OPERAZIONE “NERONE” – TRATTI IN ARRESTO DALLA POLIZIA DI STATO IN ESECUZIONE DI ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE EMESSA DAL GIP DI CALTANISSETTA SU RICHIESTA DALLA D.D.A. DI CALTANISSETTA 6 SOGGETTI

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Le estorsioni ai danni delle imprese che seguivano lavori nei territori di Aidone e Piazza Armerina erano la principale attività della articolazione della  famiglia di Enna di Cosa Nostra, operante nei predetti comuni, che si è resa responsabile, per consolidare la sua capacità intimidatrice, di una lunga serie di danneggiamenti ed incendi. Del gruppo facevano parte Riccardo ABATI, già condannato per la sua appartenenza all’organizzazione Cosa Nostra nel corso degli anni novanta, nell’ambito dell’operazione “Piazza Pulita”,  Ivano DI MARCO, detenuto dal mese di maggio 2010 perché tratto in arresto nell’ambito dell’operazione Game Over,  l’“emergente” Vincenzo SCIVOLI, soggetto che amava farsi vedere armato e che è risultato particolarmente incline al ricorso a metodi “spicci” di coercizione” , GIMMILLARO Marco. Attivissima nel gruppo, anche Elena CARUSO, convivente dello SCIVOLI, che, oltre a partecipare alla collocazione di alcune bottiglie incendiarie a scopo di intimidazione, era stata incaricata anche della riscossione di alcune estorsioni, sia per il fatto che una donna avrebbe attirato di meno l’attenzione delle forza di polizia sul territorio, sia perché era opportuno “farla conoscere”agli imprenditori; infatti era stata designata dallo SCIVOLI a prendere il suo posto nell’eventualità di un arresto e per questo veniva sommariamente istruita sulla struttura e le regole dell’organizzazione.

Lo SCIVOLI, in una occasione, le illustrava le dinamiche di “cosa nostra” sia a livello locale che regionale, specificando che le modalità di nomina delle figure apicali avveniva in modo analogo alle elezioni politiche, con riferimento alle varie zone di pertinenza, regionale, provinciale o locale.

Il gruppo si avvaleva anche di soggetti appartenenti alla locale criminalità per la perpetrazione di singoli atti intimidatori.

Le ditte estorte non hanno fornito nessuna collaborazione e l’organizzazione ha potuto avvalersi della più totale omertà. Tra le imprese che hanno pagato il pizzo sono state individuate con certezza imprese della Sicilia occidentale e calabresi.

Gli uomini della Squadra Mobile – sezione criminalità organizzata della Questura di Enna hanno arrestato:

1.    ABATI Riccardo, nato a Piazza Armerina (EN) nel 1963, ivi residente, già condannato per mafia, già sorvegliato speciale, in atto sottoposto alla libertà vigilata, manovale;

2.    DI MARCO Ivano Antonio, nato a Catania nel 1973, in atto detenuto poiché colpito da ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa, pregiudicato;

3.    SCIVOLI Vincenzo, nato ad Aidone (EN) nel 1969, ivi residente, disoccupato, pregiudicato;

4.    GIMMILLARO Marco, nato a Piazza Armerina nel 1972, residente ad Aidone, manovale, pregiudicato;

5.    CARUSO Elena, nata a Piazza Armerina nel 1970, residente ad Aidone, operaia, pregiudicata;

6.    DONATO Giuseppe, nato a Le Locle (Svizzera) nel 1964, residente ad Aidone, pregiudicato, disoccupato;

INDAGATI

SCIVOLI Vincenzo,  ABATI Riccardo,  CARUSO  Elena, GIMMILLARO Marco;
A) In ordine al delitto di cui all’art. 416 bis c.p. comma I, III, IV,VI perché facevano parte dell’associazione denominata “Cosa Nostra” – specificamente del nucleo della famiglia di Enna che controllava i territori di Aidone e Piazza Armerina, facente riferimento a SEMINARA Salvatore e DRAGO Gaetano
Con l’ulteriore aggravante dell’art. 99 co I, II, III, IV, V c.p. della recidiva specifica, infraquinquennale e reiterata per ABATI Riccardo, SCIVOLI Vincenzo.
Con l’aggravvante dell’art. 99 co I, II e V c.p. della recidiva  infraquinquennale per CARUSO e GIMMILLARO
Accertato in provincia di Enna fino al novembre 2010.

