FESTA DI S. FRANCESCO. OMELIA DEL VESCOVO MONS. MICHELE PENNISI

Siamo riuniti insieme per celebrare la festa di san Francesco, Patrono f’Italia assieme a santa Caterina da Siena. La Chiesa ci propone il poverello d’Assisi come immagine viva di Cristo, perché, stimolati dal suo esempio, “seguiamo anche noi Gesù in carità e letizia sulla via del Vangelo”. San Francesco è un Santo straordinario. Egli brilla per molteplici virtù: la vita contemplativa, la piena docilità alla volontà di Dio, l’imitazione radicale di Cristo crocifisso, la povertà totale, l’amore alla Chiesa, la dolcezza e l’amore verso tutti. Da quando la voce del Crocifisso di San Damiano gli mise in cuore il programma della sua vita: “Va, Francesco, ripara la mia casa” (2 Cel I, 6, 10: FF 593), il suo cammino non fu che lo sforzo quotidiano di immedesimarsi con Cristo. Egli si innamorò di Cristo. Le piaghe del Crocifisso ferirono il suo cuore, prima di segnare il suo corpo sulla Verna. Si dirà di lui:” Francesco fu l’uomo più assomigliante a Dio, che mai sia venuto al mondo”. L’impressione che Francesco suscitò nei suoi contemporanei fu quella della sua configurazione a Cristo visto non tanto come Signore trionfante o come Giudice severo, ma nella sua umanità di bambino nato in estrema povertà e nella  sua nudità di Crocifisso.
La povertà francescana nasce dalla contemplazione appassionata del corpo sofferente di Cristo il cui amore redentivo, come ci dice S. Paolo nella lettera ai Galati, gli fa portare le stimmate di Gesù nel suo corpo e lo fa rinunciare agli idoli del mondo, facendogli sperimentare  la grazia, la misericordia  e la pace che provengono da Dio.  
Il segreto di tutta la sua vita fu l’amore a Cristo.    Francesco amò Cristo in tutta la sua concretezza storica: nelle creature inanimate, negli uomini soprattutto poveri e sofferenti a partire dai lebbrosi che baciò, nella  S. Scrittura, nell’Eucaristia, nella Chiesa terrena e nei suoi ministri.
La sua conversione a Cristo, fino al desiderio di “trasformarsi” in Lui, diventandone un’immagine compiuta, spiega  il fascino che egli continua ad esercitare  e l’attualità del suo messaggio rispetto a grandi temi del nostro tempo, quali la ricerca della pace, la salvaguardia della natura, la promozione del dialogo tra tutti gli uomini. Francesco è un vero maestro in queste cose. Ma lo è a partire da Cristo.
San Francesco ci insegna la povertà del cuore contro l’arroganza del potere, il rispetto del creato  contro il delirio di onnipotenza che violenta la natura, egli è  il santo dell’armonia ritrovata tra cosmo e umanità, che sgrida il lupo e canta insieme ai passeri la gloria di Dio.
La scoperta dell’amore sconfinato di Dio per noi, manifestatosi nel Cristo crocifisso, ha provocato in lui un desiderio incontenibile di portare il Vangelo a tutti gli uomini. La predicazione del Vangelo, rivolta a tutte le classi sociali e a tutti i popoli, anche a quelli in guerra tra loro, è diventata il suo assillo e l’impegno primario dei suoi frati. Questo è di una grande attualità oggi in preparazione all’anno della fede e al Sinodo dei Vescovi che da domenica prossima sarà riunito in Vaticano:sul tema della nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana.
S. Francesco è il  profeta che sostituisce il dialogo inter-religioso alla violenza.
Il suo non fu un atteggiamento di indifferenza o di tiepida tolleranza ma di dialogo aperto.Ha detto a questo proposito Benedetto XVI “Non potrebbe essere atteggiamento evangelico, né francescano, il non riuscire a coniugare l’accoglienza, il dialogo e il rispetto per tutti con la certezza di fede che ogni cristiano, al pari del Santo di Assisi, è tenuto a coltivare, annunciando Cristo come via, verità e vita dell’uomo (cfr Gv 14,6), unico Salvatore del mondo”.
Spinto da questa ansia missionaria, Francesco ha tentato più volte di raggiungere i saraceni, prima in Siria e poi in Marocco, per annunciare loro il Vangelo. Il suo tentativo andò in porto nel 1219, quando durante una tregua d’armi tra cristiani e saraceni – siamo al tempo della quinta crociata – san Francesco, assieme ad un altro frate, dopo aver subito insulti e percosse, minacce e torture, disarmato con la sola arma del Vangelo riuscì ad incontrare il sultano d’Egitto.
