FORUM PROVINCIALE PER L’ACQUA PUBBLICA E I BENI COMUNI

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Era il 13 giugno del 2011 quando in Italia, dopo tanti anni, un referendum raggiungeva il quorum per la validità e la stragrande maggioranza degli elettori si pronunciava per l’abrogazione di quelle norme che avevano privatizzato il servizio idrico. Una grande vittoria voluta da quella miriade di movimenti organizzati e/o spontanei sorti in tutta Italia e che dal basso avevano mobilitato in modo trasversale milioni di italiani e di attivisti, i quali nella quasi totale indifferenza dei media e di buona parte dei partiti (compreso quelli che si sono aggiunti all’ultima ora) erano riusciti  a convincere 27 milioni di italiani a recarsi alle urne per dire si all’acqua pubblica.    A distanza di un anno da questa indimenticabile pagina di democrazia e di partecipazione dal basso, ci corre l’obbligo fare il punto della situazione. La domanda che ci poniamo e che la gente incontrandoci per strada ci pone è questa: “cosa è successo dopo il referendum?”.
Purtroppo, diciamo noi, a malincuore, niente.
Dopo la grande partecipazione dei cittadini, la parola è passata alla politica, la quale, ancora una volta, anziché essere conseguente alla volontà popolare espressa con il refrendum, ha dimenticato tutto, mettendosi dietro le spalle l’esito referendario.
Così l’intervento legislativo non c’è stato, soprattutto nella parte che riguardava la ripubblicizzazione di tutti i servizi locali (anzi: il Governo Monti nel decreto sulle liberalizzazioni è intervenuto a gamba tesa sui servizi pubblici locali, in violazione alla decisione popolare).
Qualcosa è intervenuto a livello regionale, dove la legge di iniziativa popolare presentata da oltre 35.000 siciliani è stata esaminata e licenziata dalla Commissione Ambiente; mentre nei prossimi giorni incontreremo il Presidente dell’Assemblea Cascio per chiedere di mettere nei lavori d’aula il testo del disegno di legge da noi presentato e ciò prima dello scioglimento dell’assemblea previsto per fine luglio.
A livello provinciale possiamo affermare che la gran parte dei nostri Sindaci e dei Consigli Comunali, anche quelli che a parole erano a favore del referendum, hanno fatto finta di niente.
Infatti, nel mese di settembre abbiamo inviato una lettera a tutti i Sindaci ed al Presidente della Provincia per convocare l’assemblea dell’ATO affinchè si approvasse la eliminazione del profitto dalla bolletta (2° quesito referendario) e si costituisse una commissione di studio con il compito di accertare se ci sono le condizioni legali per rescindere il contratto con Acquaenna. Dal fronte degli interpellati nessun riscontro.
Nel mese di febbraio abbiamo indirizzato la stessa lettera a tutti i Consigli Comunali. Risultato: Agira, Regalbuto e Calascibetta hanno riunito tempestivamente i rispettivi Consigli Comunali ed approvato l’ordine del giorno da noi proposto; Enna e Valguarnera stanno studiando il problema dopo aver voluto incontrare i rappresentanti del Forum; dagli altri, compreso la Provincia, nessun riscontro.
Anzi, nei giorni scorsi abbiamo appreso che i Sindaci si sono riuniti per deliberare l’ulteriore aumento della tariffa.
Ci chiediamo: è questa la democrazia? La disaffezione alla politica di una buona parte di italiani, il continuo allontanarsi dei cittadini dalle istituzioni, il crescente e impietoso aumento delle astensioni ad ogni turno elettorale, non sono forse la conseguenza del distacco della politica e dei politici dai problemi della gente? Non essere conseguenti al volere della maggioranza degli italiani, non accresce la sfiducia verso gli stessi partiti ed i politici?
Tra non molto si voterà ed è l’occasione buona per far valere i nostri diritti, ristabilendo le regole della democrazia e impartendo un dura lezione a quanti se ne sono fregati della volontà popolare.

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