“BEDDU GARIBBARDI”, IL NUOVO PROGETTO MUSICALE DEL “CANTASTORIE” MARIO INCUDINE

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È stato presentato oggi alla stampa “Beddu Garibbardi – Quando ancora i siciliani non erano italiani”, il nuovo progetto musicale di Mario Incudine. È l’unico cd prodotto in Italia sull’epopea garibaldina, un lavoro storico che ha come scopo quello di raccontare l’arrivo dei Mille e l’Unità d’Italia dal punto di vista dei siciliani che hanno vissuto questa esperienza inizialmente seguendo l’onda dell’entusiasmo e subito dopo manifestando grande delusione.  Nel realizzare il progetto Incudine ha scelto di indossare una lente bifocale che mette in luce sia l’esaltazione di Garibaldi (visto come l’Arcangelo Gabriele e Gesù Cristo in persona), sia le grida di disperazione dei contadini ai quali il nuovo re Vittorio Emanuele strappa i giovani dalle campagne per condurli alla leva militare obbligatoria di ben sette anni nella nuova capitale a Torino, oppure le lamentele degli isolani che improvvisamente si vedono “derubati” della loro moneta sonante, d’oro e d’argento, sostituita da quella di carta del nuovo regno, che non fa “scrusciu” e non vale più nulla. Nessun revisionismo storico, ma un racconto alla maniera dei cantastorie, utilizzando gli stilemi della poesia e della musica popolare per raccontare l’entusiasmo del popolo siciliano per l’arrivo del Generale: una sete di libertà e una voglia di unità che ha infiammato il popolo siciliano portandolo a insorgere contro i Borboni e nello stesso tempo il racconto della Sicilia dopo l’unificazione, dalla strage di Bronte al brigantaggio, sull’onda della questione meridionale. Un modo per celebrare i 150 anni di Unità nazionale ricordando chi è morto per questo ideale di patria e per riportare alla luce le figure eroiche, tralasciate dalla storia ufficiale, che hanno combattuto per la libertà, da Peppa Cannunera, eroina catanese che sconfisse i Borboni a colpi di cannone, ai contadini che scelsero di aiutare Garibaldi nella conquista delle città isolane.

Il cd “Beddu Garibbardi”, prodotto da Ambrogio Sparagna, in uscita il 16 marzo in tutti i negozi di dischi per Finisterre e distribuito da Felmay, verrà presentato a Roma lo stesso giorno, in piazza dei Cinquecento, alle 22. Nei mesi di marzo e aprile seguiranno poi altre tappe della presentazione live in diverse città d’Italia.

Al disco hanno preso parte gli artisti Mario Incudine (Voce, chitarre e mandoloncello), Antonio Vasta (fisarmonica e zampogna a paru), Antonio Putzu, Franco Barbarino (chitarre, mandole e bouzouky), Francesca Incudine (tamburi a cornice), Angelo Scelfo (contrabbasso), la Compagnia Triskele di Enna e il complesso bandistico “Giuseppe Verdi” di Mezzojuso” diretto da Salvatore Di Grigoli. Arrangiamenti di Ambrogio Sparagna e Mario Incudine, consulenza letteraria e storica di Rocco Lombardo, produzione esecutiva a cura di Pietro Carfì e Raffaele Pinelli, grafica di Marco Severino.

Mario Incudine in concerto, Le tappe del tour 2011

16 marzo: Mario Incudine, voce dell’Orchestra popolare italiana di Ambrogio Sparagna, canta il Risorgimento in Sicilia, Festa nazionale – anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ore 22, Piazza dei Cinquecento, Roma

17 marzo: Prima nazionale dello spettacolo “Curri l’aria”, di Rocco Lombardo ed Elisa Di Dio, con musiche originali di Mario Incudine eseguite dal vivo, ore 21, teatro Garibaldi, Enna

18 marzo: Mario Incudine in concerto, ore 21, il Giardino di Capomulini, Aci Castello (Catania)

19 marzo: Mario Incudine in concerto, ore 21, piazza Garibaldi, Rosolini (Siracusa)

