CAMERA DI COMMERCIO: 7 ° GIORNATA DELL’ECONOMIA. RAPPORTO 2009 SULLA SITUAZIONE ECONOMICA DELLA PROVINCIA di ENNA.

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Un rapporto fatto non solo da numeri,  ma soprattutto un rapporto che guarda al futuro, oltre la crisi, per individuare linee e strategie di uno sviluppo possibile del territorio ennese, legato fondamentalmente  alle proprie vocazioni ed alle proprie risorse. La relazione che presentiamo quest’anno, ha detto il Presidente della Camera di Commercio Liborio Gulino aprendo i lavori, non può non essere pesantemente condizionata dalla crisi diffusa che da mesi attanaglia l’economia mondiale con inevitabili ripercussioni a caduta fino ai micro sistemi economici locali. La caduta delle apparenti certezze ci induce a guardare ai fatti di casa nostra con ritrovato buonsenso, senso della misura e della concretezza.

 Ciò non può significare abbandono del rigore delle analisi, ma attenta considerazione dei segnali che vengono dai nostri territori, capacità di coglierne le difficoltà come anche di individuarne le potenzialità positive, ancorché inespresse, impegno nella costruzione di condizioni migliori per lo sviluppo sociale ed economico.

Ci induce cioè a riconsiderare con disincanto il ruolo del “locale” che non può ritenersi superato tout court  da una globalizzazione che oggi mostra tutti i suoi limiti e sulla quale si comincia a riflettere in ordine agli effetti che produce sui costi umani, economici e ambientali.

Riscoprire pertanto i prodotti e le vocazioni dei territori, incentivarne coltivazione e sviluppo, farne diventare eccellenze capaci di soddisfare i consumi locali e anche di attrarre presenze dall’esterno, può veramente definire le linee di una politica di sviluppo nuova.
 
Parallela alle analisi deve dispiegarsi una capacità operativa del sistema locale in tutte le sue articolazioni: dal livello istituzionale a quello imprenditoriale, dal sociale al sindacale al culturale.

“Fare sistema”, è certamente una frase abusata che però ben sintetizza l’ineludibile necessità del mettersi insieme per contare, per farsi sentire, per vincere le sfide che non si giocano più su uno scenario locale ma su quello globale.

La crisi per noi deve rappresentare un’occasione di ripresa per superare non solo la  congiuntura – ma per dare avvio ad una nuova stagione di programmazione che consenta di mettere a frutto le nostre risorse.
 
Al nostro territorio non mancano le risorse e le intelligenze: finora sono mancate le infrastrutture e la definizione di certe linee strategiche di sviluppo nel medio e lungo periodo.
E’ sulla realizzazione di iniziative che possano colmare queste mancanze che dovrà incardinarsi l’azione delle istituzioni e del sistema delle imprese avendo ben chiaro tuttavia che non tutto potranno fare le forze locali da sole.

Pensiamo cioè, dice Gulino, che per venire fuori dallo stato attuale necessitano aiuti esterni in forme e dimensioni di cui  finora non abbiamo fruito. Ci riferiamo ad interventi non assistenziali dello Stato e della Regione che solamente colmino le rispettive inadempienze fin qua maturate: le infrastrutture materiali, in primo luogo quelle stradali, quelle per la logistica e l’energia, quelle immateriali per le innovazioni tecnologiche.

Gli interventi finalizzati al sostegno di questi settori, sia per quantità di investimenti finanziari e di conoscenze, sia per molteplicità di competenze amministrative richiamate, sia per superiori esigenze istituzionali, non possono essere onere delle amministrazioni e delle imprese locali, ma vanno invece richiesti con la dovuta fermezza alle amministrazioni competenti alle quali peraltro dovrà essere data ampia assicurazione sulla effettiva destinazione delle risorse e sulla controllabilità dei risultati raggiunti.

Non si può tacere, al riguardo, di due circostanze collegate a quanto appena detto.

La prima è la devastazione del territorio provinciale a seguito del pesantissimo inverno appena trascorso, il danneggiamento della viabilità interna non solo influisce negativamente sul nascere di nuove imprese, ma ha impedito a quelle già esistenti di svolgere la propria attività in modo regolare.

