ENNA: IL COLLEGIO DEI RETTORI CHIARISCE SULLE MOTIVAZIONI CHE HANNO DETERMINATO LA SOSPENSIONE DELLA PROCESSIONE DEL VENERDI’ SANTO

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Come consuetudine la manifestazione del Venerdì Santo, che culmina con la processione che parte dal Duomo per snodarsi lungo le vie della città, ha un prologo cioè quello di aggregare le confraternite.  Ognuna di esse muove dalla propria chiesa di appartenenza e si accoda, secondo un preciso ordine processionale, per formare quel lungo corteo che accompagna i fercoli dell’urna del Cristo Morto e di Maria Santissima Addolorata.
Tutto era stato organizzato

 alla perfezione, l’orario di partenza della Confraternita della Passione che apre la processione era stato stabilito per le ore 16,00 in considerazione che quest’anno il percorso era più lungo di quasi 1 Km poiché la Via Vittorio Emanuele non era percorribile a causa dei lavori di rifacimento della pavimentazione e di un edificio pericolante. Pertanto le confraternite avevano deciso di anticipare l’ora di partenza per ammortizzare il ritardo che si sarebbe accumulato per il maggior tempo di percorrenza della via di ritorno. La macchina organizzativa rispondendo in pieno alle indicazioni fornite dalle confraternite alle ore 16,00 si  metteva  in moto allorquando le confraternite  l’una dopo l’altra si  accodavano per  giungere al Duomo da dove alle ore 19,00 avrebbe dovuto iniziare la solenne processione. Alle 16,15 la maggior parte delle confraternite erano in processione e schierate alla volta del Duomo,  quando improvvisamente sono state investite da una pioggia torrenziale che ha inzuppato all’inverosimile gli abiti dei confrati: Le visiere  abbassate  erano  intrise di acqua al punto da creare problemi respiratori rilevanti a diversi confrati, i quali hanno accusato malori, tanto che hanno dovuto ricorrere alle cure mediche presso le postazioni sanitarie dislocate lungo il percorso. E meno male che tutto è finito bene, dal punto di vista dei danni fisici alle persone, perché altrimenti oggi parleremmo di altre cose.  Se avesse iniziato a piovere con quella intensità prima della partenza della Confraternita della Passione certamente la processione sarebbe stata bloccata sin dall’inizio.  A tal proposito è da sottolineare lo spirito di sacrificio mostrato da quei confrati che hanno iniziato il rito del Venerdì Santo continuando la processione incuranti della pioggia sino al Duomo, dove sono arrivati in condizioni estreme che possono essere capite solo da chi l’ha vissuto e da nessun altro. I rettori delle confraternite interessate arrivati al Duomo hanno constatato la gravità della situazione insorta dovuta all’enorme quantità di pioggia che i confrati avevano raccolto durante il trasferimento al Duomo. Di ciò non si è accorto nessuno, perché per le strade ad assistere al prologo processionale non vi era alcuno, (turisti, fedeli ecc.) ma solo i confrati  e gli operatori delle forze dell’ordine, del volontariato, della protezione civile, degli assistenti all’organizzazione e del personale addetto alle riprese televisive, che con spirito di sacrificio in quel momento si trovavano a dovere rispondere al senso del dovere, senza riparo dalla pioggia  torrenziale.
E’ da evidenziare che i confrati erano già inzuppati da più di un’ora, infatti, le confraternite sono arrivate al Duomo alle ore 17,15.   Poco dopo giungevano al Duomo i fercoli dell’urna del Cristo Morto e. dell’Addolorata. In quel momento erano presenti  i quindici rettori, gli stessi, assieme all’assistente ecclesiastico delle confraternite Mons. Francesco Petralia, immediatamente, si riunivano presso la cappella secondaria del Duomo al fine di analizzare la situazione venutasi a creare. Si iniziava a discutere sulle possibili soluzioni da intraprendere per garantire, innanzitutto, la salute dei confrati e il naturale svolgimento della processione, qualora all’orario previsto per la partenza della prima confraternita che apre il corteo processionale, nella fattispecie la confraternita della Passione, ci fosse stato un accenno di ripresa delle condizioni climatiche. A tal proposito si precisa :
