FLC CGIL ENNA: LETTERA APERTA A TUTTI I RAGAZZI DELLA GENERAZIONE P

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Cari ragazzi, un amaro sorriso mi attraversa quando penso a questo termine perché so che mi rivolgo ad almeno due generazioni compresa quella mia: ventenni e quarantenni condannati ad un eterno presente senza prospettive, senza futuro, senza diritti. Il 14 dicembre si è scritta una delle pagine più incresciose del nostro tempo: dopo che il Parlamento è andato in vacanza (già soltanto questo a chiunque avesse voglia di ascoltare, la dice lunga sul rischio della tenuta della democrazia in questo paese) e si è concluso il risultato della votazione sulla fiducia al Governo, l’Onorevole Cetto La Qualunque con il suo sorriso di carta trionfante guardando da un megaschermo ovviamente privato lo spettacolo

  del Parlamento e una ad una le facce dei fedelissimi, delle fedelissime e di quelli appena comprati ha finalmente spento il telecomando ancora una volta dichiarando: voi siete la fiction ed io la realtà … Posso tutto, compro tutto, corrompo tutto. Buon Natale topolini. Quindi panettone, dolciumi e leccornie varie e qualche protettore gastrico per qualcuno.
Come il “Cesare” della P3, ovviamente non è ben chiara l’identità dell’Onorevole Cetto La Qualunque. Noi conosciamo solo la simpatica faccia del comico Albanese, ma non sappiamo se in quel momento avesse potuto prestargliela.
Nel frattempo, “giù di sotto”, nei bassi, la distanza tra il Palazzo e la Piazza (questo luogo desueto di “sediziose consorterie”) diventava abissale. Le scene di una guerriglia urbana, blindati ovunque: non era la città di Fellini e della dolce vita. Era una Roma percorsa dalla disperazione inascoltata da destra e da sinistra.
Cari ragazzi bisogna RESISTERE. Cari ragazzi, io mi vergogno di questo paese. Un paese che per secoli è stato culla dell’arte, della cultura, un paese che per molto tempo è stato accogliente, un paese che ha fatto la Resistenza contro ogni forma di totalitarismo (forse anche lì c’era qualche infiltrato, o qualcuno del “blocco nero”, bisognerebbe chiederlo ai  partigiani, o se fosse possibile, ad uno dei tanti sindacalisti morti ammazzati durante l’occupazione delle terre in Sicilia. Altro pezzo importante e dimenticato della nostra storia).
Non è un inno alla violenza. Tutt’altro. Sono una pacifista convinta e sono convinta che quella del 14 fosse nata come una manifestazione del tutto pacifica. Ma come si fa a non interrogarsi su quanto sta succedendo? Come si fa a non interrogarsi profondamente sulle ragioni della rabbia che rischiano pericolosamente di trasformarsi in violenza? Come si fa  a blindarsi dentro al Palazzo e a non ascoltare il malessere di uno, dieci, cento mille manifestazioni di sofferenza sociale di studenti, cittadini, migranti, insegnanti, operai, ricercatori? Di un paese intero cioè. Come si fa a rimanere un mese sui tetti e a rimanere inascoltati, a fare lo sciopero della fame e a rimanere inascoltati, a fare scioperi e pacifiche manifestazioni e a rimanere inascoltati? Ad essere sommersi dalla mondezza come a Terzigno o abbandonati come a L’Aquila e a rimanere inascoltati. Qual è la forma di disagio, di sofferenza sociale, che questo Governo è disposto ad ascoltare? Qual è il Paese Reale che tutti siamo disposti a vedere? Un paese senza futuro dove si taglia indiscriminatamente su tutto, su tutto tranne che sul privilegio di pochi. E come si fa a continuare a non interrogarsi da destra e da sinistra sulle ragioni della distanza tra il paese reale e la politica?
Come si fa a spiegare “ai giovani” le ragioni della politica di fronte ad una sinistra frantumata e confusa che rinnega anche quello stesso strumento di democrazia (che grande riscontro ha avuto nelle Piazze, tra la gente) che si è data quale quello delle Primarie, e ad una destra di“falchi e colombe” dopo che per anni si è abdicato a qualunque sistema valoriale?
Cari ragazzi io sento il bisogno di ringraziarvi per tutto quello che state facendo nonostante l’assordante silenzio degli adulti che vi stanno lasciando questo bellissimo pacco natalizio a vita che si chiama precarietà e di cui non sono disposti nemmeno ad assumersi la responsabilità. Cari ragazzi siete molto più avanti e mentre gli adulti non riescono a guardare al di là del loro dito, voi, da Atene a Londra, a Napoli, a Catania, a Palermo, come ha detto un nostro compagno, state guardando alla luna, ai sogni che richiedono però concretezza delle risposte. E la FLC CGIL sarà con voi. Un’ultima cosa però poiché in questo paese anche il lancio delle uova è ritenuto parte di una strategia eversiva volta a destabilizzare i massimi sistemi, sebbene ne siano state lanciate dai nostri padri in abbondanza negli anni della Milano da bere contro le indifese pellicce delle signore che entravano alla Scala, oggi, mangiamocele a colazione che abbiamo bisogno di energie per resistere e sebbene io ami Saviano visceralmente per la prima volta mi trovo in disaccordo con lui. Le manganellate sulle teste scoperte fanno molto molto più male che su quelle protette da un casco.
Ma non un solo atto di violenza si levi da noi. Non aspettano altro per mandarci al massacro. Per mandarci tutti a casa zitti e imbavagliati, per manipolare ancora una volta l’opinione pubblica. Noi lo sappiamo qual è la vera violenza, ed è un potere arrogante che si arrocca su se stesso, che non dialoga, che non si confronta, che non ascolta il malessere sociale della gente, che provoca e gioca al rialzo in un momento così difficile per  tutti quanti. Ma poiché questa è un’Italia ormai tutta pirandelliana anche in questo caso il paradossale rovesciamento  continua. Resistere si deve, in qualunque modo ma pacificamente, proviamoci sempre e i toni da ULTRAS continuiamoli a lasciare in quei luoghi che mai avremmo creduto deputati, ad una politica di carta tutta italiana che, fregandosene della realtà, ogni giorno miseramente ne da triste prova negli schermi televisivi di tutto il mondo.

Angela Accascina
Segretaria Provinciale FLC CGIL ENNA

 

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