20 marzo: Mario Incudine in concerto, ore 21, teatro Bellini, Adrano (Catania)

22 marzo: Mario Incudine con Luca Barbarossa in “Barbarossa Social Club”, ore 21, teatro Nuovo Montevergini, Palermo

26 marzo: Mario Incudine in concerto, ore 21, teatro San Marco, Vicenza

27 marzo: Mario Incudine in concerto, ore 21, Gran caffè dei Marchesi, Parma

29 marzo: Mario Incudine in concerto, ore 21, The Place, Roma

31 marzo: Mario Incudine in concerto, ore 21, teatro Principe, Palestrina (Roma)

9 aprile: Mario Incudine in concerto, ore 19.30, Istituto italiano di cultura, Montreal (Canada)

10 aprile: Mario Incudine in concerto, ore 15.30, teatro Centre Grimaldi, Montreal (Canada)

15 aprile: Mario Incudine in concerto, ore 21, teatro Vittoria Colonna, Vittoria (Ragusa)

16 aprile: Mario Incudine in concerto, ore 21, Palazzetto dello Sport, Vittoria (Ragusa)

17 aprile: Mario Incudine in concerto, ore 21, teatro Nuovo Montevergini, Palermo

28 aprile: Mario Incudine in concerto, ore 21, Ys Jazz Club, Catania

29 aprile: Mario Incudine in concerto, ore 21, Piccolo teatro Curto, San Cataldo (Caltanissetta)

1 maggio: Mario Incudine, voce dell’Orchestra popolare italiana di Ambrogio Sparagna, canta il Risorgimento in Sicilia, ore 21, Auditorium parco della musica, Roma

BRANI DELL’ALBUM

01. Sangu ppi Sangu (Trad. – M.Incudine/A.Vasta)
02. Garibbardi a Palermu (Trad. – M.Incudine)
03. Vinni cu Vinni (L.Maio – B.Otera)
04. A Battaglia di Milazzu (Trad. – M.Incudine/A.Vasta)
05. Peppa ‘a Cannunera (R. Lombardo – M.Incudine)
06. Beddu Garibbardi (Trad. – M.Incudine/A.Vasta)
07. Lamentu di un servu (Trad. – M.Incudine)
08. A munita di carta (Trad. – M.Incudine)
09. Anita (F. Giunta – M.Incudine)
10. Vittoriu Emanueli (L.Maio – M.Incudine)
11. Ciuri di Paparina (R. Lombardo – M.Incudine)
12. Libertà (M.Incudine)
13. Sulu lu me paisi (R. Lombardo – M.Incudine)
14. Sugnu Talianu (M.Incudine)

SANGU PPI SANGU (4 APRILE 1860)

