DOCUMENTO DELLA CIA di ENNA SULLA CRISI DEL SETTORE AGRICOLO E SULLA FINANZIARIA REGIONALE 2011

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La crisi economica degli ultimi anni che ha colpito pesantemente tutti i principali settori produttivi non ha risparmiato il settore agroalimentare della nostra provincia, anzi, per molti aspetti, ne ha acuito vecchi e nuovi problemi evidenziando, soprattutto in alcune filiere, situazioni di vera e propria emergenza. È nostra convinzione che non si tratta di una crisi di ciclo, ma di una vera e propria crisi strutturale che rischia, se non affrontata urgentemente con strumenti adeguati, di compromettere definitivamente qualsiasi ipotesi di sviluppo. Il reddito delle imprese agricole è crollato dal 2008 ad oggi del 30% a causa del concomitante aumento dei costi di produzione che solo nel 2009 ha superato il 15%  – con punte del 35%

  per il gasolio – e della riduzione dei prezzi all’origine riconosciuti all’agricoltore. Il trend negativo purtroppo permane. Nei primi 6 mesi del 2010 l’indice dei prezzi  all’origine dei prodotti agricoli ha ceduto rispetto al 2009 un ulteriore 6,9%, con forti differenze tra i vari comparti: zootecnia -22,3%, ortaggi -13,1%, cereali -11,4%, olio -18%.
Tra gli operatori del settore c’è la piena consapevolezza che questo è un momento difficile e che ci si trovi ad un vero e proprio giro di boa che può segnare o la definitiva marginalizzazione del settore primario siciliano o la ripresa di un cammino verso un processo di riorganizzazione e ristrutturazione per migliorarne la competitività ricollocandolo al centro delle politiche di sviluppo della Sicilia. Per questo non si possono affrontare i problemi del settore in modo verticistico, ma occorre ricercare e applicare una metodologia di coinvolgimento del partenariato, dove tutti gli attori della filiera, istituzionali ed imprenditoriali, concorrano alla ricerca delle possibili soluzioni delle problematiche ed al raggiungimento degli obiettivi individuati.
 A peggiorare la situazione, purtroppo, si aggiungono la mancata concessione della proroga della fiscalizzazione degli oneri sociali in agricoltura e delle agevolazioni sull’accisa del gasolio per le serre e i tagli che a livello nazionale e regionale si prospettano con le rispettive leggi finanziarie. La prima sta per essere consumata nella totale indifferenza di quanti avrebbero dovuto con forza sostenere la necessità di mantenere in Sicilia questi regimi agevolativi; i secondi, sebbene giustificati dalla stretta economica, evidenziano tuttavia la disattenzione politica verso un settore in difficoltà che può ancora segnare la ripresa economica della Provincia e più in generale della Sicilia.
 La Confederazione Italiana Agricoltori di Enna si appella al mondo politico affinchè si impegni a determinare una inversione di tendenza senza la quale si condannerebbe alla chiusura centinaia di aziende agricole e alla marginalità economica di quelle superstiti con ripercussione di carattere sociale e di tenuta del territorio.
 Oltre alle considerazioni relative alle caratteristiche strutturali che caratterizzano negativamente l’impresa agricola, emerge come vero e sostanziale problema, il rapporto fra produzione e mercato che si identifica in scarsa competitività e dimensione dell’impresa, alti costi di produzione e gestione, debole orientamento al mercato, strapotere della Gdo. Alla luce di tutto ciò bisognerebbe prevedere un insieme di interventi capaci di favorire una maggiore integrazione fra le imprese agricole e fra queste e quelle degli altri settori produttivi, dall’industria agroalimentare, alla trasformazione artigianale, al turismo, attraverso un percorso di cooperazione e sinergia che valorizzi le grandi potenzialità del tessuto produttivo dell’Isola.
 La priorità dell’azione politica rimane comunque a nostro avviso quella di assicurare reddito alle imprese agricole che devono essere aiutate ad uscire fuori dalla crisi, alla stregua delle altre imprese industriali.
