PIAZZA ARMERINA S. MESSA PER MONS. CESARE AGOSTINO SAJEVA 13 FEBBRAIO 2011

Print Friendly, PDF & Email

Cari Confratelli, Gentili Autorità, Rappresentanti dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio e del Nobile quartiere Monte che ha chiesto di celebrare questa eucaristia per ricordare il mio predecessore Mons. Cesare Agostino Sajeva IV vescovo di Piazza Armerina. Monsignor Sajeva  nato ad Agrigento il 9 novembre 1794, ordinato sacerdote nel 1817 ottenne il dottorato in teologia nel 1845. Parroco per 18 anni della chiesa di san Pietro ad Agrigento fu canonico della cattedrale e vicario generale di quella diocesi. Papa Gregorio XVI lo creò vescovo di Piazza il 19 gennaio 1846. Il 25 maggio 1846 iniziò il suo lungo episcopato  in un periodo sconvolto da rivoluzioni e guerre.  Pastore di grande cultura teologica , di chiari meriti organizzativi  e d’ intrepido coraggio apostolico. Di tale coraggio diede prova specialmente il 13 aprile 1849 muovendo incontro alle truppe borboniche comandate dal generale Zolla che da Mirabella Imbaccari era in marcia verso Castrogiovanni. Il vescovo Sajeva lo supplicò di risparmiare la città di Piazza dalla rappresaglia militare.  Nel 1859 inaugurò il Seminario diocesano negli attuali locali del Convento san Domenico restaurato e ingrandito.
Negli anni successivi attirò le antipatie dei patrioti liberal-massoni per il suo attaccamento alla Casa Borbonica, che non gli consentì di assumere un atteggiamento gattopardesco.  Mostrò determinazione nella perquisizione domiciliare che subì da parte di alcuni liberali nel rifiutare di consegnare il manoscritto dell’omelia  tenuta in cattedrale il 29 giugno 1861, nella quale aveva disapprovato la politica antiecclesiastica del governo.
Dai documenti dell’Archivio storico diocesano risulta che firmò l’ultimo documento il 18 gennaio 1867. Dl 22 gennaio all’11 febbraio  1867 i documenti ufficiali vengono firmati dal vicario generale Carmelo Giunta mentre dal 20 febbraio  dello stesso anno i documenti vengono firmati dal Vicario Capitolare Benedetto Maria Trigona  della Floresta eletto dal Capitolo della cattedrale dopo la morte del vescovo avvenuta il 14 febbraio 1867, come risulta dal registro dei morti  dell’Archivio della Cattedrale, dove dopo i solenni funerali fu sepolto al lato destro dell’altare della Madonna Annunziata.
E’ stato ricordato  in questa cattedrale un mese fa in occasione dell’anniversario della morte di Mons. Vincenzo Cirrincione morto il 12 febbraio assieme agli altri vescovi morti nel mese di febbraio Mons. Mariano Palermo il 9 febbraio 2003, e Mons. Sebastiano Rosso morte il 7 febbraio 1994. In quelal occasione  ho ricordato anche come  quest’anno a novembre ricorrerà il 150 della nascita e il 70 della morte di mons. Mario Sturzo.
Nei prossimi giorni ricorrerà il 150 dell’Unità d’Italia . Il prossimo 17 marzo a Roma nella Chiesa di S. Maria degli Angeli concelebrerò con il Card. Angelo Bagnasco e con altri vescovi alla presenza delle massime autorità della Repubblica italiana.
Questo importante anniversario  ci deve offrire l’occasione per esprimere il nostro amore  all’Italia e per  un ripensamento sereno della nostra vicenda nazionale, così da ritrovare in essa una memoria condivisa e una prospettiva futura in grado di suscitare un nuovo innamoramento dell’essere italiani.
Nel 1861veniva a compiersi anche politicamente  l’unità politica di una nazione che da un punto di vista geografico, linguistico, religioso, culturale e artistico era già da secoli in cammino. Questo anniversario deve imprimere nuovo vigore alla formazione della nuove generazioni all’amore della patria, ad una cittadinanza attiva e responsabile, e allo spendersi per il bene comune , valori che rientrano nell’ l’impegno a favore dell’unità nazionale, che resta una conquista preziosa e un ancoraggio irrinunciabile.

