ENNA: INCATENATI DENTRO AL PALAZZO DI GIUSTIZIA CHIEDONO LIBERTA’ PER GIUSEPPE CAMERINO

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Si sono incatenati all’interno del Palazzo di giustizia per chiedere la scarcerazione (oggi per chi legge ci sarà l’udienza nella quale verrà presentata una ulteriore istanza di scarcerazione)  di Giuseppe Camerino, l’ex sindacalista dei Cobas, arrestato quattro mesi fa a Piazza Armerina per aver lanciato delle tegole, dopo venti giorni di permanenza sul tetto del Palazzo comunale dove protestava (non era la prima volta) per rivendicare un lavoro per sè e per i tanti disoccupati della sua città. Protagonisti della clamorosa protesta Sergio Castiglione, responsabile regionale del Partito Comunista dei Lavoratori, e Salvatrice De Francisci, una pacifica donna di mezza età, che durante

 la protesta di Camerino lo ha rifocillato portandogli cibo e acqua e per questo denunciata a piede libero. “Come compagni di Giuseppe Camerino –dice Salvatrice De Francisci- ci stiamo attivando perchè riteniamo che non è giusto che per una protesta anche se un pò eclatante Giuseppe da quattro mesi stia in carcere e nessuno si decide a farlo uscire. Noi abbiamo tanta fiducia nella giustizia e ci auguriamo che domani questa fiducia non venga meno. E’ un’ingiustizia –continua De Francisci- tenere un ragazzo in carcere per così tanto tempo per una protesta quando invece si è sempre pronti a trovare scappatoie per banchieri e grandi imprenditori, ladri e truffatori. Io ho vissuto la vicenda Camerino in prima persona e sono stata denunciata solo per avergli portato da mangiare. L’ho fatto per adempiere ad un dettato cristiano che dice di dare da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, vestire gli ignudi”. “Giuseppe Camerino è un giovane militante del Partito Comunista dei Lavoratori –sostiene Sergio Castiglione- e credo che nei suoi confronti si stia usando una mano forte per punire chi si ribella. La protesta di Camerino è stata un modo per portare all’attenzione e alle loro responsabilità le istituzioni, in particolare il Comune armerino sul problema del lavoro. Un lavoro che è un diritto costituzionale e che invece in Sicilia e in particolare in provincia di Enna diventa un favore”. “Il tema del lavoro in provincia di Enna –sottolinea invece Emanuele Velardita, segretario provinciale della Cgil- è il tema centrale. Quanto è successo a Piazza Armerina, ma succede ad Aidone, a Barrafranca, a Pietraperzia perchè è l’intera provincia in difficoltà, è dovuto al fatto che le amministrazioni comunali dovrebbero essere più sensibili al problema del lavoro e dovrebbe esserci una maggiore concertazione con le organizzazioni sindacali. Se avvenisse questo probabilmente il sindacato potrebbe dare una mano d’aiuto per evitare fatti spiacevoli come quello di Camerino”.

Giacomo Lisacchi

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