PD ENNA: SI DIMETTE IL SEGRETARIO PROVINCIALE GIUSEPPE ARENA

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Con la presente rassegno le dimissioni dall’incarico di Segretario provinciale del Partito Democratico. Lo faccio dopo tre anni di lavoro e di impegno per la costruzione di una Nuova Casa Comune, il Pd, iniziati nell’indimenticabile giornata del 14 ottobre 2007, di cui mi rimarranno sempre due ricordi indelebili: la gioia e la speranza di cambiamento, stampate sui volti della nostra gente, e la grande fatica-felice di quel numeroso gruppo di uomini e di donne, giovani e meno giovani, che lavorarono quel giorno e in quei mesi con la speranza-certezza che avremmo cambiato l’Italia. A quegli uomini e a quelle donne, ai tanti iscritti, ai militanti, ai Segretari di Circolo e ai dirigenti tutti va il mio personale ringraziamento, per la fiducia che mi è sempre stata dimostrata in questi anni. E in questi tre anni ho lavorato, spesso in silenzio e fuori dai clamori della stampa, per un partito che sapesse farsi interprete delle sfide della contemporaneità, creando una identità nuova adeguata alla complessità, e lavorando alla semplificazione della vita politica e sociale del Paese.  Un partito aperto, dell’accoglienza e del confronto.  Un partito in grado di convincere le persone a ritornare a “partecipare”, con lo sguardo rivolto al futuro. Un partito capace di esercitare un’ autocritica costruttiva da utilizzare come antidoto all’ arroccamento.
Ma devo registrare con grande amarezza che, nonostante la generosità di tanti, a quasi tre anni da quel 14 ottobre, il Pd ennese rischia di compiere un inspiegabile balzo indietro, che lo rende distante anni luce da quell’ambizione e da quel sogno.
Le vicende legate al comune di Enna, in cui si è consumata una frattura incomprensibile dopo il faticoso lavoro per giungere ad una candidatura unitaria, sono solo l’epilogo di un pericoloso arretramento, che rischia di spostare l’asse e la credibilità del Pd verso un’altra cosa. Dopo anni di gestione unitaria e condivisa, in cui lo scambio e il confronto non sono avvenuti in base al numero di tessere ma mettendo in rete idee, energie e sensibilità diverse verso un grande e condiviso obiettivo comune, che guardasse allo sviluppo e al rilancio del nostro territorio, qualcuno pensa di rispolverare una sterile logica del più forte, tanto distante dalla cultura riformista, per soddisfare una preoccupante “sindrome dell’asso piglia tutto”.
Non comprendendo che, così facendo, è lo stesso progetto del Pd ad essere messo in discussione, per lasciare spazio ad un partito in cui l’intervento dialettico è apprezzato soltanto quando è gregario e si cancella ogni spazio per l’ascolto di chi viene frettolosamente, e quasi con fastidio, liquidato come minoranza.
Sono fermamente convinto che un “progetto Pd” può esistere se ed in quanto tutte le diverse sensibilità, le diverse culture politiche e le diverse componenti si sentano ugualmente titolate ed egualmente responsabili nel realizzarlo.
Detto questo, DEMOCRATICAMENTE, e, mi si perdoni il neologismo, DEMO-CRITICAMENTE passo il testimone al segretario che verrà, non rinunciando per un istante a continuare a lavorare, come ho fatto in questi anni, per quello che ho considerato, e continuo a considerare, il progetto più ambizioso dell’Italia degli ultimi vent’anni, finalizzato a far diventare il riformismo maggioranza nel Paese.
Progetto che, nella nostra provincia, ha sempre avuto una delle sue punte più avanzate.
Di quel progetto e di quella tensione unitaria è figlia la mia segreteria e, in un momento in cui entrambi vengono messi seriamente in discussione, sento il dovere di fare un passo indietro.
Non l’ho fatto fino ad oggi, nonostante avessi colto già alcuni mesi fa segnali in questa direzione, per senso di responsabilità nei confronti di tutti quei dirigenti e militanti che si spendono quotidianamente nei territori con grande generosità e spirito di servizio per dare corpo e sostanza a quell’ambizione e a quel sogno, e che spesso, negli ultimi tempi, mi manifestavano l’accorata preoccupazione per divisioni spesso percepite come incomprensibili.
Ma quella stessa responsabilità mi porta oggi a considerare conclusa la mia esperienza come Segretario, essendo venute meno le condizioni di unità e concordia che condussero alla mia elezione, unica in Sicilia ad essere confermata, dopo la fase costituente, dal voto dell’Assemblea provinciale.
L’auspicio è che questa mia scelta possa produrre un elemento di chiarezza, che aiuti il partito, in vista della stagione congressuale, a ritrovare le ragioni dell’unità, ritornando a quello spirito originario fatto di dialettica democratica e di pluralismo, che il “Popolo del Pd”, l’unico a cui abbiamo il dovere di rispondere, ci chiede ogni volta con maggiore forza.
Non farlo, oltre che essere un tradimento di quell’impegno, sarebbe un incomprensibile atto di miopia politica, che rischierebbe di vanificare lo straordinario patrimonio che il centrosinistra prima, e il Pd poi, hanno costruito in Provincia di Enna.

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