affinché l’uscita dei fercoli e della Spina Santa avvenga alle ore 19,00 è necessario che la prima confraternita muova dal Duomo, entro i tempi tecnici occorrenti per l’accodamento di tutte le altre quattordici confraternite, che di regola sono di almeno un’ora. Tenuto conto di ciò, i quindici Rettori in prima istanza valutano che l’attesa, in funzione delle precarie condizioni dei confrati, non potrà protrarsi ancora a lungo. Dopo un’attenta valutazione ed analisi delle alternative possibili, tra queste quella di effettuare la processione con le visiere alzate per consentire la normale respirazione dei confrati, quella dell’accorciamento del percorso, dei rischi che potevano correre i fercoli, i quindici rettori decidevano di effettuare una serie di sopralluoghi, a distanza di tempo l’uno dall’altro, all’esterno al fine di monitorare quali fossero le condizioni atmosferiche, prima di assumere la decisione finale. Alle ore 18,50 appurato che la pioggia rimaneva insistente, non lasciando, in quel momento, intravedere miglioramenti, l’abbassamento della temperatura, il vento e la nebbia completavano il quadro generale della situazione metereologica inducendo responsabilmente i quindici rettori, senza indugio, a sospendere la processione, considerato che non era più possibile attendere perché la quasi totalità dei confrati inzuppati di acqua dimostravano ancor più insofferenze e disagio.  Si è ripetuto ciò che avvenne nel 1962 ove le condizioni avverse atmosferiche hanno deciso per tutti di non svolgere la processione. Nel contempo è sorto anche un problema di ordine pubblico, poiché in Duomo, colmo all’inverosimile di confrati e fedeli, avevano trovato riparo dalla pioggia altre numerose  persone. Pertanto non era più possibile attendere e quindi Mons. Petralia dopo una breve omelia ha impartito la benedizione con la Spina Santa.
Rimane l’amarezza e lo sconforto dei quindici rettori rispetto alla mancata realizzazione di un evento preparato minuziosamente  molti mesi prima, dove non è stato trascurato nulla e dove tutto è stato curato nei minimi particolari. E’ certo che nessuno aveva intenzione di non svolgere la processione perché ogni confrate vive il Venerdì Santo con fede, devozione nel rispetto delle tradizioni e i rettori ancor prima di essere tali sono confrati. Sarebbe stato assurdo che gli organizzatori dell’evento prendessero a cuor leggero, come qualcuno vuol far credere, una decisione così importante difficile e amara.  E’ stata una decisione pensata e non affrettata che ha posto sempre in primo piano “la centralità della persona” che è l’elemento essenziale dell’essere cristiano.  Con questo gesto i quindici rettori hanno dato un significato profondo e nobile ad una decisione che per molti è risultata impopolare. In ogni caso si è deciso ed agito nell’evangelica consapevolezza che “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato” (Marco 2,27).
Ma c’è un altro fine nobile che ha contraddistinto il Collegio, oltre a preservare i propri confrati il giorno del Venerdì Santo, le ore di adorazione delle quindici confraternite sono state dedicate alle vittime del terremoto in Abruzzo.
La concitazione di dovere assumere una decisione importante, difficile e dolorosa ha impedito di informare prontamente i rappresentanti delle istituzioni pubbliche interessate all’organizzazione dell’evento.  I rettori a tal riguardo esprimono il sincero rammarico, precisando che ciò è avvenuto in perfetta buona fede.
Il Collegio con questo documento ha voluto confermare la verità dei fatti, così come annunciata il venerdì tramite la diretta televisiva, come contributo concreto a sedare ogni polemica.
Si ringraziano tutte le forze dell’ordine, la protezione civile, i volontari delle associazioni i rangers, e la polizia municipale che nonostante le avverse condizioni metereologiche hanno garantito, come sempre, un servizio eccellente.
La decisione unanime è stata presa dai quindici rettori nonché dal vicario foraneo della Città ed assistente ecclesiastico del Collegio Mons. Francesco Petralia:

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