Questi lo accolse con grande onore e avrebbe voluto conquistarlo all’Islam, offrendogli molti doni. Ma Francesco rifiutò quei regali e con il suo distacco dai beni materiali e la sua parola stupì e commosse il sultano, anche se non riuscì a convertirlo. Nel clima delle crociate, san Francesco scelse la via del dialogo e dell’annuncio. Ed è su  questo aspetto che vorrei oggi invitarvi a riflettere alla luce dell’esempio di San Francesco e dell’insegnamento del Concilio Vaticano II.
“La Chiesa cattolica- è scritto in un documento del Vaticano II-  nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini.
E poco oltre prosegue:Essa perciò esorta i suoi figli affinché, con prudenza e carità, per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre religioni, sempre rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana, riconoscano, conservino e facciano progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in essi.
Viviamo in un tempo segnato da una massiccia trasmigrazione di popoli e, soprattutto, dall’immigrazione costante di persone dall’Est Europeo, dall’Asia e dall’Africa, alla ricerca di lavoro, di pane, di condizioni di vita più dignitose. Basta pensare al numero consistente di “disperati” che approdano ogni settimana sulle coste della Sicilia o di Lampedusa .
La prima reazione di fronte a questo fenomeno è quella della diffidenza, della paura e quindi della chiusura etnocentrica, che spesso si traduce in rifiuto e intolleranza nei confronti di chi appartiene a una razza, a una cultura, a una religione diversa dalla nostra.
Questo processo di immigrazione, questa miscelatura di razze, di popoli e di culture è un fenomeno che va regolamentato, ma che non è possibile arrestare. Occorre saperlo gestire instaurando forme di dialogo e di convivenza pacifica che deve avere come base il rispetto della dignità umana.
Tutti i popoli, anche quelli che noi chiamiamo extra-comunitari, sono destinatari della salvezza. Anzi occorre che sappiamo cogliere i valori di cui essi sono portatori; Dio ci parla anche attraverso di essi.
Dobbiamo maturare verso di loro un atteggiamento di rispetto: anche essi sono amati da Dio.
E’ necessario che stabiliamo con gli immigrati  un rapporto di dialogo; il che comporta che noi abbiamo una chiara coscienza della nostra identità cristiana e che sappiamo  proporre i nostri valori cristiani.
Per frenare le ondate di fanatismo che si sollevano ripetutamente nel mondo e che mettono a repentaglio la vita di tante persone, ostacolando il progresso della pace nel mondo, occorre che tutti – cristiani, islamici, credenti di altre religioni, non credenti – estirpiamo dai nostri cuori i sentimenti di rancore e di odio, rifiutiamo ogni forma di intolleranza e condanniamo decisamente il ricorso alla violenza.
Per promuovere una convivenza pacifica tra popoli diversi, è necessario che tutti insieme – credenti delle diverse religioni e non credenti – difendiamo i valori fondamentali dell’umanità, come la sacralità della vita, la dignità della persona, la famiglia fondata sul matrimonio, il rispetto reciproco, la libertà religiosa, la solidarietà e l’edificazione della pace.
Come cristiani, siamo chiamati ad offrire agli immigrati – assieme alla possibilità di trovare un lavoro e una abitazione – il bene più grande che abbiamo ricevuto: il dono della fede cristiana.
Il pluralismo religioso in cui viviamo ci chiede di «mostrare che l’evento di
Cristo apre lo spazio alla libertà religiosa, al dialogo tra le religioni, alla cooperazione per il bene di ogni uomo e per la pace» (VMP 6) e che il cristianesimo è l’arte di vivere insieme nel rispetto della diversità.
Sebbene con molto rispetto e attenzione per le loro tradizioni e culture, dobbiamo essere capaci di testimoniare il Vangelo anche a loro e, se piace al Signore ed essi lo desiderano, annunciare loro la parola di Dio in modo che li raggiunga la benedizione di Dio promessa ad Abramo per tutte le genti» (cf. Gn 12,3; CV 58).
La sfida più grande che dobbiamo affrontare oggi è quella di abitare da cristiani una realtà multiculturale e multireligiosa. In un mondo diventato villaggio globale, dalle frontiere sconfinate, abbiamo bisogno di approfondire le nostre radici cristiane, imparare ad abitare con gli altri e, nello stesso tempo, essere gente capace di tessere l’unità nella diversità.
Con il cuore pieno di perfetta letizia, oggi, seguiamo frate Francesco, prendiamolo come  nostro modello, a lui affidiamo la nostra nazione perchè impari a riscoprire nel volto dei santi il vero volto dell’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio e destinato alal vita eterna.
Chiediamo al Signore misericordioso, per intercessione di san Francesco, il Santo del dialogo e della pace, che ci aiuti a promuovere una convivenza pacifica e serena, che alimenti la nostra speranza e che guidi i nostri passi sulle vie della pace.

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