MAFIA: ARMAO, SERVE UNA SVOLTA PER BENI CONFISCATI

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La Regione solleciterà il Parlamento nazionale a modificare la legge n. 296 del 2006 in modo da acquisire gratuitamente i beni confiscati alla mafia. Lo ha annunciato, intervenendo oggi a Palermo al convegno sulla ‘Confisca e amministrazione dei beni sottratti alla delinquenza mafiosa’, l’assessore regionale alla Presidenza, Gaetano Armao. Armao ha ricordato di avere inviato, su questo tema, nel mese di settembre una lettera al ministro della Giustizia, Angelino Alfano. La legge nazionale n. 575 del 1965 prevede che i beni confiscati alla mafia siano mantenuti al patrimonio dello Stato. Soltanto con la Finanziaria statale del 2007 questa prerogativa è stata estesa, sia pure in via residuale,

 alla Regione. Per dare applicazione alla Finanziaria nazionale è stata interpellata l’Agenzia del Demanio cui è demandata la gestione dei beni confiscati trasferiti allo Stato. In particolare, è stata richiesta l’assegnazione, a titolo gratuito, di alcuni edifici che la Regione, pagando l’affitto, utilizza come propri uffici a Palermo. Si tratta, in particolare, della sede dell’assessorato alla Cooperazione, in via degli Emiri; della sede dell’assessorato ai Beni Culturali in piazza Croci e di alcune strutture riconducibili all’assessorato alla Sanità.  Un problema tecnico-giuridico ha determinato la mancata trascrizione del diritto di proprietà di questi beni a favore dello Stato, con la conseguenza che gli stessi beni risultano ancora iscritti tra le immobilizzazioni materiali, ovvero tra le rimanenze delle vecchie società intestatarie. Tuttavia, la stessa Agenzia del Demanio, al fine di consentire il reimpiego dei beni in favore della collettività ha predisposto l’attivazione delle procedure di liquidazione (ex articolo 2484 codice civile) e l’assegnazione degli immobili all’Erario.
              In conseguenza di ciò, l’Agenzia del Demanio ha comunicato alla Regione Siciliana che il pagamento dei canoni di locazione in favore della ditta proprietaria dovesse cessare a partire dall’1 gennaio del 2008. L’Agenzia, per salvaguardare i dipendenti delle società confiscate, ha prospettato anche l’assorbimento del personale delle società in proporzione all’ammontare del valore locativo a carico di ciascun ente.
              L’amministrazione finanziaria, però, ha richiesto alla Regione il pagamento dei canoni di locazione alla luce delle osservazioni mosse dal commissario straordinario che gestisce i beni confiscati alla mafia utilizzati dalla Regione. Il commissario, infatti, prospetta “possibili responsabilità derivanti dalla distrazione di cespiti dalla loro naturale destinazione, che per le società oggi confiscate è quella di essere iscritte in bilancio tra le rimanenze d’esercizio”.
              La Presidenza della Regione e il Comune di Palermo (che è anche toccato dalla questione) hanno ritenuto di non dover corrispondere i canoni locativi per non snaturare la ratio generale della legge, vista anche la vocazione istituzionale dei beni confiscati alla mafia, che sono utilizzati come sedi di scuole e uffici pubblici.
               “Un’utilizzazione a titolo oneroso di beni utilizzati per finalità pubbliche – dice l’assessore Armao – viene a contrastare con le aspettative della collettività”.
                L’Amministrazione finanziaria, da parte sua, osserva che la Regione Siciliana deve continuare a corrispondere i canoni di locazione, trattandosi di beni immobili riconducibili a società (ancorché confiscate) il cui scopo è la redditività del bene. “Da qui – sottolinea Armao – l’esigenza di una nuova norma che modifichi la disciplina esistente”.
          L’assessore ha ricordato di aver chiesto al ministro Alfano di modificare l’articolo 1, comma 202 della legge nazionale n. 296 del 2006, individuando la Regione Siciliana tra i soggetti destinatari dei cespiti confiscati alla mafia non più in chiave residuale bensì paritaria ed anzi prevalente rispetto all’amministrazione comunale”.
          “Qualora gli immobili delle società confiscate siano in uso governativo-istituzionale – aggiunge Armao – si ritiene debba essere modificata la legge n. 575 del 1965 (art. undicies, comma 3), che in atto prevede soltanto la vendita o l’affitto dei beni societari o la loro liquidazione, con una norma che sancisca l’assegnazione gratuita dei beni societari alla Regione e agli altri enti territoriali”.
          “Con queste modifiche di legge – conclude Armao – la Regione Siciliana risparmierà, ogni anno, svariati milioni di euro. Risparmierà anche lo Stato, che non dovrà più pagare laute parcelle ”.        
   
   Giulio Ambrosetti

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