SCIVOLI Vincenzo, ABATI Riccardo,   CARUSO Elena,  GIMMILLARO Marco,  DI MARCO Ivano Antonio;
B) In ordine al delitto p. e p. dagli artt. 81 cpv., 110, 629 co. I e II c.p., in relazione all’art. 628 co. III nr. 1 c.p. e 7 legge 203/91, perché, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in tempi diversi, in concorso fra loro, facendo parte dell’associazione mafiosa denominata “Cosa Costra”, con  la minaccia, diretta all’amministratore di una ditta, derivante  dall’appartenenza alla predetta organizzazione e dalla forza intimidatrice della stessa, di cagionare gravi nocumenti ai mezzi aziendali ed al patrimonio della predetta impresa – rafforzando ed esplicitando ulteriormente tale minaccia, distruggendo a mezzo incendio un escavatore e  collocando un bottiglia piena di liquido infiammabile all’interno del cantiere – e comunque di frapporre gravi ostacoli alla prosecuzione dei lavori per la demolizione e ricostruzione di uno stabile comunale nel quartiere …..di Aidone, qualora non si fossero “messi a posto” con la organizzazione mafiosa dagli stessi rappresentata, attraverso il pagamento della somma di trentamila euro poi ridotta a circa dodicimila euro, costringevano l’imprenditore a corrispondere in più soluzioni la predetta somma, procurandosi così un ingiusto profitto con danno per la vittima del reato.
Con l’aggravante di avere commesso il fatto avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 bis c.p. ed al fine di agevolare l’attività dell’associazione di tipo mafioso “Cosa Nostra”.
Con l’aggravante per ABATI Riccardo di cui all’art. 7 l. 575/65 per aver commesso il fatto nel periodo dei tre anni successivi alla cessazione dell’applicazione nei suoi confronti della misura di prevenzione della sorveglianza speciale.
Con l’ulteriore aggravante dell’art. 99 co II, III, IV, V c.p. della recidiva specifica, infraquinquennale e reiterata per DI MARCO Ivano Antonio, ABATI Riccardo, SCIVOLI Vincenzo.
Con l’ulteriore aggravvante dell’art. 99 co I, II, III e V c.p. della recidiva  specifica e infraquinquennale per  GIMMILLARO
Con l’ulteriore aggravvante dell’art. 99 co I, II e V c.p. della recidiva  infraquinquennale per CARUSO
In Aidone da epoca anteriore e prossima al 31 luglio 2009 fino al 2010.

SCIVOLI Vincenzo, ABATI Riccardo, CARUSO Elena, DI MARCO Ivano Antonio;
C) In ordine al delitto p. e p. dagli artt. 81 cpv., 110, 629 co. I e II c.p., in relazione all’art. 628 co. III nr. 1 c.p. e 7 legge 203/91, perché, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in tempi diversi, in concorso fra loro, facendo parte dell’associazione mafiosa denominata “Cosa Costra”, con la minaccia, diretta al titolare di una ditta che eseguiva, in sub-appalto, lavori di taglio boschivo, …..costringevano il predetto a corrispondere  somme di denaro ed a consegnare periodicamente una parte del legname ricavato dalle operazioni di taglio degli arbusti, procurandosi così un ingiusto profitto con danno per la vittima.
Con l’aggravante di avere commesso il fatto avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 bis c.p. ed al fine di agevolare l’attività dell’associazione di tipo mafioso “Cosa Nostra”.
In Aidone da gennaio ad aprile  2010.

SCIVOLI Vincenzo, CARUSO Elena;
D) In ordine al delitto p. e p. dagli artt. 81 cpv., 110, 629 co. I e II c.p., in relazione all’art. 628 co. III nr. 1 c.p. e 7 legge 203/91, perché, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in tempi diversi, in concorso fra loro, facendo parte dell’associazione mafiosa denominata “Cosa Costra”, con la minaccia, diretta ai responsabili di una ditta che eseguiva lavori di consolidamento a valle del centro abitato di Aidone, ….. –costringevano i responsabili della predetta ditta a pagare la somma di mille euro, procurandosi così un ingiusto profitto con danno della ditta.
Con l’aggravante di avere commesso il fatto avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 bis c.p. ed al fine di agevolare l’attività dell’associazione di tipo mafioso “Cosa Nostra”.
In Aidone nell’aprile 2010.

DONATO Giuseppe;
E) In ordine al delitto p. e p. dagli artt. 629 co. I c.p. e 7 legge 203/91, perché, con minacce – consistite nel chiedere alla vittima di un furto il pagamento della somma di 150 euro per ottenere la restituzione un fucile cal.22 LR, e di un fucile cal.12, che gli erano stati sottratti, prospettando, in caso di rifiuto, l’impossibilità di recuperare le predette armi – costringeva la vittima a corrispondere la predetta somma di denaro, procurandosi così un ingiusto profitto con danno della persona offesa.
Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni di assoggettamento e di omertà di cui all’art. 416 bis c.p.
Con l’ulteriore aggravante dell’art. 99 co I, V c.p. della recidiva semplice
In Aidone il 20 agosto 2010.