Il ricordo dei memorabili moti del Vespro, nati anch’essi nelle giornate pasquali, conferisce una luce particolare di presagio e di augurio alla data del 4 aprile 1860, quando il suono della campana della Gangia di Palermo segna il momento dell’insurrezione del popolo Palermitano contro i Borboni. L’autore popolare di questa “storia” è un patriota che lotta e cospira in attesa del giorno imminente della liberazione, quando potrà finalmente manifestare il suo nome. L’ispirazione del canto è robusta e appassionata: la tensone e il rancore esplodono a volte nell’invettiva, nella minaccia aperta e a volte invece raggiunge toni di elevatà poeticità.
GARIBBARDI A PALERMU  (cuntu)    
Questo cuntu  ebbe una larga diffusione tra il repertorio dei cantastorie “orbi” (cechi) a Palermo e, esso rispecchia l’entusiasmo dei ceti che avevano partecipato ai moti del ’48 e quindi a tutti i “fatti d’ame” che condussero  alla liberazione della Sicilia sotto la guida di Garibaldi. La “storia” è vivace, piena di cose: i fatti vi sono narrati a lampi e a scorci, come sotto la piena dei sentimenti nati da una memorabile impresa che per terra e per mare se ne diffonderà la fama grazie alla voce dei cuntastorie dell’epoca.
VINNI CU VINNI
Il mito è uno dei modi con i quali la coscienza popolare si appropria della realtà. Garibaldi si era già conquistato ammirazione e popolarità per gli straordinari successi militari ottenuti a tal punto che si pensava che egli disponesse di forze soprannaturali. “Vinni cu vinni” letteralmente si traduce con “è venuto colui che aspettavamo”, “è venuto l’uomo mandato dal fato”. E il personaggio diventa Mito e mitologiche sono le sue gesta.Il popolo accoglie Garibbaldi come una divinità, è arrivato l’uomo stregato, il liberatore al quale si attribuiscono prodigi e benefici.
PEPPA LA CANNUNERA
Fu in uno dei moti popolari della città Etnea e precisamente in quello del 31 maggio 1860, che apparve in testa agli insorti un’improvvisata stratega: Giuseppina Bolognari originaria di Barcellona pozzo di gotto (ME),  che guidò la sommossa antiborbonica e che sbaragliò il nemico a colpi di cannone liberando Catania dalla schiavitù dei Borboni.  Il 7 agosto del 1959 il municipio catanese ricordava con un monumento l’eroina siciliana passata alla storia con il nome di Peppa ‘a Cannunera.
A BATTAGLIA DI MILAZZU
La battaglia di Milazz è tra gli episodi dell’impresa garibaldina che più hanno sollecitato la fantasia popolare. Qui Garibaldi ppare comu una fata (un essere sovrumano) come colui che decide le sorti della battaglia. Il linguaggio è sempre quello violento e melodrammatico dell’”opra” dei pupi: ancora una volta si ha l’impressione di rivivere una storia di paladini. Con questa “storia” si conclude la fase, per cosi dire, Eroica del risorgimento popolare. La fase seguente sarà improntata alla protesta più aspra e violenta.
BEDDU GARIBBARDI    
L’eroe è visto, dalle giovani donne siciliane, simile a San Michele Arcangelo, dolce nello sguardo come Cristo, regale come Carlo Magno nell’impartire ordini. D’altronde lo stesso Garibaldi contribuiva volentieri a creare di se stesso un’immagine leggendaria: in occasione della festa di Santa Rosalia, per esempio, sali sul trono reale in camicia rossa, e alla lettura del Vangelo, sfoderò la spada seconda un’antica usanza tenuta dai re che dichiaravano di proteggere la chiesa.  Le ragazze in questo periodo, in alcuni “ciuri” (stornelli) esprimevano la gioia e l’orgoglio di avere il proprio innamorato con la camicia rossa tra i “picciotti” al seguito di Garibaldi.

LAMENTO DI UN SERVO
Questo canto pubblicato da Lionardo Vigo nella raccolta amplissima venne censurato nel 1857 e provocò il sequestro di tutte le copie dell’opera. E’ il lamento di un servo costretto alla povertà dal proprio padrone che rivolgendosi al Crocifisso di una piazza rivendica a gran voce i propri diritti chiedendo al Cristo di distruggere la “malarazza” che lo opprime. Ma a spiazzare il servo e la risposta del Cristo che lo incita a reagire e farsi giustizia da se con la propria forza senza sperare che altri possano farlo per lui.

A MUNITA DI CARTA
Nel 1860 lo stato unitario imponeva la sostituzione delle monete di metallo con la carta-moneta. Questo cambiamento radicale suscitò l’ira dei ceti popolari che non riconobbero nessun valore alla carta e che sconvolgeva una nozione tradizionale del valore .La sostituzione della moneta “suonante” con quella di carta viene assimilata ad una pura e semplice sottrazione della ricchezza, inquadrata nell’opera di spoliazione da parte dello Stato do cui il popolo si sente vittima.

ANITA
Anita è stata la donna più importante di Garibaldi. Il suo momumento eretto, per volere del fascismo, sul Gianicolo di Roma la ritrae a cavallo con una pistola in mano e con uno dei suoi figli in braccio. E’ questo monumento, oggi,  che parla e che lascia un monito nuovo, diverso da quello dello scultore che ne esaltava il valore di guerriera, un messaggio ai figli di questo nuovo tempo: non con le armi si vincono le battaglie, ma cercando una verità nascosta difficile da trovare in superfice.

