ENNA: OPERAZIONE “MARE GRANDE” DELLA GUARDIA DI FINANZA SU TRUFFA AI DANNI DELL’INPS

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In adempimento dei compiti istituzionali demandati al Corpo della Guardia di Finanza, fra i quali rientra la tutela degli interessi finanziari dello Stato e della corretta erogazione della spesa pubblica, il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Enna, in collaborazione con la sede di Enna dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (INPS), nei primi mesi dell’anno 2004 ha iniziato un servizio di monitoraggio delle imprese agricole operanti nel territorio ennese. Questa attività, condotta in stretto contatto con il Settore Previdenza Agricola del predetto Istituto, permetteva di selezionare

 una serie di ditte individuali e società cooperative  che negli ultimi anni avevano dichiarato il numero più elevato di assunzioni di operai agricoli a tempo determinato (OTD) fra tutte le ditte operanti nel territorio ennese.
Queste imprese e società cooperative (aventi sede in svariati comuni della provincia di Catania, in particolare Adrano e Biancavilla), avevano dichiarato di impiegare gli operai presso terreni ubicati nei Comuni di Centuripe (EN), Catenanuova (EN) e Regalbuto (EN), facendo così ricadere sull’INPS di Enna la competenza contributiva per il riconoscimento dell’indennità di disoccupazione agricola.
Veniva quindi acquisita, presso lo stesso Istituto, la documentazione relativa alle ditte ritenute “sospette”. I dati acquisiti riguardavano essenzialmente il numero di operai dichiarati a partire dal 2002, le loro generalità, la situazione contributiva delle ditte dichiaranti a partire dal 2000 e le denuncie aziendali presentate all’INPS (denuncia che si presenta all’inizio dell’attività in un determinato comune).
La successiva attività investigativa svolta, sia sulla documentazione acquisita che con attività pura di polizia giudiziaria anche di tipo tecnico, permetteva di ricostruire l’esistenza di una organizzazione criminale dedita a realizzare delle truffe ai danni dell’INPS, attraverso la creazione/istituzione di società e/o imprese fittizie, esistenti solo cartolarmente, o comunque utilizzate al solo fine di attestare falsamente lo svolgimento di prestazioni lavorative di falsi braccianti agricoli, inducendo così in errore l’I.N.P.S. in ordine all’esistenza di tali ditte ed all’effettivo svolgimento delle c.d. “giornate agricole” da parte dei braccianti formalmente assunti e quindi in ordine alla sussistenza, in capo a tali “falsi braccianti”, dei requisiti necessari per successivamente erogare loro la c.d. indennità di disoccupazione agricola. Il presupposto per aver titolo all’erogazione dell’indennità, infatti, è, oltre ad aver ovviamente sofferto dello stato di disoccupazione, quello di aver svolto nell’anno di riferimento attività di bracciante per un numero minimo di giornate lavorative, mentre l’ammontare dell’indennità varia proprio in relazione al numero di giornate lavorative svolte.
 L’organizzazione pretendeva per ogni giornata dichiarata fittiziamente la cifra di 10 euro. Secondo quanto rilevato, circa la metà della quota pretesa, è stata  corrisposta anticipatamente, mentre il saldo viene corrisposto al momento dell’effettiva riscossione dell’indennità di disoccupazione da parte dell’operaio fittizio.
L’organizzazione criminale, per la perpetrazione delle attività illecite indicate, si avvaleva generalmente di ditte individuali e/o cooperative già costituite o appositamente create, esistenti solo sulla carta o comunque non più attive sul piano economico-commerciale. Ditte e/o cooperative la cui sede, nella maggior parte dei casi, coincideva con la residenza anagrafica del titolare o di uno dei soci o con l’indirizzo dello Studio di Consulenza (C.E.D.) di FLORESTA Gaetano, organizzatore e responsabile del sodalizio criminoso in esame.