 E’ necessario e urgente dare risposte concrete al mondo agricolo per il superamento della crisi e il riequilibrio dei rapporti tra i soggetti della filiera agroalimentare attraverso:
 la creazione di un “fondo unico” per il finanziamento di progetti di filiera realizzati in forma associata per la promozione e commercializzazione dei prodotti agricoli e agroalimentari;
 strumenti che favoriscano la ripresa dei consumi agroalimentari sostenendo progetti di filiera di concerto con la Gdo e la Do che propongano prezzi calmierati al consumatore ed eque retribuzioni al prodotto e agli agricoltori;
 lo sviluppo e la riorganizzazione del settore agricolo sostenendo l’organizzazione delle filiere e riequilibrando i rapporti tra i diversi soggetti in favore di quelli del settore primario, così da assicurare la giusta remunerazione dei produttori;
 opportuni incentivi per la cooperazione e l’associazionismo per favorire e aiutare i processi di integrazione, accorpamento, aggregazione, concentrazione, internazionalizzazione, orientamento al mercato e capitalizzazione;
 il sostegno di progetti imprenditoriali della cooperazione di qualità attraverso gli strumenti a disposizione del settore (Psr, Fers, Fondi nazionali e regionali) e dei comparti (Ocm), favorendo,  nell’ambito dei progetti di filiera, l’utilizzo integrato dei fondi comunitari per lo sviluppo della cooperazione agricola anche attraverso progetti collettivi;
 la revisione del Psr per ridefinire, alla luce della grave crisi del sistema agricolo, la ripartizione della dotazione finanziaria tra diversi assi e misure, la percentuale dei finanziamenti a fondo perduto, i parametri di accesso e l’ammontare dei premi agro-ambientali;
 la valorizzazione commerciale dei prodotti mediante la messa a disposizione dei produttori di un unico marchio che comunichi ai consumatori facilmente e inequivocabilmente l’origine del prodotto;
 il controllo sistematico sulle merci extracomunitarie dall’ingresso nel territorio regionale fino alla destinazione finale, sia dal punto di vista sanitario che del rispetto delle regole commerciali e degli accordi internazionali, anche allo scopo di attivare le eventuali clausole di salvaguardia e smascherare le triangolazioni all’interno della Ue;
 lo snellimento della burocrazia e delle procedure per gli investimenti in agricoltura e per l’accesso al credito per le imprese agricole;
 la riorganizzazione e la ridefinizione dei compiti degli Enti strumentali della Regione (Consorzi di Bonifica, Esa, Istituto Vitevino, Consorzi di Ricerca, etc.) e il superamento delle gestioni commissariali;
 l’attuazione degli interventi previsti nella Finanziaria regionale 2010 per il settore agricolo a partire dalla realizzazione del fondo assicurativo contro i danni atmosferici e le perdite di reddito, l’aumento degli stanziamenti per la erogazione dell’aiuto per il caro gasolio, etc.
 E’ su questi obiettivi che bisogna concentrare gli sforzi, favorendo il rapporto e le relazioni di filiera per accorciarla e recuperare margini di valore aggiunto per i produttori, ma anche per aumentare, tramite l’ottimizzazione dei rapporti al suo interno, la competitività del sistema agricolo ed agroalimentare, che deve essere aiutato a strutturarsi per competere su un numero sempre più ampio di mercati e a rapportarsi alle moderne esigenze di distribuzione, vendita e consumo del prodotto.
 La prossima legge finanziaria regionale non può essere quindi caratterizzata soltanto dai tagli ai capitoli destinati al tessuto imprenditoriale, mantenendo nei fatti situazioni di spreco e dissipazione di risorse economiche, ma deve segnare una evidente inversione di marcia per favorire il rilancio delle attività produttive attraverso il governo dei processi di innovazione, della valorizzazione della qualità, della creazione di una rete di servizi che possa favorire la creazione di un sistema virtuoso di esaltazione delle peculiarità e delle vocazioni della nostra realtà, tra le quali, indubbiamente vi si colloca a pieno titolo il settore agricolo e agroalimentare.

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