I SENZA DOMANI

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La situazione del nostro Paese oggi è sotto gli occhi di tutti. Secondo gli ultimi dati ISTAT ci troviamo con un debito pubblico che sfiora il 120%, come dire che lo Stato incassa 100 e ne spende 120; la crescita del PIL stimata  per il 2011 da Tremonti sull ‘ 1 % abbondante, oggi secondo i dati ISTAT la stimano fra lo 0,7 e lo 0,8%, contro il 2,4% della Germania. In Europa siamo davanti soltanto alla Grecia, al Portogallo e alla Spagna. L’inflazione, dall’1,8% del mese di ottobre del 2010, è passata  al 3,4% nello stesso mese del 2011. Insomma una situazione complessiva che non ci fa stare  tranquilli per il prossimo futuro. Dalla stampa specializzata apprendiamo che centinaia di miglia di famiglie del famoso ceto medio, con un reddito medio dai 1000 ai 1400 euro mensili, oggi sono  catalogate fra le cosiddette nuove povertà, con seri problemi come arrivare alla terza settimana. Un reddito insufficiente  per una famiglia di 3-4 persone con tutto quello che c’è da affrontare: bollette, i figli a  scuola,  l’affitto della casa  etc. Figurarsi di quelle famiglie, le più numerose, che debbono spuntarla con 500-700 euro mensili. Per non parlare dei cassintegrati o peggio ancora dei disoccupati il cui tasso oggi sfiora  il 9%.
In questa cornice va a collocarsi il  futuro dei nostri giovani, dei nostri figli, dei nostri nipoti, con un domani senza alcuna prospettiva, destinati a fare, loro malgrado, i “bamboccioni “ a carico delle famiglie, forse fino ai 40 anni. Con la terribile prospettiva che aumenti il debito pubblico. Cosa lasciamo loro, quale eredità sociale, quali prospettive ?-
Questo crudele interrogativo, per un lungo tempo, non fare dormire tranquilli i giovani, i genitori e anche i nonni. L’On. Lupi del P.D.L. ci ricorda sempre che in altri paesi europei c’è una situazione più grave della nostra. E’ il solito vecchio ritornello del “ mal comune mezzo gaudio”, ovverosia – “ U confortu do minchiuni”. Non mi voglio addentrare nella ricerca delle responsabilità, di quello che poteva fare Berlusconi in questi 18 anni impegnandosi alle sue cose personali per sfuggire alla giustizia, del non aver fatto nulla per ridurre i costi  della politiche con  i privilegi dei parlamentari etc. Ebbene, a fronte di questa preoccupante situazione, che non offre sbocchi positivi ai nostri giovani,  mi chiedo:- come mai in questi anni, con una situazione economica che giorno dopo giorno mostra il suo vero volto, la stampa, quella stampa  puntualissima a criticare  aspramente il fallimento del cosiddetto socialismo reale,  oggi non fa sentire la sua voce ?-
Neanche una parola sulla grave crisi di questo capitalismo che sembra avviarsi ad un progressivo fallimento. Nessuna critica a questo sistema di sviluppo di un capitalismo senza regole, che si poggia su un liberismo “ selvaggio” – che ci ha portato  indietro nel tempo, quando, a metà del secolo XVIII° questa dottrina economica nacque e si sviluppò ad opera dei fisiocratici che coniarono il  motto:- LAISSEZ FAIRE  LAISSEZ PASSER.  Rifiutarono  la presenza dello Stato come soggetto equilibratore  fra gli interessi dell’attività economica e quelli dei cittadini.
Confidavano invece nella fede della natura che implicava, fra l’altro, la proprietà privata, la libertà dell’uomo con il suo egoismo a perseguire i propri interessi, nel rispetto degli interessi altrui. ritenevano che il fattore della concorrenzialità potesse avvantaggiare molto la collettività con  costi sempre più accessibili. Oggi abbiamo la prova provata che la  concorrenza viene aggirata con una trovata intelligente:- quella di fare cartello al momento giusto, ovverosia la pratica dello stesso prezziario. Mi chiedo:- Che cosa deve  succedere perché ci si convinca che questo sistema, per tutti  i suoi meccanismi che si mettono in moto in sua difesa, trasforma la società in una giungla dove vince il più forte a danno dei più deboli, che sono la maggioranza nel pianeta ?-
Checché se ne dica, questo   sistema vigente, che trae origine da liberismo cui sopra, non potrà mai interpretare i bisogni della collettività  Certo, nessuno si illude si possano mettere in essere comportamenti sociali del tipo come vivevano i primi cristiani, secondo quanto si evince dalla “ Lettera agli Apostoli 4-32-35”. E’ fin troppo sviluppato l’egoismo nell’uomo contro il quale, la stessa Chiesa, nei secoli non è stata capace neanche ad attenuarlo. E poiché siamo  usciti da quel “ Potere temporale” esercitato dalla Chiesa nei secoli scorsi, va da se che la presenza di uno Stato efficiente potrebbe, attraverso i suoi governi esercitare un ruolo di equilibratore fra gli interessi dell’economia e quelli della collettività. Un sogno che potrebbe che potrebbe avverarsi. Dipende dal popolo saperselo conquistare. Le strade sono diverse.

Gaetano Biondo

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