CONTRO IL SILENZIO DI ISTITUZIONI E PARTITI E CON MOLTA ATTENZIONE AI FORCONI

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Mentre alcuni  per disperazione  brandiscono  i Forconi, c’è chi di converso  rimane in silenzio. Per apatia, per anemia per inconcludenza. Muti come il servo di Zorro sono rimasti in larga misura i partiti e la politica istituzionale. E se alcuni hanno parlato (come le associazioni di categoria) è stato principalmente per prendere le distanze dal Movimento. Chiosando sul suo spontaneismo plebeo ed insinuando su infiltrazioni di varia e poco commendevole provenienza. Come inquietante è apparsa anche la sordina che i media nazionali hanno voluto apporre sulla intera vicenda.
Ciò che sfugge -o a cui non si vuole dare la giusta attenzione – è che i Forconi indicano in primo luogo la drammatica crisi di rappresentanza dei partiti tradizioinali. Che si ostinano a restare chiusi dentro il cupo guscio della loro autoreferenzialità che può diventare la loro tomba. Con La fiaccola del consenso popolare che sta spegnendosi su percentuali da lumicino (4% ). Ma questo movimento, inoltre e  più in generale, segnala che quasi tutti meccanismi della rappresentanza sociale (di categoria, sindacali, ecc.) sono andati in tilt a causa della densa ruggine che ne inibisce il funzionamento.
Infatti.
Non è un caso che a interpretare la protesta,  in questa come in altre circostanze,  vediamo scendere in campo la Chiesa:  ieri con il parroco che organizza il comitato pro-salute e oggi con il vescovo  che ascolta e da voce all’urlo di dolore dei Forconi.   
Invece i politici -di fronte ai camionisti, agli allevatori, agli agricoltori, ai pescatori, ai commercianti, agli studenti- battono codardamente in ritirata rifugiandosi sull’Aventino della indifferenza e della paura. Nella fallace convinzione che questa sia la scelta più funzionale al loro principale obiettivo che resta sempre quello di perpetuare il loro spazio  di potere con annesse rendite di posizione.
IDV ritiene che nella politica il tempo della convenienza deve lasciare spazio al tempo del coraggio affinchè i politici possano diventare sempre meno farisaicamente prudenti e sempre più generosamente temerari.  
Perché di fronte  alle drammatiche ragioni delle categorie che hanno bloccato le strade di questa amara terra di Sicilia e dei  giovani senza più orizzonti di speranza, non è più possibile alzare  bandiera bianca. A meno che non si voglia aspettare che, dopo i forconi,  si possano  issare magari anche le “forche”.
La politica e le istituzioni devono -in primo luogo-  ritrovare la capacità di ascoltare per poter parlare al cuore della gente in un sforzo teso verso soluzioni che,  al di là di ogni limite corporativo, sappiano essere autenticamente comunitarie.
Italia dei Valori, pertanto, intende ascoltare con molta attenzione il grido di disperazione che sale dagli agricoltori, dagli allevatori, dai pescatori, dagli artigiani, dai commercianti e dei ceti produttivi in generale che,  scaraventati dalla violenza della crisi ai  margini del processo produttivo, stanno precipitando verso il baratro della povertà.  E tutto ciò senza minimamente  temere le logore accuse di populismo che demagogicamente ci vengono rivolte ogni qual volta ci avviciniamo al popolo e alle sue sacrosante ragioni.  
IDV rivolge appello a tutte le istituzioni politiche della provincia  (ai Sindaci ai Presidenti dei Consigli Comunali, al Presidente della Provincia, al Presidente del Consiglio Provinciale ) affinchè portino all’O.d.G. dei rispettivi organi di rappresentanza le questioni che sono alla base del Movimento di protesta che ha paralizzato la Sicilia nei giorni scorsi.  
IDV chiede, altresì, alla deputazione della provincia di Enna di volere prontamente intervenire in merito ponendo in essere ogni congrua iniziativa presso i  rispettivi Governi Regionale e Nazionale.  
Michele Lo Bianco segretario provinciale IDV

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