ACCANIMENTO TERAPEUTICO SULLE PROVINCE

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A caldo, e riservandomi una puntuale riflessione, il mio pensiero è che le disposizioni relative alle Province contenute nell’art. 23 del d.l. n. 201 approvato dal Governo Monti il 6 dicembre scorso non sono immediatamente applicabili nell’ordinamento siciliano per le medesime argomentazioni fatte, e condivise dai più, nel precedente approfondimento  animato dall’art. 15, comma 1, del d.l. n. 138 del 13/08/2011 poi stralciato dal Parlamento in sede di conversione. La presenza, infatti, di un apparato normativo completo e funzionale, quale attuazione dell’art. 15 dello Statuto, attraverso la nota l.r. n. 9/86, esclude che le disposizioni in argomento possano trovare “ospitalità” nell’ordinamento di una Regione a Statuto speciale come la Sicilia.  Inoltre, interventi di portata così invasiva come quelli del previsto esproprio di funzioni a favore di Comuni e Regione di riferimento, ovvero di una programmata decadenza di organi elettivi di un ente locale a valenza statutaria (rectius costituzionale) come la Provincia Regionale, ad opera del legislatore statale, anche se inseriti nel contesto di una norma finanziaria, non sembrano riconducibili né a principi fondamentali dell’ordinamento giuridico, né a norme fondamentali di riforma economico-sociale della Repubblica.

Per la Corte Costituzionale “quest’ultima Regione, infatti, secondo l’art. 15, terzo comma, del suo statuto, è titolare della potestà legislativa esclusiva <<in materia di circoscrizione, ordinamento (e controllo) degli enti locali>> e in tale potestà è pacificamente compresa quella di istituire, con proprie leggi (v. art. 6 della legge regionale 6 marzo 1986, n. 9, e art. 1 della legge regionale 12 agosto 1989, n. 17), i <<liberi consorzi comunali>> che, nella Regione siciliana, sotto la denominazione <<province regionali>> (art. 3 della medesima legge regionale n. 9 del 1986), hanno preso il posto delle province (art. 15, primo e secondo comma, dello statuto siciliano)” .

In via cautelativa, non potendolo fare autonomamente le Province, è però necessario che il Governo regionale, annunci l’impugnativa delle disposizioni in questione presso la Corte Costituzionale. In tale contesto, è verosimile che l’Avvocatura dello Stato possa in sede dibattimentale precisare che l’interpretazione data delle censurate norme, che nel frattempo saranno già state convertite in legge, risulti conforme a quella della Regione Siciliana così facendo cadere il motivo del contendere, tuttavia è meglio sentirsi dichiarare dalla Corte Costituzionale l’inammissibilità del ricorso che rischiare un corto circuito istituzionale.

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