SESSIONE PRIMAVERILE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE SICILIANA

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La Sessione primaverile della Conferenza Episcopale Siciliana si è svolta a Palermo il 4 e il 5 aprile scorsi, nella sede di corso Calatafimi.Una particolare attenzione è stata riservata alla complessa questione dell’emergenza migrazioni, in seguito ai moti popolari che negli ultimi mesi hanno interessato soprattutto i Paesi del Nord Africa con pesanti ripercussioni sulla nostra Isola. I Vescovi si sentono interpellati a pronunciare una parola chiara, convinta e responsabile sul momento presente, ben sapendo quanto le questioni in gioco siano complesse, difficili ed impegnative, con un intreccio fra emergenze concrete, obiettivi politici e interessi economici. Essi si sono soffermati sui problemi legati all’intervento militare in Libia, all’emergenza dei profughi e dei rifugiati, al dovere dell’accoglienza. In sintonia con l’appello del Santo Padre Benedetto XVI che ha ribadito “l’esigenza di ricorrere ad ogni mezzo di cui dispone l’azione diplomatica e di sostenere anche il più debole segnale di apertura e di volontà di riconciliazione” per “l’immediato avvio di un dialogo, che sospenda l’uso delle armi”, i Vescovi fanno eco all’auspicio espresso dal Card. Bagnasco e fatto proprio dal Consiglio Permanente della CEI affinché s’individui “una «via africana» verso il futuro”, che assicuri la pacifica convivenza tra i popoli.
Le soluzioni adottate – sia a Lampedusa come nei centri di Mineo, Trapani, Caltanissetta… – di fronte all’elevato numero di persone coinvolte, “ghettizzate” in grandi centri di accoglienza o tendopoli, non sono rispettose della dignità umana delle persone immigrate e non sono idonee ad una loro integrazione con il territorio, oltre che ad essere problematiche per le popolazioni locali.
Non considerando la situazione drammatica presente in quei Paesi, si rischia di portare all’esasperazione gli animi degli immigrati al fine di ottenere il loro rimpatrio e dissuadere dal partire chi è rimasto nei Paesi di origine.
Gli interventi impostati su logiche di ordine pubblico non valorizzano adeguatamente le risorse del volontariato e delle istituzioni non profit e lo spirito di solidarietà delle nostre popolazioni.
Davanti al dramma degli sfollati, dei profughi e dei richiedenti asilo, i Vescovi  riaffermano il valore imprescindibile della persona umana, l’impegno della Chiesa ad educare ad una cultura dell’accoglienza e ribadiscono la propria disponibilità a collaborare con gli Organismi responsabili ad alleviare i disagi degli immigrati attraverso soprattutto le Caritas diocesane, che sono  pronte a mettere a disposizione le proprie risorse umane e materiali.
I Vescovi siciliani chiedono con forza che tutte le Regioni italiane si facciano carico con generosità di questa emergenza e che le Chiese europee intervengano perché l’Europa sia presente in modo concreto, immediato e congruo. Essi ribadiscono la necessità che l’Europa si faccia carico di queste emergenze e non si senta sicura chiudendo le porte al grido dei popoli in difficoltà e si impegni a realizzare concretamente autentiche politiche di cooperazione che potranno assicurare a tutti sviluppo e pace duratura.
Al Governo e alle Istituzioni politiche d’Italia chiedono, secondo le indicazioni della Caritas e della Fondazione Migrantes, di applicare le misure di protezione temporanea a tutti coloro che sono sbarcati in questi mesi e di promuovere modalità di inserimento lavorativo più flessibili che consentano un’accoglienza che vada al di là della prima risposta.
I Vescovi, dopo aver ascoltato la relazione dell’Arcivescovo di Agrigento, mons. Francesco Montenegro, esprimono sincera e cordiale ammirazione per la testimonianza di grande generosità e il senso di accoglienza che da sempre contraddistingue la comunità lampedusana che, in una situazione difficile, ha continuato ad aprire le porte agli immigrati richiedenti aiuto. I pastori delle Chiese di Sicilia chiedono altresì che il Governo italiano tenga conto dei sacrifici compiuti da questa popolazione e mantenga le promesse fatte.