La seconda circostanza è il ritardo della Regione Siciliana nell’attivazione delle risorse provenienti dalla programmazione comunitaria 2007/2013.
A circa metà del periodo di riferimento degli interventi non un solo bando è stato pubblicato, non una sola iniziativa avviata.

Nonostante la crisi e le difficoltà delle imprese,  assistiamo ad un ritardo inaccettabile nella distribuzione di interventi sul territorio che creerebbero di sicuro molte di quelle pre-condizioni dello sviluppo che finora sono mancate.    

Come Camera di Commercio, continua Gulino, riteniamo esistono già le condizioni per avviare i processi di sintesi che possono produrre le idee sulle quali declinare le nuove (e innovative) linee dello sviluppo prossimo futuro.

Il dato di partenza non può che essere il numero delle imprese registrate (16.086) che subisce una flessione dello 0,48%, pari ad un -78 unità. Il dato in sé, ancorchè negativo, non è tuttavia drammatico, evidenziando una sostanziale tenuta della struttura imprenditoriale. Più preoccupante, perché evidente dimostrazione che la crisi ha prodotto i suoi effetti anche sul nostro territorio, è la sensibile decrescita del tasso di sviluppo imprenditoriale che, nel bilancio tra imprese iscritte e cessate, registra un saldo negativo pari a -82 unità (-0,48%) a fronte dell’omologo dato del 2007 che registrava un saldo attivo di 535 imprese, pari ad un tasso di sviluppo del 3,4%.

Un dato che denota una positività del sistema è quello emergente dall’analisi delle forme giuridiche: la crescita del numero di imprese in forme societarie di capitali.
 Risulta confermata anche per il 2008 la dinamica positiva dell’imprenditoria femminile che, con il 28,1% di imprese, rappresenta una consistente quota dell’universo imprenditoriale ennese.

Sostanzialmente stabile si conferma la struttura imprenditoriale con riferimento ai settori di attività economica: l’agricoltura mantiene il primato per numero di imprese 5.942, seguita dal commercio 3.696, ancorché entrambi i settori abbiano accusato flessioni nel tasso di sviluppo imprenditoriale.

L’artigianato, con una presenza di 3.515 pari al 21,9% delle imprese,  pure conferma l’importanza che riveste nel sistema produttivo nel quale si afferma con forza nel settore delle costruzioni.
Ancora in ritardo appare il commercio con l’estero che fa registrare un saldo negativo della bilancia commerciale pari a -7.655.166 euro, peggiore rispetto al 2007 di 373.791 euro.

Deludente si conferma il dato del valore aggiunto provinciale che risulta pari allo 0,17% del valore nazionale, a fronte del 5.39% del dato della Sicilia. Anche sul piano del PIL la provincia registra dati che la collocano al terzultimo posto della graduatoria nazionale.

Il mercato del lavoro si presenta ancora poco dinamico per via della riduzione della forza lavoro e del tasso di occupazione come pure per l’elevata disoccupazione nonostante la lieve flessione rispetto al 2007. Peraltro si registra la previsione delle imprese di assumere poche professionalità in grado di apportare le competenze necessarie per competere.

Emerge quindi uno scenario difficile e complesso nel quale però non mancano elementi di incoraggiamento e di sfida..

La Camera ha partecipato all’elaborazione del Patto per lo sviluppo da parte della Provincia regionale di Enna, riconoscendo in quel documento uno strumento utile a perseguire gli obiettivi dello sviluppo locale. Tuttavia riteniamo che, parallelamente e non in competizione, anche altri percorsi vadano seguiti per raggiungere i comuni obiettivi prefissati.

E’ seguendo tale filosofia che recentemente, con la nascita di un “Tavolo Istituzionale” e con la sottoscrizione di un apposito documento, il Presidente della Provincia regionale, diversi Sindaci, le Associazioni di categoria, le Organizzazioni sindacali hanno riconosciuto alla Camera di Commercio il ruolo di capofila di un’azione presso il Governo nazionale volta ad ottenere l’accompagnamento del territorio verso il superamento della crisi attraverso un “ Accordo di Sviluppo”..

La Camera, d’accordo con i soggetti firmatari del richiamato documento,  ha sostanzialmente individuato in tre filiere sulle quali convogliare le risorse e gli interventi: il turismo, l’agroalimentare, le bioenergie.

