ENNA: COMUNISTI ITALIANI E RIFONDAZIONE CHIEDONO REFERENDUM SU PERCORSO MECCANIZZATO

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Potrebbe essere il titolo di una piece teatrale, ma la cronaca della diatriba politica tra il Pd e il suo barone rosso e l’attuale amministrazione Monaco sulla cosiddetta “strada di collegamento meccanizzata tra Enna alta e Enna bassa”  potrebbe appartenere proprio al genere del teatro dell’assurdo, del paradosso o del surreale.
Infatti l’ultimo episodio della querelle sulla cosiddetta scala mobile è di quelli che potrebbero essere annoverati tra i pezzi migliori dei paradossi teatrali. Trama: il presidente della provincia Monaco, spinto dalla pressione della muta del barone rosso, convoca un consiglio straordinario ed urgente per discutere della questione. Obiettivo non perdere il finanziamento di 30 milioni di euro

 a favore di quest’opera, pena, viene minacciato in coro, la condanna di Enna a città invivibile e alla miseria stabile che già abbiamo.
Il povero presidente Monaco, per sfilarsi dal cappio di accusa di affamatore del popolo e artefice della invivibilità della città capoluogo, sapientemente annodatogli dal Pd e dal suo nobile condottiero, convoca in tutta fretta il consiglio provinciale, ma qui finisce per essere invece affogato dai consiglieri della sua maggioranza, i quali dicono: la scala mobile, forse, si fa ma non come dice il barone.
L’intera vicenda si presta a considerazioni divertite; ma stesso tempo anche a considerazioni crude sulla qualità complessiva della classe politica dirigente di Pdl e Pd, che alternativamente governa al comune di Enna e alla Provincia.
Se si analizzano le argomentazioni avanzate dal Pd per sostenere la necessità e l’urgenza della “scala mobile” ci troviamo di fronte alla tesi che sostiene che bisogna far di tutto per arraffare un finanziamento, meglio ancora se bello grosso; non importa per far cosa., l’importante è che si arrivi ai finanziamenti. Compito della politica insomma è richiedere e  attingere alle risorse (soldi, finanziamenti) che arrivano dallo stato, dalla regione e soprattutto  dalla comunità europea.
Lo sviluppo del territorio, la strategia per il suo futuro, la qualità della vita dei cittadini, l’ambiente, la gestione del territorio, la sua sicurezza e fruibilità umana, il lavoro stesso delle persone sono solo subordinate di questa incessante attività di accaparramento di fondi pubblici.
Eccelle nella politica ed ha successo chi garantisce l’accesso a questi fondi e chi se ne  accaparra la gestione una volta ottenuti. Non a caso il più in vista esponente della politica ennese, il più potente se non il più nobile (nonostante il titolo acquisito di barone), è stato insignito dai suoi estimatori con l’epiteto di gran “convogliatore”.
Tutte le argomentazioni portate a sostegno della necessità della scala mobile: capacità di risolvere i problemi di: invivibilità della città di Enna, congestione del traffico, condizioni disastrose dal punto di vista economico e sociale, mancanza di lavoro, sono in realtà solo argomentazioni surrettizie della logica e della filosofia di fondo che anima il ceto politico dirigente.
Come è ben noto a tutti, i problemi che attanagliano la città di Enna, e dell’intera provincia(che dovrebbero essere miracolosamente risolti dalla realizzazione della scala mobile), ci affliggono da anni e anni e non sono certo riconducibili alla mancanza di una “strada di collegamento meccanizzata”. Semmai mancano o sono ridotte in stato pietoso le strade normali come tante altre veramente indispensabili e necessarie infrastrutture, sia nella città capoluogo che nel resto della provincia. Gli stessi sostenitori della scala mobile, che oggi  denunciano tale stato di cose, l’anno scorso o due anni fa ne erano completamente dimentichi. Anzi sostenevano esattamente il contrario, parlando addirittura di “miracolo” Enna.
E’ indimostrabile e indimostrata l’utilità della scala mobile e la sua capacità taumaturgica di soluzione dei problemi denunciati, opportunisticamente e surrettiziamente, da chi ne vuole la realizzazione. E’ invece dimostrato che l’attività privilegiata da questo ceto politico e dai suoi massimi esponenti, cioè quella di “convogliare” finanziamenti pubblici purchessia, si è dimostrata incapace di intervenire sui nodi essenziali e cruciali dello sviluppo della città di Enna e dell’intero territorio provinciale. Basta fare mente locale su cosa ne è stato e che effetti hanno avuto i milioni e milioni di euro per il cosiddetto patto territoriale, per la legge 488, e infine ma non per ultima per ordine di importanza con la stessa Kore (chiamarla Università viene un po’ difficile).
Il nocciolo politico della presunta “necessita” della scala mobile sta quindi in questo: l’appetito di questo ceto politico a non farsi mancare quelle risorse che servono ad alimentare il giro largo delle proprie clientele (progettazioni, consulenze, appalti etc.etc.). Nessuna seria programmazione quindi, nessuna progettualità per il territorio, nessuna strategia per un progetto di sviluppo e qualificazione economica, sociale e civile del territorio alla base di questa ennesima opera faraonica.
E’ stata invocata la cittadinanza a sostegno della tesi che vuole la realizzazione dell’opera: i cittadini, si è detto, non perdonerebbero chi ostacola la scala mobile perché la vogliono fortemente. Lo stesso Sindaco di Enna, che durante il suo mandato, fino ad oggi, non ha certo brillato per attivismo, si è mobilitato rendendosi disponibile a realizzare l’opera, facendosi interprete di questa presunta volontà popolare. Ma ci chiediamo: come e quando, da lui e da altri, sono stati sentiti i cittadini per stabilire qual è la loro volontà?
Proponiamo quindi che la verifica della effettiva volontà dei cittadini sia demandata a un referendum consultivo che il sindaco Agnello dovrebbe al più presto convocare.

Rosario Consiglio (PRC)
Gaspare Di Stefano (PDCI)

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