AIDONE (ENNA): LA VENERE, DI MORGANTINA TORNA IN SICILIA DA MALIBÙ MA IL MUSEO NON È PRONTO

Print Friendly, PDF & Email

Se decidesse lei, chissà che cosa farebbe. Continuare a fare l’immigrata di lusso al Getty Museum di Malibu o tornare davvero a casa, nel cuore più depresso, più dissestato, più remoto della Sicilia. Già, perché la sua Morgantina del V secolo avanti Cristo, culla della civiltà e dell’arte, non c’è più. È diventata un parco archeologico che ricade nello sperduto comune di Aidone: cinquemila anime, in pizzo a una collina di 800 metri, cinque bed and breakfast, dieci chilometri dalla Villa del Casale (il gioiello del III secolo dopo Cristo impantanato in un restauro infinito), venti chilometri da Enna, centottanta da Palermo di autostrade-groviera, statali e provinciali. Qui c’è un piccolo museo dove lei, l’Afrodite di Morgantina – gioiello di marmo scolpito da un discepolo diretto di Fidia – sta per rimpatriare dagli Stati Uniti, come previsto dall’accordo strappato nel 2007 dall’allora ministro Francesco Rutelli. La Venere, l’immigrata, infatti è clandestina. Anzi, vittima di tratta. Trafugata nella seconda metà del Novecento dai tombaroli, poi comprata dal Getty per quasi trenta miliardi di vecchie lire. E quindi il museo di Malibu deve sganciarla, come ha già fatto l’anno scorso per gli Acroliti (teste, mani e piedi di Kore e Demetra) che sono stati collocati in un’altra sala del museo di Aidone, dove l’altra mattina cronista e fotografo erano gli unici visitatori.

«Sistemazione provvisoria, presto un concorso di idee internazionale per un ampliamento contemporaneo del museo», giurano il neo-assessore ai Beni culturali della Regione Sebastiano Missineo e il sindaco Filippo Gangi, rappresentanti delle due istituzioni che in questi tre anni avrebbero dovuto preparare il grande evento e invece si sono messe a litigare sulla statua. «Prima passi da Palermo, nell’attesa che Aidone sia pronta», aveva stabilito l’ex assessore regionale, Gaetano Armao.«Subito qui, la statua è nostra», ha replicato tutto il paese, con petizioni, cortei, delibere, perfino proteste di operatori economici: «Abbiamo investito per la Venere, adesso vogliono scipparcela di nuovo?».
Ha vinto Aidone, anche perché Malibu paga e garantisce solo un trasferimento. «Se fosse andata prima a Roma o a Palermo, poi qui chi ci veniva più a vederla?», si chiede Maurizio Campo, assessore ai Beni culturali della Provincia di Enna. Ma alla soddisfazione si è sostituita la fibrillazione, a tratti il panico. Niente, infatti, è pronto per accogliere la statua. Che sta per bussare alla porta, sempre che arrivi indenne attraverso le strade-killer, e che si orienti tra cartelli sbiaditi e indicazioni di pecorai. «Il 31 dicembre è l’ultimo giorno di esposizione a Malibu, nel corso del mese di gennaio verrà smontata nei tre pezzi in cui è assemblata e sarà trasportata in aereo e poi su strada. A febbraio l’inaugurazione, il punto di partenza di una serie di iniziative che vogliono segnare il riscatto di questo territorio», aggiunge l’assessore.

Il ticchettio del conto alla rovescia, insomma, è diventato assordante. La Regione finora non ha stanziato un soldo, se non fosse per quel milione e mezzo di euro del Lotto che sarebbe dovuto servire per restaurare la chiesa di San Domenico affacciata sul belvedere di montagne, destinazione scelta inizialmente per la statua. Soldi che sono stati accreditati dallo Stato appena una settimana fa.
Per il resto, pomposi comitati paritetici, riunioni su riunioni, ma non un parcheggio nuovo, non l’asfalto di una strada, non un sito Internet (né Comune né museo navigano ancora nel mare virtuale), niente che spieghi alla comunità internazionale che cosa sta per succedere qui, nel buco del buco del Paese Italia. «In questi anni si sono succedute decine di incontri con le autorità regionali, la prefettura, la soprintendenza – dice il sindaco – ma non si è giunti ad alcuna decisione concreta. Adesso siamo qui, ce la dobbiamo sbrigare al meglio». E quindi, ecco stanziati 35 mila euro per allestire in fretta e furia la sala del museo, che sarà inaugurata il 3 dicembre con il tesoro di argento di Morgantina, restituito dal Metropolitan Museum di New York, appena tornato dall’Expo di Shangai. La parola d’ordine, insomma, è metterci una pezza. E sorridere, così a Venere non verrà la tentazione di tornarsene di corsa a Malibu.LAURA ANELLO

lastampa.it

Related posts