Fermo quanto detto sulle infrastrutture queste tre filiere sembrano effettivamente non solo rispecchiare le autentiche vocazioni produttive territoriali, ma rappresentano  settori di grande interesse strategico alla luce degli indirizzi più recenti e autorevoli che stanno maturando a livello internazionale, che si manifestano in scelte politiche che individuano nei settori comunque afferenti all’ambiente le migliori opportunità per il nuovo sviluppo a cui legare la ripresa economica.

Il turismo, è uno dei settori elettivi di intervento per le sue enormi potenzialità in gran parte ancora inespresse.

La provincia di Enna vanta un territorio di rara bellezza sia per il suo stato incontaminato sia per la diversificazione ambientale e biologica. A ciò va aggiunto il notevole patrimonio culturale: archeologico, monumentale, paesistico e gastronomico. E’ dalla valorizzazione di questo “capitale” che occorre muovere per sviluppare una politica attrattiva di flussi turistici interessati a tale tipo di offerta.

E’ pertanto opportuno già dalla fase promozionale selezionare gli interventi per intercettare e raggiungere solo la clientela che ci interessa: ad esempio la partecipazione solo a borse e fiere specializzate (in turismo rurale, culturale e gastronomico) può essere un modo per spendere efficacemente il denaro pubblico in alternativa alla partecipazione a manifestazioni generaliste, ancorchè di grande appeal pubblicitario.

Promuovere un’accoglienza basata sulle piccole strutture di dimensione familiare, meglio se allocate in campagna o nei centri storici; proporre un’offerta gastronomica fatta esclusivamente di prodotti locali; consentire le escursioni nei boschi e sui monti del territorio esclusivamente con mezzi non inquinanti; presentare i beni culturali in un unico itinerario fisico-storico-mentale, sono solo alcune delle prassi che dovranno improntare la promozione del territorio: un territorio fortemente vocato ad un turismo ambientale.

La filiera agroalimentare rappresenta il necessario corollario di quanto appena detto sul turismo. Dalla salubrità dell’ambiente e dalle sue caratteristiche orografiche e climatiche deriva una qualità dei prodotti della terra che spesso raggiunge l’eccellenza. Sono troppo note per essere anche qui ricordate le caratteristiche organolettiche e chimico fisiche di alcuni prodotti, naturali o trasformati, quali la pesca di Leonforte, i formaggi in genere e il piacentinu in particolare, gli oli, i grani, i salumi, alcuni dolci tipici ecc.

Un campionario di qualità che però, nella stragrande maggioranza dei casi, non riesce a diventare fonte di ricchezza per il territorio o, nella migliore delle ipotesi, non sfrutta a pieno le potenzialità di cui è portatore. Non mancano tuttavia esempi di eccellenza come nella lavorazione e trasformazione del grano o delle carni. Nella generalità dei casi, invece, purtroppo a fronte di ottimi processi e prodotti, si registra una difficoltà a raggiungere i mercati più ricchi come pure a raggiungere consistenti livelli quantitativi di produzione,  con effetti fortemente limitativi dei potenziali benefici.

Occorre pertanto promuovere azioni che sviluppino il senso di aggregazione tra i produttori e tra essi e i rimanenti anelli a valle della filiera. Occorre altresì promuovere la qualità.

Le bioenergie rappresentano il futuro: un futuro fatto di tecnologia e nuove conoscenze, pulito, compatibile e che, nel nostro caso, si colloca in assoluta coerenza con le caratteristiche del territorio. Sarà opportuno avviare da subito con i centri di ricerca specializzati e con l’Università Kore i necessari contatti per verificare dal punto di vista tecnico scientifico e da quello economico le possibilità e i tempi di avvio degli investimenti in questo settore. Dal punto di vista imprenditoriale certamente da subito saranno reperibili anche sul  territorio professionalità, capitali  e volontà di investire. Su questa nuova frontiera si gioca buona parte del futuro della nostra terra.

Sugli obiettivi delineati a nostro avviso, conclude Gulino, va centrato nei prossimi mesi l’intervento dei soggetti che intendono promuovere lo sviluppo del territorio. Riteniamo che l’unica, ragionevole via per lo sviluppo sia quella che passa per la rivalutazione e valorizzazione di quanto già abbiamo.

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