I Vescovi, rilanciando gli orientamenti della Settimana Sociale dei cattolici, chiedono la rivisitazione della disciplina sulla cittadinanza, della normativa sulla ricomposizione familiare e una riforma generale della legge sull’immigrazione. Ricordano altresì che il fenomeno migratorio è ormai stabile e strutturale, e pertanto richiedono da parte dello Stato e della Chiesa una costante e rinnovata attenzione che non può fermarsi alla gestione dell’emergenza attuale.
Nel quadro del decennio dedicato dalla Chiesa Italiana al tema educativo, rilevante è stata l’attenzione dei Vescovi verso il non ancora stabilizzato sistema educativo di istruzione e formazione nella regione Sicilia, con particolare riferimento alla situazione attuale sia della scuola paritaria cattolica e di ispirazione cristiana, che della formazione professionale.
I Vescovi di Sicilia ritengono che il pluralismo dell’offerta formativa giovi al sistema scuola e pertanto auspicano un sostegno più certo e regolare alle scuole cattoliche paritarie, che renda possibile e reale la libertà di scelta educativa offrendo un ricco patrimonio culturale al servizio delle nuove generazioni. Queste scuole sono apprezzate e gradite dalle famiglie di ogni estrazione sociale. Pur essendo dal punto di vista giuridico sullo stesso piano di parità delle statali, vengono però discriminate sotto il profilo economico. I genitori, per questa loro scelta educativa, affrontano spesso sacrifici economici non indifferenti, subendo una doppia tassazione: una imposta dallo Stato e l’altra costituita dalla retta di frequenza della scuola. Tutto ciò costituisce un limite al dovere – diritto dei genitori sancito in Costituzione di dare ai propri figli un’educazione coerente a quella ricevuta in famiglia e rispettosa della natura e delle attitudine del giovane In Sicilia poi, che ha uno Statuto speciale, le scuole primarie paritarie convenzionate ricevono dalla Regione un contributo pari ad un quinto rispetto a quello ricevuto dalla scuole primarie paritarie della Penisola dal Ministero.
In Sicilia gli enti di formazione professionale cattolici hanno già una consolidata esperienza come sistema di educazione e di formazione alla vita già attuato con successo attraverso percorsi professionalizzanti di qualifica, di diploma e di certificazione. In risposta all’attuale emergenza educativa, i Vescovi sollecitano la necessità di creare in Sicilia un sistema stabile di formazione professionale, tramite la programmazione e pianificazione dell’offerta formativa in tutto il territorio e prevedendo percorsi certi per i ragazzi in obbligo scolastico. Ricordando il dovere sancito dalla legge che impegna i giovani all’istruzione e alla formazione, si ribadisce il diritto costituzionale alla scelta dell’istituzione scolastica o formativa che i giovani e le loro famiglie ritengono più aderente allo sviluppo delle competenze personali e professionali di ciascuno.
Dati statistici dimostrano che i percorsi di istruzione e formazione effettuati nei centri di formazione professionale cattolici riducono di fatto la dispersione scolastica e la marginalizzazione sociale della nostra terra, e favoriscono il reinserimento nelle logiche sane della vita.
La stabilizzazione della formazione professionale per ragazzi e giovani è base per una efficace formazione degli adulti per tutto l’arco della vita.
Tra gli altri punti trattati dalla Conferenza Episcopale Siciliana: l’avvio di un confronto sulla formazione dei futuri presbiteri, l’accordo operativo propedeutico alla definizione di un accordo programmatico per la tutela, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico. I presuli siciliani hanno trattato anche dell’avvio di un Corso formativo per operatori di Pastorale giovanile.

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