NO-PROFIT: IMPRESE SOCIALI ENNA AL 13° POSTO NELLA GRADUATORIA NAZIONALE

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Con 59 imprese sociali Enna si colloca al 13° posto nella percentuale della graduatoria nazionale delle imprese sociali no-profit secondo i dati delle Camere di Commercio pubblicati da Unioncamere. La quasi totalità di queste imprese opera nella forma giuridica di cooperativa sociale. Le  cooperative  sociali rappresentano nella provincia di Enna una realtà interessante che operano soprattutto nell’assistenza domiciliare a favore degli anziani, nell’assistenza sociale e sanitaria a favore degli handicappati e nell’assistenza medico infermieristica (circa il 60%); il resto opera nella progettazione, realizzazione e manutenzione di giardini e aree verdi sia pubbliche che privati, in servizi culturali educativi, in centri e servizi sociali e di accoglienza ed assistenza ad inabili e ragazze madri. Nel 2010 le 59 imprese sociali presenti nella provincia hanno dato occupazione a circa 500 dipendenti.

I tagli agli Enti Locali e le difficoltà degli stessi a garantire i servizi pubblici a cominciare dai servizi socio-assistenziali pone queste imprese in serie difficoltà dice Liborio Gulino Presidente della Camera di Commercio. Il perdurare della crisi e gli effetti combinati delle politiche pubbliche di risposta basate sul contenimento della spesa pubblica, hanno inevitabilmente avuto un impatto negativo sulla capacità delle imprese sociali di creare valore e sostenere l’occupazione. Guardando ai risultati economici, nel 2010 le imprese sociali che hanno dichiarato un aumento annuale del fatturato sono state molto meno rispetto a quanto segnalato l’anno precedente.

La crisi economica sta colpendo e trasformando profondamente la società e pone l’impresa sociale davanti a sfide inedite, sfide manageriali e, si aprono nuovi spazi per operare non solo di diversificazione nell’assistenza e nei servizi alla persona, ma anche nella cultura, nel turismo, nella promozione del territorio.

Per affrontare queste sfide è necessario un supplemento di “imprenditorialità”, indispensabile per collocarsi in uno scenario nuovo, in cui necessariamente si dovrà fare meno affidamento sulla dipendenza dal settore pubblico, le cui risorse saranno sempre più ridotte, mentre crescerà la domanda di servizi e beni a forte contenuto sociale e civile.

L’economia sociale, continua Gulino, può contribuire a dare risposte concrete alla crescente “questione sociale” – che oggi è ancora e soprattutto “meridionale” – a patto di immettere “dosi” maggiori di imprenditorialità con cui andare alla ricerca di nuovi spazi di mercato.  L’impresa sociale  può dare un contributo per riorientare la crescita verso un nuovo modello di sviluppo, più sostenibile ed equo, che metta al centro il lavoro e la persona umana. La Camera di Commercio guarda alla realtà dell’impresa sociale come ad un asset importante per costruire questo modello che rappresenta una risorsa per un  nuovo modello di sviluppo.

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