 Particolare non trascurabile è la denominazione di imprese “senza terra” (qualificazione assunta dalla quasi totalità delle predette imprese), cioè di quella tipologia di imprese che non svolgono attività legate alla coltivazione del fondo bensì si limitano alla fornitura di servizi (come la fornitura di manodopera per la raccolta dei prodotti agricoli o per lavori di potatura). Tale tipologia d’impresa viene utilizzata frequentemente da quanti puntano a perpetrare tali tipologie di truffe ai danni dell’I.N.P.S. atteso che permette una maggiore libertà di movimento in quanto fa sì che all’atto della presentazione della denuncia aziendale (cioè la comunicazione di inizio attività) non occorra esibire titoli di proprietà e/o di fitto dei terreni; l’impresa può così operare senza fornire alcun elemento di riscontro delle attività svolte, rendendo particolarmente difficile lo svolgimento di eventuali verifiche.
 Dagli accertamenti esperiti presso l’INPS, è emerso che il sodalizio criminale:
• a partire dall’anno 2000 ha man mano creato e/o utilizzato oltre 30 imprese fittizie;
• ha fatto risultare di aver ingaggiato 4049 falsi braccianti, per 384.033 giornate lavorative;
• ha così fraudolentemente ottenuto dall’I.N.P.S. oltre €. 12.200.000 di indennità di disoccupazione agricola, percepita dagli operai fittiziamente dichiarati grazie alla falsa documentazione predisposta e prodotta dagli indagati;
• ha creato un ulteriore danno per l’I.N.P.S. di oltre  € 5.000.000  relativi a contributi previdenziali non versati.
 Altro elemento importante da mettere in evidenza è che il numero dei falsi braccianti è aumentato in misura esponenziale nell’arco degli anni. Si è assistito ad un fenomeno di gemmazione: molte delle persone che in un primo momento venivano fatte falsamente risultare come assunte presso ditte inesistenti, hanno poi  fatto un “salto di qualità”, passando da semplice falso operaio a titolare di impresa fantasma, che a sua volta dichiarava falsamente di aver assunto ulteriori braccianti. Si è innescata così una vera e propria escalation con il conseguente aumento vertiginoso del numero di braccianti falsamente dichiarati e, di conseguenza, delle indebite percezioni degli emolumenti erogati dall’I.N.P.S..
 Tutti gli appartenenti al sodalizio criminale risultano dichiarati negli anni come operai nelle varie ditte a disposizione dell’organizzazione e, nella maggior parte dei casi, unitamente all’intero od a buona parte del nucleo familiare, sovente con estensione ad altri parenti prossimi.
 Il “modus operandi” si articola come segue: gli indagati, costituita l’impresa fittizia, provvedono a reperire i dati di persone compiacenti, fra cui numerosi familiari, predisponendo la documentazione necessaria dalla quale risulti l’assunzione e l’espletamento dell’attività agricola da parte delle citate persone. Come già detto in precedenza gli indagati prediligevano come forma d’impresa quella delle ditte “senza terra” (al fine di aggirare gli obbligi di presentazione di documentazione all’atto del ritiro dei registri d’impresa).
 Nel corso dell’anno 2006 l’INPS ha iniziato a pretendere anche da queste imprese la presentazione, all’atto del rilascio dei registri d’impresa, di documentazione probante, ed in particolare i contratti con i proprietari dei terreni dove si effettua la raccolta. 
 L’attività investigativa ha evidenziato come l’organizzazione del FLORESTA per superare questo nuovo ostacolo si è adoperata per la stipula di contratti con persone compiacenti o addirittura con la diretta stesura di falsi contratti.
 Numerosi sono gli elementi oggettivi che dimostrano la fittizietà delle imprese agricole coinvolte:
 -l’assenza di sede operativa e di qualsiasi parvenza di ufficio;
 -non risultano mai presentate dichiarazioni dei redditi e/o IVA (aspetto quest’ultimo particolarmente significativo, atteso l’interesse di chi svolge realmente attività d’impresa al  recupero dell’I.V.A. già pagata);
 -le ditte non risultano titolari di alcun bene strumentale alla gestione dell’azienda, né presentano i requisiti minimi necessari per poter svolgere una qualsiasi attività d’impresa (furgoni/camion, apparecchiature di lavorazione, contratti acqua-luce-telefono, etc.);
 -sia le ditte che i rispettivi titolari non risultano possedere alcun bene patrimoniale né alcuna fonte di introito, invero necessarie per l’acquisto delle eventuali materie prime e soprattutto per pagare gli stipendi ai numerosi braccianti assunti;
 -non risultano aver mai versato i contributi previdenziali relativi ai lavoratori agricoli di cui risulta denunciata l’assunzione.
 
