CIA ENNA: RIMANE INVARIATO LO STATO DI CRISI DEL MERCATO AGRICOLO

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La Politica acquisti la consapevolezza che il settore primario necessita di una rappresentanza altamente responsabile e qualificata nelle sedi istituzionali. Invece di pensare a disegni legge sul ‘cibo a km 0’ sarebbe quanto meno opportuno predisporre da subito interventi che permettano alle imprese di abbattere i pesanti costi produttivi, contributivi e burocratici, di risolvere il problema del crollo dei prezzi praticati sui campi e di ridare vigore ai redditi agricoli che nel nostro territorio hanno subito nello scorso anno una vera e propria caduta verticale. Il ‘km 0’ non dà le risposte che gli agricoltori attendono. Oltretutto, si va ad innescare un processo protezionistico che può avere risvolti negativi anche per le produzioni ‘made in Italy’, o comunque legati ad una tradizione locale. Ecco perchè insisto sull’urgenza di altre misure che ridiano certezze all’intero settore primario. Così il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori di Enna Francesco Salamone commenta le notizie secondo le quali il governo -come annunciato dal ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia- si appresterebbe a varare, nel Consiglio dei ministri del 22 gennaio, un apposito ddl sul “cibo a km 0”.
“È illusorio pensare che la filiera corta, nelle sue varie declinazioni, ‘farmer’s market’ e vendita a ‘Km 0’, certamente ottime e lodevoli iniziative, sia la soluzione del problema del rapporto agricoltura-mercato. Non mi convince la giustificazione che essi sono parte di un’offerta diversificata. Quella percentuale cospicua di prodotto agricolo che passa per l’industria alimentare la lasciamo, quindi, al libero arbitrio delle forze di mercato? E tutti quei marchi commerciali gestiti dalla grande distribuzione? Ecco, vorrei che da parte del legislatore fosse dedicata molta più attenzione al funzionamento delle filiere”.
“Si afferma che  ogni prodotto percorre in media 2.500 chilometri per raggiungere la tavola del consumatore. Davanti a ciò mi viene da fare qualche riflessione. La prima, che può apparire banale, è che se un cereale della California percorre 6.500 km per venire in Italia, lo stesso fa un cereale siciliano per giungere negli Usa. La seconda osservazione è che, mentre da noi si sostiene la filiera tutta italiana, i grandi paesi produttori (vecchi, Francia, e nuovi, Australia) di prodotti in competizione economica con i nostri, stanno occupando i ricchi e promettenti nuovi mercati asiatici (Cina in particolare). La terza considerazione è che ritengo pericoloso accodarsi su queste tesi protezionistiche della ‘distanza del cibo’, poiché le questioni climatiche sono all’attenzione dei governi e poiché emerge che circa il 30 per cento del traffico stradale è dovuto al trasporto dei beni alimentari.
La vendita diretta da parte degli agricoltori è un’esperienza che va sostenuta e sviluppata. Rappresenta, però, uno dei tanti segmenti per integrare il reddito delle piccole e medie aziende, specialmente quelle che si trovano in zone montane e collinari. La Cia, d’altra parte, ha promosso il progetto ‘La spesa in campagna’ proprio per dare agli agricoltori uno strumento in più. Questo, tuttavia, non costituisce la panacea dei tanti mali del nostro mondo rurale che ha bisogno di interventi e politiche efficaci e di ben più ampio respiro.
“Noi siamo convinti che la via maestra per migliorare le condizioni di reddito degli agricoltori e valorizzare la produzione agricola sia quella di  rendere più efficiente il mercato sia con le relazioni interprofessionali sia con le organizzazioni economiche. Attraverso questa strada vogliamo, come ha affermato anche il documento conclusivo del ‘G8 agricolo’, migliorare l’efficienza delle filiere agroalimentari”.

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