SCIVOLI Vincenzo;
F) In ordine al delitto p. e p. dagli artt. 56, 110, 629 co. I e II, 628 co. III nr. 3 c.p. come richiamato dall’art. 629 co. II c.p. e 7 legge 203/91, perché, in concorso fra loro, facendo parte dell’associazione mafiosa di cui al capo A), compiva atti idonei – in particolare minacce, consistite nel chiedere alla vittima del furto il pagamento della somma di 1.300 euro per ottenere la restituzione di un fucile cal. 22 LR e di un fucile cal.12….
Non verificandosi l’evento per cause indipendenti dalla sua volontà, ossia per il rifiuto della vittima.
Accertato in Aidone il 18.09.2010

SCIVOLI Vincenzo;
G) In ordine al delitto p. e p. dagli artt.  2 e 7 legge 895/67, così come modificati dagli artt. 10, 14 legge 497/74 e 7 legge 203/91, perché deteneva illegalmente e  portava in luogo pubblico  un’arma da fuoco corta e relativo munizionamento.
Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni di assoggettamento e di omertà di cui all’art. 416 bis c.p. ed al fine di agevolare l’attività dell’associazione di tipo mafioso “Cosa Nostra”.
Accertato in Aidone fino all’ aprile  2010.

Tra i mesi giugno e luglio del 2009 venivano eseguite numerose ordinanze di custodia cautelare relative ai procedimenti convenzionalmente denominati Green Line e Old One, che colpivano la famiglia di “Cosa Nostra” di Enna, che tradizionalmente estende la sua “competenza” ben oltre il territorio del comune sino a comprendere diversi altri centri della provincia, tra i quali Aidone e Piazza Armerina.

Nelle predette operazioni Green Line e Old One erano stati tratti in arresto AMARADIO Giancarlo, vertice della famiglia di Enna, e SEMINARA Salvatore, soggetto che era stato incaricato dal noto boss LA ROCCA Francesco della famiglia di Caltagirone di riorganizzare l’intera provincia mafiosa di Enna.

In tale attività, il SEMINARA si era avvalso come suo braccio destro di DRAGO Gaetano, residente ed originario di Aidone, arrestato nella medesima operazione. Insieme al DRAGO ed al SEMINARA vennero arrestati anche DI PINO Isidoro, referente della famiglia di Enna per il paese di Aidone, e SPITALERI Antonino, persona molto vicina al DI PINO.

Dunque, fino al 14 luglio 2009, data dell’operazione Old One, il paese di Aidone era sotto il controllo diretto della famiglia di cosa nostra di Enna, in quanto erano liberi ed attivi i referenti della predetta famiglia su quel territorio e l’aidonese DRAGO, braccio destro del boss provinciale SEMINARA.

L’improvvisa uscita di scena dei responsabili di Cosa Nostra per il territorio di Aidone e il loro stato di detenzione determinano l’assunzione di un ruolo di primo piano da parte di personaggi agli stessi legati, che devono assumere la direzione delle attività estorsive anche per assicurarsi il denaro necessario al sostegno dei detenuti.

In particolare DI MARCO Ivano (peraltro arrestato nel maggio 2010 nell’operazione “Game Over”, uomo di fiducia di SEMINARA Salvatore e DRAGO Gaetano) e SCIVOLI Vincenzo, cugino di DRAGO Gaetano, con l’appoggio del più esperto Riccardo ABATI di Piazza Armerina, assumevano l’iniziativa per portare avanti le attività estorsive,

Le indagini hanno avuto inizio a seguito dell’incendio di un escavatore (31 luglio 2009) di proprietà di una ditta che stava eseguendo lavori nel quartiere Aidonese di San Giacomo.

La specifica responsabilità dello SCIVOLI per l’incendio in questione e la primissima fase di una attività estorsiva in atto, verosimilmente già avviata prima dell’operazione Old One, emergevano con chiarezza da una conversazione tra il primo e la sua convivente CARUSO Elena, in occasione della quale SCIVOLI confermava di essere stato l’autore.

Le attività di indagine hanno permesso di acquisire pesanti elementi di prova sull’operare dell’organizzazione, che è stato ricostruito in maniera estremamente particolareggiata settimana per settimana. In particolare si è accertato come il gruppo fosse contemporaneamente intento ad una pluralità di attività estorsive e come le vittime fossero soggette a richieste periodiche, cosicché il pagamento della “messa a posto” avveniva  in diverse tranches e non in un’unica soluzione.

Le indagini hanno anche consentito di accertare come fossero emerse tra i sodali problematiche relative alla spartizione dei proventi delle estorsioni, parte dei quali sarebbero state destinate ai detenuti.

Infine, DONATO, unitamente allo SCIVOLI, si rendeva responsabile di un tentativo di estorsione ai danni di un professionista di Aidone al quale chiedevano la somma di 1.300,00 €. per la restituzione di alcune armi, legalmente detenute, che gli erano state in precedenza sottratte

Durante le operazioni, sono state effettuate perquisizioni e notificato un avviso di garanzia ad altro indagato.

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