ENNA: “QUELLO CHE VERAMENTE AMI” RICCARDO ARENA PRESENTA IL SUO PRIMO ROMANZO SU TERRORISMO E COSA NOSTRA ALLA KORE DI ENNA

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Mercoledì 1 aprile alle ore 10 nell’aula magna della facoltà di giurisprudenza (sede rettorato) il giornalista palermitano Riccardo Arena presenterà il suo libro “quello che veramente ami” (Dario Flaccovio editore). La presentazione ospitata dalla Kore è realizzata in collaborazione con l’assostampa locale e l’ordine regionale dei giornalisti di Sicilia. Oltre l’autore alla presentazione sarà presente il presidente regionale dell’ordine dei giornalisti Franco Nicastro ed il giudice Severino Santiapichi che proprio negli anni di cui parla Arena nel suo romanzo si trovò a giudicare personaggi

di spicco delle brigate rosse come Mario Moretti nel Moro ter. Presenti anche il rettore della Kore Salvo Andò, il presidente dell’Università Kore Cataldo Salerno. La presentazione si avvale anche delle voci recitanti di Patrizia Fazzi e Rocco Rizzo. Modera la giornalista ennese Tiziana Tavella. La regola comune è sempre quella. Scegliere un libro dal titolo, da una frase nell’ultima di copertina, dall’argomento, dal consiglio di un amico. Che un libro scelga cosa fare di noi portandoci “a spasso” tra emozioni, ricordi e passioni, accade raramente. “Quello che veramente ami” di Riccardo Arena, è il romanzo che rompe l’immagine del “libro passivo”. Enrico e Monica, protagonisti delle pagine dell’opera prima del giornalista palermitano, sono un imprevedibile caso di “trasversalismo sentimentale.“ Un sentimento che porta a colorare  il rosso ed il nero degli anni 70 in mille sottili altre sfumature che allargano la narrazione tra ironia fulminante, commozione irrefrenabile, rabbia e riflessione. “Quello che veramente ami” richiama certamente il filone letterario e cinematografico de “la meglio gioventù” o del “fascio comunista” di Antonio Pennacchi che ha ispirato “mio fratello è figlio unico”. Ma è un testo a parte con una marcia in più. Sarà per il lavoro meticoloso di ricostruzione degli anni di piombo, rivisti tra slogan, canzoni,  paure e sogni ricorrenti, sarà per l’occhio spesso disincantato e graffiante con cui l’autore fa muovere Enrico, o forse perché Monica è capace di scegliere di tenere sempre con se quello che veramente ama tenendo conto più delle sfumature del rosso e del nero che dei colori singoli.Gli anni 70 raccontati da Riccardo Arena fanno bene ai ricordi dei cinquantenni, ai pensieri dei quarantenni, al bisogno di credere nelle passioni dei trentenni.

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