al Villaggio Bizantino di Calascibetta la Compagnia dell’Arpa, debutta con “Fedra random”

Verrà proposta tra le pietre arcaiche di una suggestiva area archeologica, al calar del sole e in acustico, al modo degli antichi greci. La veste, invece, è tutta contemporanea, rivisitata sia nella trama che nei personaggi, con costumi e musiche di stile psichedelico e new-dark. È la nuova produzione della Compagnia dell’Arpa di Enna, lo spettacolo “Fedra random – Bruciata da più fuochi di quanti mai ne accesi” che debutterà sabato 15 alle ore 17 al Villaggio Bizantino di Calascibetta (Enna). L’area archeologica si trova nei pressi del santuario Madonna del Buonriposo, a circa cinque chilometri da Calascibetta. Ingresso 7 euro, per info e prevendite rivolgersi al 339.4825100 o scrivere a info@larpa.it. Si replica il 30 settembre al museo archeologico di Aidone (Enna). Lo spettacolo, che attinge da testi di Yourcenar, Cvetaeva, Dürrenmatt, Racine, Valduga, ha la drammaturgia di Elisa Di Dio e Filippa Ilardo, la regia della stessa Ilardo e di Angelo Di Dio, e vede in scena Elisa Di Dio, Sabrina Sproviero e Sergio Beercock. Le musiche sono di Gaetano Fontanazza, i costumi di Cinzia Muscolino e l’organizzazione di Aurora Tilaro. La vicenda è narrata dentro un tempo indefinito tra un tramonto e un’alba, una dimensione tra sogno e incubo, che fluttua tra il terreno e il trascendente. La protagonista Fedra, innamorata del figliastro Ippolito, si scontra con le sue passioni e i suoi sensi di colpa, accanto al giovane di cui è innamorata – che subisce una trasformazione in Minotauro – e la sorella Arianna, abbandonata e ritrovata in un labirinto di sacralità e magia che conduce inevitabilmente a una nuova vita nel regno oscuro.

“Fedra random” è patrocinato dal Comune di Calascibetta, assessorato al Turismo, e realizzato in collaborazione con la Pro-loco di Calascibetta e il sostegno finanziario dell’assessorato regionale al Turismo e allo Spettacolo.

NOTE DI REGIA

Questa è una Fedra che non ragiona, solamente vuole. Questa è una Fedra dissoluta e dannata, ma ancora innocente. Questa è una Fedra immersa nel lago del sogno, nutrita solo dal suo delirio. Una Fedra che consuma il furore amoroso di un amore malato nel fuoco della libidine.

Ruotano accanto a lei, due figure, ombre, fatte della stessa materia dei sogni. Ippolito, il figliastro che subisce, intuisce, sfugge, si sente sporcato e nella furia si trasforma in Minotauro. Arianna, la sorella, colei che per colpa sua è stata abbandonata, è solo un’eco. Giunge da una dimensione altra, prima per accusarla, poi perdonarla, alla fine per accoglierla alla soglia dell’aldilà, quando lei morente, sconta con la vita il suo peccato. Questa Fedra è di sangue, quello che di terribile c’è in lei emana da quel filo che la tiene legata alla sua sotira, alla sua madre, Pasifae che partorì il Minotauro, alla sorella che lo uccise. Sono tutti vittima, il Minotauro è vittima di Arianna, Arianna è vittima di fedra, Fedra è vittima di se stessa, della sua origine.

Questa Fedra è insieme moderna e antica, nella sua storia è rinchiusa una forza selvaggia, primitiva, trascorsa come è dall’inizio fino alla fine dall’impeto della passione. Questa Fedra è un polo magnetico, nella sua storia si addensa il senso del sacro, del religioso, dell’etico, del magico, dell’imperfezione umana e divina. Questa è la nostra Fedra, non merita giudizio, né condanna, è solo una vittima giunta alla soglia di qualcosa, una donna invischiata nel suo labirinto di passione e morte.

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