 Del resto, su quasi 30.000 telefonate intercettate nell’arco di 7 mesi, non è stata registrata alcuna conversazione riconducibile ad attività lavorativa (attinente ad es. alla stipula di contratti per prestazioni di servizio, all’acquisto di beni necessari all’espletamento dell’attività in essere, a trattative con terze persone, etc.).
 Appare impossibile che i titolari di ditte che dichiarano di aver assunto centinaia di braccianti non effettuino né ricevano nemmeno una telefonata in cui (anche solo indirettamente) si parli di lavoro, di contratti, di forniture, di stipendi, etc..

La conferma della fittizietà delle imprese agricole, in alcuni casi, veniva ulteriormente evidenziata dal fatto che soggetti titolari di imprese che dichiaravano di impiegare un numero cospicuo di operai, nella stessa annualità, risultavano ingaggiati, sempre come braccianti agricoli, in altre aziende dell’organizzazione criminale. Appare inverosimile che una persona titolare di una impresa capace di assumere centinaia di operai, abbia poi bisogno di farsi assumere come bracciante per poche centinaia di euro di guadagno.
L’entità e l’estensione dell’attività illecita posta in essere dal sodalizio era tale che il FLORESTA, dialogando con altro sodale, assicura al predetto che il meccanismo truffaldino messo in piedi a Catania funziona perfettamente, utilizzando l’espressione “a Catania c’è il MARE GRANDE”.
Si deve inoltre rilevare come le indagini hanno permesso di accertare che gli indagati stavano progettando la creazione di ulteriori imprese fantasma anche in altre province siciliane, così da poter ulteriormente reiterare la condotta di truffa secondo un meccanismo che evidentemente è particolarmente proficuo e facilmente organizzabile.
 La Guardia di Finanza di Enna, a conclusione delle attività investigative, denunciava complessivamente nr. 70 persone per i reati di cui agli art. 640 bis e 416 CPP.  La Procura avanzava al G.I.P. richiesta di emissione di provvedimenti cautelari nei confronti di 53 persone che veniva rigettata in quanto l’applicazione dell’indulto non permetteva l’adozione di misure cautelari.
 Successivamente la Procura (preso atto che il GIP implicitamente riconosceva l’esistenza dei gravi indizi di reato) richiedeva l’emissione di provvedimenti di perquisizione e sequestro preventivo in relazione alle somme truffate (c.d. sequestro per equivalente), ottenendo l’emissione dei relativi provvedimenti per un importo complessivo di oltre € 45.000.000,00 (con importi pro-capite variabili da poche migliaia di euro fino ad oltre € 12.000.000).
 I provvedimenti sono stati portati in esecuzione in tutto il territorio nazionale ed in particolare in Sicilia, prevalentemente nei comuni al confine tra le province di Enna e Catania, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Lazio, con l’impegno di 190 finanzieri dei Comandi Provinciali di Enna e Catania.
 All’esito sono stati sequestrati 324 immobili, di cui 202 terreni e 122 fabbricati, nonché disponibilità finanziarie presenti su 150 conti correnti bancari e postali, il tutto per un valore reale che supera i 20 milioni di euro.
Inoltre nei vari siti perquisiti sono stati ulteriormente sottoposti a sequestro:
• € 250.000 TRA CONTANTI E BUONI FRUTTIFERI
• NR. 32 ASSEGNI PER UN TOTALE DI  € 116.000,00
• CIRCA 0,5 KG DI ORO IN GIOIELLI
• NR. 4 AUTOVETTURE

Infine, per violazione alle norme sulla custodia di armi e munizioni sono stati sequestrati:
• NR. 2 FUCILI
• NR. 2 PISTOLE
• NR. 57 CARTUCCE CAL. 22
• NR. 08 CARTUCCE CAL. 12
• NR. 04 CARICATORI.
 
 L’operazione MARE GRANDE conferma la gravità e l’estensione del fenomeno delle truffe ai danni dell’I.N.P.S. collegate alle false assunzioni di braccianti agricoli.
 Come hanno dimostrato anche altre indagini sviluppate dalla Procura di Catania, si tratta di una metodica illecita diffusa sul territorio, che per molti ha oramai perso il connotato di disvalore penale e sociale, ed è anzi è vista quale una sorta di meccanismo assistenziale cui poter facilmente ricorrere.
 L’indagine inoltre ha permesso di confermare la validità della metodica di indagine individuata dalla Procura di Catania e ratificata nel Protocollo d’indagine siglato il 05.10.2007 con la Guardia di Finanza e funzionari della sede regionale del’I.N.P.S..
 In allegato l’elenco dei soggetti a carico dei quali sono stati eseguiti i sequestri.
 

 

 

 

 

 

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