ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA E CGIL REAGISCONO AL COMMISSARIAMENTO DELLA CAMERA DI COMMERCIO E ALLE DICHIARAZIONI DI CISL E UIL E ANNUNCIANO NUOVE AZIONI.

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Casartigiani, Cgil, CIA, CNA, Confcommercio, Confcooperative, Federconsumatori, Legaccop dichiarano: “Quello che sta accadendo ad Enna attorno alla vicenda della Camera di Commercio è estremamente grave e certamente avrà ripercussioni che andranno al di là del merito della questione in sé. In base agli ultimi avvenimenti e alle posizioni assunte da esponenti politici e da alcuni dirigenti sindacali, si sta segnando un solco sempre più profondo tra chi è impegnato a difendere la legalità, il rispetto delle regole e l’autonomia del territorio e chi invece intende favorire l’occupazione di enti, istituzioni ed associazioni, da parte di soggetti esterni, che, utilizzando i commissariamenti, tendono a far valere le ragioni di contrapposizioni politiche che non ci appartengono.
Facciamo notare che, come da mesi avevamo paventato, il reale e mal celato intendimento dell’assessore Marco Venturi, era proprio il commissariamento della CCIAA di Enna, perpetrato attraverso l’omessa trasmissione degli atti in suo possesso, per evitare così la nomina dei legittimi rappresentanti locali al Consiglio Camerale.
Oggi finalmente l’assessore è venuto allo scoperto con un decreto di commissariamento, a nostro avviso totalmente illegittimo, che, come si legge nelle motivazioni, si basa sul fatto che l’Ente Camerale è senza alcuna guida, senza tenere conto che tale “vacatio” è stata provocata proprio dall’inerzia dello stesso assessore che non ha adempiuto ai propri obblighi, per cui ci apprestiamo a presentare  ricorso presso gli organi competenti, per affermare quei principi di correttezza e legalità così sfrontatamente calpestati.
Su questa vicenda, ravvisiamo che, oltre al deputato regionale Paolo Colianni, anche i rappresentanti della Cisl e della Uil, si sono espressi positivamente e non solo hanno salutato con favore e con fragoroso plauso il commissariamento, ma lo hanno accolto come una sorta di liberazione e preludio ad un atteso rinnovamento, lanciando accuse gravi contro il “sistema di gestione malato che ha visto nei suddetti organismi (ASI e CCIAA) esclusivamente opportunità di gestione del potere e ghiotte occasioni di sfruttamento e guadagno”, sistema di gestione, aggiungiamo noi, al quale quegli stessi sindacalisti, in questi ultimi anni, hanno attivamente partecipato con propri rappresentanti con ruoli di controllo, gestione ed indirizzo.
Lo stesso Tommaso Guarino, che tuona contro questi organismi considerati “esclusivamente come centri di potere e di prebende, frutto di un sistema trasversale e di intreccio tra politica, amministrazione e affari” ci risulta essere componente uscente di quello stesso Consiglio Camerale che, dalle sue parole, sembrerebbe un covo di malviventi, ma che nei fatti pare abbia sempre svolto i propri compiti nel totale rispetto della legge, al punto che lo stesso Guarino, nei cinque anni del suo mandato presso lo stesso Consiglio, non ha mai avuto nulla da eccepire sulle deliberazioni e non ha mai ravvisato la necessità di accedere agli atti per esercitare il proprio ruolo si controllo.
Inoltre non si comprende bene quale nesso ci possa essere tra un commissario, che, come è risaputo, è un organo monocratico e autocratico che è per antonomasia il contrario di qualsiasi gestione democratica, e la ricerca di “nuovi modelli e nuove soluzioni che siano da impulso per un vero sviluppo di un territorio, vittima di fenomeni di sfruttamento a scapito della comunità e a vantaggio di pochi”.
Tali affermazioni, seppur farneticanti, sono di estrema gravità e non possono essere trascurate dalle autorità competenti.
Tutta la comunità ennese, assieme ai dirigenti delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di categoria, non può accettare che si possano lanciare, in maniera indiscriminata, accuse così infamanti senza che ne scaturiscano atti conseguenti.
Pertanto chi le ha pronunciate ha il dovere di denunciare alle autorità competenti, così come è stato fatto dalle associazioni scriventi per le vicende note, in maniera precisa e circostanziata fatti e persone che hanno potuto ingenerare tali giudizi, altrimenti si è sparso soltanto il seme destabilizzante del sospetto e della discordia, favorendo l’affermazione di logiche prevaricatrici e arroganti, di soggetti esterni che hanno il solo interesse di minare alla radice qualsiasi tentativo di riscatto.
Considerato il punto di vista privilegiato di chi, come i dirigenti di Cisl e Uil, in questi anni ha condiviso scelte e ha vissuto fianco a fianco con chi ha operato all’interno di tali organismi, siamo certi che, con il loro autorevole contributo, quanto prima si possa fare chiarezza e possano essere portati all’attenzione dell’opinione pubblica fatti concreti e non più accuse velate.
Questi atteggiamenti auto lesivi, in uno con il silenzio dei partiti e la complicità della deputazione regionale locale, sono il sintomo evidente di un grave deficit di rappresentanza politica e di democrazia, in un territorio che sta rischiando ogni giorno sempre più di diventare terra di conquista.
C’è bisogno di riprogettare il futuro di questa terra partendo dalle forze sane che compongono il suo tessuto economico e sociale, c’è la necessità di valorizzare le capacità e le risorse endogene, senza bisogno di dover ricorrere a forze esterne che, attraverso l’impiego distorto di ruoli e funzioni istituzionali,  hanno tutto l’interesse di spostare altrove il baricentro dello sviluppo.
Proprio per soddisfare questo bisogno di cambiamento e di riscatto noi continueremo ad ostacolare chiunque pensi di calpestare la nostra dignità, quella delle nostre imprese e dei nostri lavoratori, convinti come siamo che l’unica strada percorribile è quella democratica che si regge sul rispetto delle regole e sulla autonomia dei corpi intermedi, e sacrificare uno solo di questi principi equivale ad abdicare al mandato che ci è stato affidato.
Auspichiamo che le autorità competenti alle quali ci siamo rivolti e alle quali continueremo ad appellarci, possano contribuire in maniera risolutiva a ristabilire le regole della civile convivenza.
Ricordiamo nel contempo a quanti intendono, come noi, intraprendere e sostenere un percorso di rinnovamento e di ricambio della classe dirigente di questo territorio, che l’alternanza è un principio legittimo purché venga esercitato attraverso la raccolta del consenso basato sull’adesione a progetti chiari, riconoscibili e trasparenti, e non va perseguito attraverso strumenti subdoli e macchinazioni che includono la sospensione delle regole democratiche e la manipolazione di enti e strutture pubbliche.”

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