confraternite.
Moltissimi sono i cittadini ennesi che assistono, oggi come allora, ai riti della settimana santa e in special modo alla processione del Venerdì Santo, caratterizzata da un’atmosfera colma di mestizia e di dolore.
La promozione turistica della Settimana Santa ennese, a partire dalla metà del secolo scorso, è stata di anno in anno sempre più incrementata, dando il risultato sperato, specie negli ultimi decenni. La prima promozione si ebbe nel 1950 con la Settimana Incom, il film luce allora diffuso in tutte le sale cinematografiche. Quell’anno l’inizio della processione venne anticipata di qualche ora per consentire le riprese con il favore della luce del sole. Grande fu l’attesa per l’uscita al Cinema San Marco del documentario riguardante Enna. Ma altrettanto grande fu la delusione: i fotogrammi, con uno striminzito commento, furono brevissimi perché il nostro Venerdì Santo fu inserito nell’ambito di un più ampio servizio di altri riti della Pasqua in Sicilia.
(Articolo pubblicato dal Giornale di Sicilia – Cronaca di Enna – ed inserito nel libro dello stesso autore dal titolo Enna/il Filo della Memoria edito da Nova Graf, Assoro, nel 2013, disponibile nelle librerie della città e nell’edicola Monaco di Viale Diaz)

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