Bussetti in confusione sul precariato: a Palermo servono 60 anni per svuotare le graduatorie e il Miur bandisce nuovi concorsi per crearne altre

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A cosa serve fare ulteriori selezioni se poi il Miur destina decine di migliaia di posti liberi solo alle supplenze? È quello che Anief chiede da anni. Ed è quello che non vuole comprendere il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, che continua ad annunciare e bandire macchinosi concorsi, ordinari e riservati, prologo di ulteriori graduatorie, senza creare le condizioni per immettere in ruolo i loro vincitori sulla metà dei posti di liberi e, per l’altro 50 per cento, per eliminare il precariato storico, che invece continua a rimanere in attesa. Peccato che i posti ci sono, tanto è vero che a settembre vivremo il record di assegnazioni, ma continuano ad essere furbescamente considerati non utili ai fini delle assunzioni a tempo indeterminato.

“In questa situazione – si chiede Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – che senso ha produrre ulteriori concorsi, che tra l’altro nella migliore delle ipotesi produrranno idonei non prima dell’estate del 2020? La verità è una sola: il Miur deve liberare i posti veri dalla farsa dell’organico di fatto. Sulle cattedre comuni come per il sostegno, per il quale proprio il Tar della Sicilia si è già espresso con la sentenza n. 140/19, i cui principi valgono per tutte le regioni, intimando al Miur di verificare quanti dei 7 mila posti dell’Isola in deroga rispondano a necessità effettive e per quale motivo non si inglobano nel contingente dell’organico di diritto utile alle assunzioni in ruolo e ai trasferimenti”.

L’emblema dello stallo della politica del precariato scolastico è nelle province delle grandi città, dove le liste di attesa sono così lunghe che serviranno decenni per vedere tutti i precari assunti nei ruoli. È di queste ore la denuncia de La Repubblica, che è andata a quantificare l’attesa dei supplenti di Palermo, dove “tra città e provincia occorreranno 60 anni per assumere tutte le maestre e i maestri di scuola elementare in lista”. Basta dire che “per 55 cattedre libere dopo i trasferimenti, che potranno andare al ruolo (si aspetta a giorni l’ok del ministero dell’Economia), la graduatoria della scuola primaria vede ben 1.704 pretendenti”.

IL CASO DELLA SICILIA

A fronte di questi numeri, ci si aspetterebbe che non si diano cattedre in supplenza. Invece, proprio in Sicilia si prevede un numero altissimo di precari. Una quantità tale che quest’anno stabilità il record di sempre, con oltre 200 mila cattedre assegnate annualmente ai supplenti. E questo avviene proprio per la collocazione in organico di fatto di quelle cattedre che permettono allo Stato di lucrare sugli stipendi di luglio e agosto dei supplenti e sul fatto che mantenendoli precari non spende soldi per adeguamenti stipendiali e arretrati da assegnare a seguito della ricostruzione di carriera.

A Viale Trastevere, dicevamo, i dirigenti ministeriali pensano di risolvere tutto bandendo nuovi concorsi: uno, quello della primaria e dell’infanzia ordinario, è previsto in settimane, peraltro anche con bando illegittimo; altri due, per la secondaria, dovrebbero arrivare entro fine 2019. Ma la soluzione non può essere quella. Perché sempre in Sicilia ci sono ancora “400 vincitori” dell’ultima procedura concorsuale, i quali “attendono l’agognato posto fisso che di questo passo, ammesso che le graduatorie non scadano prima, dovranno attendere una quindicina d’anni prima di essere soddisfatti tutti”.

IL PARERE DEL PRESIDENTE ANIEF

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “non c’è altro modo, per interrompere l’increscioso fenomeno di docenti-nonni precari a tempo indeterminato, che permettere loro di accedere a tutti i posti liberi. Stiamo parlando, peraltro, di docenti che dopo essersi formati, abilitati all’insegnamento e superato almeno una prova concorsuale, con minimo tre anni di supplenze svolte, chiedono solo di essere immessi nei ruoli dello Stato. Senza se e senza ma. Per questo motivo, consapevoli che l’amministrazione scolastica e la politica non sembrano avere alcuna intenzione di sbloccare quelle cattedre mascherate e di aprire nel contempo ad un vero doppio canale di reclutamento, abbiamo deciso di attivare specifici ricorsi al giudice del lavoro”.

“All’impugnazione – conclude il sindacalista – sono interessati i precari di tutta Italia, visto che il blocco delle immissioni in ruolo, pur in presenza di candidati in lista di attesa, individuati, riguarda anche le altre regioni, a partire della Campania, dove solo per la primaria ci sono oltre mille vincitori del concorso 2016 mai assunti”.

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