Oggi aderendo all’appello del Papa e  della  Conferenza Episcopale Italiana ci vogliamo unire nella preghiera alla popolazione del Giappone, colpita venerdì 11 marzo da un violentissimo terremoto e da uno tsunami; vogliamo pregare per le vittime del terribile terremoto e per le “tensioni che, in questi giorni, si registrano in diversi paesi dell’Africa e dell’Asia”, per implorare la misericordia di Dio per le vittime e per tutti la riconciliazione, la giustizia e la pace.
In questa prima domenica di Quaresima , tempo di  conversione, la Chiesa ci propone come modello  e sostegno per la nostra vita cristiana Gesù Cristo , che resiste alla tentazione e ne esce vittorioso dopo la permanenza di 40 giorni nel deserto.
L’esperienza del deserto è una esperienza fondamentale nella storia della salvezza.  
La nostra conversione per essere vera e profonda ha bisogno dell’esperienza dura del deserto e della solitudine, della tentazione e della lotta e della prova logorante del tempo. L’esperienza della nostra risposta alla chiamata di Dio non può essere dettata da un entusiasmo passeggero, ma deve essere verificata e messa alla prova nel crogiolo della vita quotidiana.
Se ci guardiamo dentro con onestà scopriamo nella vita di ogni giorno di essere continuamente tentati di aggrapparci alle cose futili e banali e facciamo l’esperienza della desolazione e della fragilità.
Le letture della Parola di Dio di questa sera ci mettono davanti alla realtà del nostro peccato, del male oscuro che sta  non solo nel nostro ambiente attorno a noi, ma anche dentro di noi. Il peccato è una realtà personale come ci ricorda il salmo 50 che si gioca nella dialettica fra il mio peccato e la misericordia di Dio verso di me.
Il prendere coscienza del nostro peccato ci spinge a non crearci facili illusioni sul successo automatico della nostra vita  cristiana, ma anche a sperare,  nella infinita misericordia del Padre che in Gesù Cristo ci ha concesso il dono abbondante della sua grazia che ci dà vita.
In questo periodo di Quaresima siamo invitati a scegliere fra la solidarietà col peccato di Adamo o la solidarietà con l’amore gratuito di  Gesù Cristo che per nostro amore si è fatto obbediente fino alla morte di croce. Gesù  nuovo Adamo è sottoposto alla tentazione e rivive l’esperienza d’Israele nel deserto, mentre come Figlio di Dio salvaguarda la sua missione messianica contro le insidie del tentatore e, rivelandosi come autentico interprete della Parola di Dio ,lotta contro Satana per liberare gli uomini dalla sua tirannia ed instaurare il Regno di Dio.
Gesù vince dopo essere stato sottoposto ad una triplice tentazione e  si dimostra il figlio obbediente del Padre.
La proposta di usare la propria potenza divina a fini utilitaristici per soddisfare la sua fame materiale è rifiutata da Gesù che, risponde “non di solo pane vivrà l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.
Cristo non opera i miracoli a proprio vantaggio   ma per gli altri venendo incontro ai bisogni concreti degli uomini  come nella moltiplicazione dei pani.
Per noi la tentazione del pane è quella di sfruttare il nostro  essere cristiani per il nostro tornaconto personale.
Nella seconda tentazione al demonio , che cerca di inficiare il rapporto di fiducia tra il Padre e il Figlio citando addirittura la Scrittura Gesù , rifiutando ogni forma di esibizionismo, risponde”, “non tenterai il Signore Dio tuo”.
La seconda tentazione per noi è quella di  mettere alla prova la pazienza e la  misericordia di Dio con l’ostinazione nel nostro peccato, con la nostra presunzione , con l’uso strumentale della stessa parola di Dio per giustificare i nostri comportamenti sbagliati.
Nella terza tentazione al demonio che prospetta a Gesù un successo politico in cambio della sottomissione totale al suo potere e alla rinuncia alla sua missione Gesù rifiuta ogni servilismo e indica nell’unico Dio colui che deve essere adorato( Dt 6,13).
Per noi la terza tentazione è quella della ricerca del potere nella dimenticanza del primato esclusivo di Dio che garantisce la nostra autentica dignità e libertà nei confronti dei poteri di questo mondo.
In questo periodo di quaresima siamo invitati a prendere sul serio l’appello alla preghiera personale e comunitaria perseverante ed unanime, alla penitenza, alla carità verso i fratelli  e all’amore preferenziale per i poveri.
Il Padre ricco di misericordia ci riempia di ogni benedizione col dono del suo amore e faccia si che la nostra vita sia animata da una fede viva, da una speranza ardente, da una carità fattiva.

About Post Author

Related posts