DA DOMANI NELLE EDICOLE E LIBRERIE DELLA SICILIA, “I MISTERI DI PASQUASIA” DI JOSE’ TROVATO E PAOLO GABRIELI

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Una “farsa”, una “bufala”, una voce che “fa ridere”, tirata fuori “stranamente tutte le volte che si parla di riaprire Pasquasia”. È così che, con espressioni più o meno esplicite, l’ex patròn di Pasquasia Francesco Morgante, l’ex procuratore di Enna Silvio Raffiotta e il fisico nucleare Fulvio Frisone definiscono le voci sulla presenza di scorie radioattive a Pasquasia nel libro di Paolo Gabrieli e Josè Trovato “I misteri di Pasquasia”, l’esclusiva inchiesta che sarà nelle edicole e librerie della Sicilia a partire da lunedì 18 gennaio (112 pagine, Lancillotto e Ginevra Editori, 15 euro). Ispettore della Guardia di Finanza in servizio alla Procura di Enna, il primo; giornalista e scrittore il secondo, corrispondente del Giornale di Sicilia e autore del libro “La mafia in provincia di Enna”, da tempo vigilato dalle forze dell’ordine perché destinatario di minacce di morte provenienti da esponenti di Cosa Nostra. Il testo racconta la “cronaca di un paradosso sociale”, come la definiscono gli autori, per “intrighi internazionali, mafia, sprechi, malaffare politico e incubi nucleari”. Perché la miniera è stata chiusa? Il magistrato Silvio Raffiotta, che da procuratore capo a Enna indagò a più riprese su Pasquasia, afferma: “Ebbi l’impressione che la verità non interessava a nessuno e io apparivo come un Don Chisciotte della Mancia. L’esposto venne archiviato e da allora la verità giace sepolta a 400 metri di profondità”. La prefazione è del vescovo antimafia Michele Pennisi, commissario della Cei per l’educazione cattolica, la scuola e l’università. “Gli autori di questa inchiesta giornalistica – scrive monsignor Pennisi – si chiedono come mai un’azienda, che contava oltre un migliaio di dipendenti e che aveva una fetta di mercato di tutto rispetto nel settore dei sali potassici, abbia chiuso i battenti lasciando disoccupati almeno altrettanti capifamiglia che operavano nell’indotto. Altre domande inquietanti riguardano il ruolo della mafia nella gestione della miniera, gli sprechi di denaro pubblico, l’ipotesi che la dismissione sia stata pilotata da gruppi finanziari e imprese straniere che volevano eliminare uno scomodo concorrente e il sospetto che la miniera venga o possa venir utilizzata come deposito per scorie radioattive”. Sul tema delle scorie, un fantasma che periodicamente riemerge, gli autori forniscono particolari inediti su un’inchiesta riservatissima condotta dalla Dda di Caltanissetta e denominata “operazione Stock”. “Anche l’inchiesta Stock – si chiude il capitolo 13 – così come tutte le altre indagini effettuate sulla bufala del materiale radioattivo, si chiuse con un’archiviazione”. Aggiunge il fisico nucleare Fulvio Frisone, in un’intervista ripresa dal periodico “Enna e Provincia”: “Mi viene da sorridere se penso a come si sia creato e diffuso l’allarme sociale così alto sulla vicenda scorie. La popolazione, i politici, le organizzazioni sindacali, forse non si rendono conto che se ci fossero realmente depositi nucleari a Pasquasia si registrerebbero almeno mille morti all’anno”. Il presidente della Provincia di Enna Pippo Monaco non ha dubbi: Pasquasia potrebbe creare lavoro per 30 anni e riaprirla sarebbe un affare per la Sicilia. “I tecnici – afferma Monaco – hanno sempre sostenuto e sostengono tuttora che la capacità estrattiva di Pasquasia sia notevole ancora oggi”. Per la prima volta in assoluto, infine, a parlare di Pasquasia è uno dei principali protagonisti della storia della miniera, l’avvocato palermitano Francesco Morgante, storico amministratore della miniera. Il legale, rispondendo agli autori, ricostruisce la storia del sito e parla pure di strategie per il futuro. “Italkali – afferma – ha un suo progetto per ricostruire ex novo, su nuove basi, con nuove tecnologie, l’industria dei sali potassici a carico del giacimento di Realmente di cui è titolare, impiantando uno stabilimento di lavorazione del minerale a Porto Empedocle. Se questo progetto dovesse realizzarsi chi sarà, a quel tempo, a gestire una produzione così rilevante ed impegnativa, dovrà guardarsi in giro per cercare le altre risorse disponibili. Pasquasia ha una certa zona non ancora sufficientemente esplorata e io penso che si debba riguardare, restando tra il novero delle probabilità che ci siano delle riserve di un certo interesse”.

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