ENNA: RIFONDAZIONE COMUNISTA ESPRIME SODDISFAZIONE PER DECISIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE SU LODO ALFANO E LANCIA INVITO ALL’UNIVERSITA’ KORE

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Enna.  Il lodo Alfano, vale a dire la legge che prevede la sospensione dei processi per le prime quattro cariche dello Stato, è illegittimo perché viola gli articolo 3  e 138 della nostra Costituzione. Questo il verdetto dei quindici giudici della Corte costituzionale, riuniti in seduta plenaria. Tale sentenza, in particolare, permetterà che i due processi a carico del Presidente Berlusconi (per corruzione in atti giudiziari e per reati societari) vengano riaperti. “Esprimiamo grande soddisfazione per il pronunciamento contrario della Consulta nei confronti di questa ignobile legge, lesiva dello stato di diritto -afferma Carmelo Albanese, del Coordinamento nazionale dei Giovani Comunisti-.

 Tocca adesso al presidente Berlusconi trarre le dovute conclusioni e dimettersi. Questa decisione, peraltro, dà ragione alle motivazioni che ci portarono a contestare, il 27 ottobre 2008, assieme al “Comitato promotore per il referendum contro il lodo Alfano”, la presenza del ministro a Enna. Oggi più di ieri, dunque, rivendichiamo con orgoglio quell’azione dimostrativa, che portammo fin dentro l’auditorium in cui era previsto l’intervento di Alfano, riuscendo a rovinare la passerella mediatica che i dirigenti della Kore avevano prospettato. In quella occasione ci assumemmo la responsabilità di rappresentare lo sdegno degli studenti e delle persone libere e democratiche di questa città, che venivano offese dalla disinvoltura con cui era stato deciso di fare inaugurare l’anno accademico a questo insigne giurista, talmente eminente da redigere un provvedimento incostituzionale!”.
“Quella incauta scelta -conclude Albanese-, oltre che sfidare la coscienza civile e morale degli ennesi, ha impresso l’ennesimo indelebile marchio negativo su questa università e, cosa ben più grave, ha incrinato l’immagine della città che la ospita. Per queste ragioni, a giudizio ormai pronunciato, chiediamo al rettore Andò e al presidente Salerno di fare, quantomeno, un passo indietro, facendo ammenda dell’errore compiuto”.

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