il consigliere biagio scillia: “la mensa sociale mortifica chi ancora vuole conservare il diritto di poter mangiare nella propria casa”

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L’amministrazione comunale ha deciso di creare una mensa sociale senza avere preliminarmente proceduto ad un valido studio di fattibilità, senza avere analizzato i dati relativi alle nuove povertà, senza avere calcolato costi e benefici.  Credo quindi sia necessario sottoporre al giudizio comune tale iniziativa, a mio avviso poco congrua ed improvvisata perché priva di ogni attività preliminare necessaria a valutarne la concreta utilità. Così come congeniata questa idea non può che rappresentare il solito ed inutile atto di pseudo-solidarietà che nasconde ben altri fini: il comune di Enna pensando al futuro ed anticipando i tempi si prepara a rendere tutti i suoi cittadini sudditi grati almeno per la razione di cibo quotidiano.
Ringraziando a Dio in città ancora risultano singolari i casi di soggetti senza fissa dimora che potrebbero usufruire di una mensa sociale. Diffusi sono invece i casi di soggetti che non riuscendo ad arrivare alla fine del mese richiedono ben altro aiuto: contributi per il pagamento di utenze, riduzione degli affitti, sussidi per il mantenimento di minori a carico o anche buoni spesa.
Ritengo quindi che l’amministrazione comunale avrebbe a disposizione mille modi per conservare integra la dignità umana ed assicurare a tutti i soggetti indigenti la possibilità di migliorare il proprio status.
E’ il momento di mettere in rete i diversi servizi gestiti dal comune, creando opportunità di  sviluppo per il territorio piuttosto che una forma di assistenzialismo poco utile che mortifica chi ancora vuole conservare il diritto di poter mangiare nella propria casa.
Considerato che la mensa non dovrebbe funzionare per le famiglie che hanno una abitazione mi chiedo allora: quanti sono i senza tetto che ne usufruirebbero? Al cittadino non serve certo la risposta dell’amministrazione per rendersi conto che, fortunatamente siamo ben lontani dal problema americano degli homeless (vagabondi). Non vorrei invece che qualche soggetto che fa del volontariato la propria fonte di reddito creda ancora di potere affossare questa città mascherando i propri interessi con un fine che già d’emblèe appare poco “sociale”.
In un momento in cui la città di Enna, dopo un dissesto finanziario si trova priva di debito economico e con una chance di rilancio del territorio ben altre dovrebbero essere le proposte di solidarietà.

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