VITTORIU EMANUELI
Il Re Vittorio Emanuele introduce il servizio di Leva e i giovani partono tra pianti e grida. Le donne imprecano contro il Re, colpevole di portare lontano i loro uomini e di farli morire in guerra, un misto di rabbia, di amarezza e di rassegnazione di fronte all’inevitabile servizio militare che spopolerà le campagne e le famiglie del sud.

CIURI DI PAPARINA
Tantissimi giovani partiti per la leva non tornavano più a casa. Molti morirono in guerra. Questo è il canto di una giovane che perde il suo innamorato e lo paragona ad un fiore di papavero spezzato dal vento.

LIBERTA’
A Bronte scoppiò una rivolta, poiché i contadini erano esasperati dalla mancata divisione delle terre demaniali.I contadini vedevano la libertà come la ridistribuzione delle terre, divisione prevista da un editto degli stessi Borboni e poi riconfermato da Garibaldi. Nell’arrivo di Garibaldi, i contadini vedevano confusamente una speranza di liberazione dalla loro miseria ed erano incoraggiati dal partito dei liberali, capeggiato dall’avvocato Nicolò Lombardo. Quando ben presto si accorserò che le terre non vennerò divise come previsto dall’editto, si ribellarono ai “cappelli”, ai gentiluomini e ai ricchi del paese. La sommossa fu repressa in maniera cruenta dalle truppe guidate da Nino Bixio e segnò la fine delle richieste dei contadini che volevano la spartizione della terra; la conseguenza del massacro di Bronte fu il brigantaggio come protesta armata contro lo stato unitario

SULU LU ME PAISI
In ogni paese d’Italia c’è un monumento, una strada, un teatro, un ospedale, una piazza intitolata a Garibaldi. Non esiste paese dove il Generale non abbia dormito, mangiato o parlato da un balcone. Abbiamo immaginato un paese qualsiasi dove Garibaldi non è mai stato, un paese che non può vantare un passaggio dell’eroe, un paese quindi che non è potuto entrare nella storia. Ma forse, visti  i fatti, non è stato poi un male…

SUGNU TALIANU
Il siciliano a malincuore accetta la sua nuova condizione di “italiano” disorientato da continui capovolgimenti e destabilizzato dalle condizioni di incertezza e di sbandamento creato dal nuovo stato di cose. Il convincimento che l’unificazione non determinerà mutamenti sostanziali nelle condizioni delle masse popolari, persuasi che anche se mutano gli uomini, non mutano le condizioni di eterna lotta tra il bene e il male, che è inevitabile il trionfo dell’astuzia, del raggiro, della rapina a danno del debole dell’oppresso e del buono.

Mario Incudine  BEDDU GARIBBARDI
Quando ancora i siciliani non erano italiani
Con
Mario Incudine (voce, chitarre e mandoloncello)
Antonio Vasta (fisarmonica e zampogna a paru)
Antonio Putzu (flauti etnici e pastorali)
Franco Barbarino (chitarre, mandole e bouzouki)
Francesca Incudine (Tamburi a cornice)
Angelo Scelfo (contrabbasso)

Con la partecipazione della compagnia di canto popolare “TRISKELE”
e  del complesso bandistico “G. Verdi” di Mezzojuso diretto da Salvatore Di Grigoli

Prodotto da Ambrogio Sparagna per Finisterre
Arrangiamenti di Ambrogio Sparagna e Mario Incudine
Produzione esecutiva: Pietro Carfì e Raffaele Pinelli
Consulenza letteraria e storica: Rocco Lombardo
Registrato e mixato da Andrea Ensabella presso AS Studio Project di Enna
Masterizzato da Leonardo Bruno presso Alta Quota Studio di Petralia Soprana (PA)
Grafica : Marco Severino
Ufficio Stampa: Mariangela Vacanti – mariavacanti@libero.it

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