UNA NUOVA STAGIONE DI TAGLI E’ IN ARRIVO NELLE NOSTRE SCUOLE

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Il Direttore dell’USR ha convocato i sindacati regionali per l’informativa sugli organici del personale docente per l’a.s. 2010/2011. Le previsioni della FLC CGIL, per molti catastrofiche, trovano, purtroppo, piena conferma. In Sicilia si effettueranno complessivamente 3.329 tagli, nella nostra provincia la contrazione complessiva è pari a 131 posti così ripartiti tra i vari ordini e gradi di scuola: Primaria 52; 1° grado 23; 2° grado 56. Relativamente ai posti di sostegno, in virtù dell’ampliamento dell’organico di diritto, in Sicilia avremo un incremento complessivo di 635 posti; a Enna, per effetto del riequilibrio regionale, andranno solo 8 posti. Sono evidenti gli effetti che questi nuovi tagli produrranno nelle nostre scuole: non sarà garantito il tempo pieno e nemmeno il tempo prolungato; saranno tagliati 500 posti di lingua Primaria e, in sostituzione degli specialisti, saranno utilizzati docenti con 50 ore di corso di formazione; in tutti gli ordini e gradi di scuola si determinerà anche quest’anno una condizione di soprannumerarietà diffusa: i precari che potranno sperare ancora in un incarico saranno sempre di meno e, ancora una volta, pagheranno il prezzo più alto delle politiche destabilizzanti del governo.
Ai tagli del personale docente dobbiamo aggiungere quelli del personale Ata: una riduzione di posti che in Sicilia saranno pari a 1783 e di cui ancora non conosciamo la consistenza per la nostra provincia.
Continua l’operazione d’indebolimento del sistema d’istruzione pubblico con ripercussioni devastanti non solo sul versante occupazionale, ma anche su quello formativo.
Il piano scellerato che giorno dopo giorno sta smantellando la scuola statale, infatti, non penalizza solo i lavoratori della scuola, precari e non, ma anche e soprattutto i nostri studenti che il prossimo anno troveranno scuole sempre più vuote: meno docenti, meno personale ata, meno tempo scuola, meno opportunità formative, meno sicurezza.
E’ una situazione insostenibile che necessità di una mobilitazione ampia, non soltanto della categoria ma dell’intera collettività.

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