Messaggio del vescovo Pennisi sul 2013

Nel primo giorno del nuovo anno civile siamo tutti invitati a guardare l’anno che ci sta davanti con la serenità fiduciosa di Maria Madre di Dio che , conservava il mistero del Natale  , ricollegando cioè tutti gli avvenimenti alla ricerca della loro unità profonda, perché inseriti nel disegno divino della salvezza. Non avrebbe senso aver celebrato il Natale se il suo messaggio fosse svanito  e non fosse custodito e accolto dentro il nostro cuore. Un anno intero non ci basterà a portare a termine la contemplazione del mistero della presenza di Dio, che il Natale ci richiama, se non lo facciamo scendere fino al centro della nostra vita e non gli consentiamo di trasformarci il cuore e di farci cambiare mentalità.
Se il Natale fosse solo un avvenimento storico da commemorare allora ci potrebbe commuovere solo per un giorno, se invece e’ il mistero della presenza di Dio in tutta la nostra vita allora deve muovere, cambiare tutta la nostra vita.
Il Mistero del Natale ci da la garanzia che gli auguri che ci scambiamo possano realizzarsi perché questo bambino che giace in una mangiatoia e’ il realizzarsi della promessa di Dio per l’umanità, la benedizione del Padre celeste su di noi, la nostra pace.
Se nel nostro paese assistiamo alla crisi delle nascite e al declino demografico, se la piaga dell’aborto sia clandestino che legalizzato  continua a mietere vittime innocenti , se i bambini continuano a morire di fame o non vengono rispettati nella loro dignità, se le donne subiscono violenze, se gli anziani vengono spesso emarginati ,se facciamo finta di non vedere tante persone che attorno a noi sono nel bisogno di cibo, di vestiti, ma anche di un sorriso, se i lavoratori  vengono ancora sacrificati all’idolo del massimo profitto, se gli  stranieri  non vengono accolti, se i carcerati continuano ad affollare le carceri e non si fa nulla per reinserirli nella società, se la violenza in tutte le sue forme continua a minacciare la sicurezza delle nostre città, se  continuano a soffiare venti di guerra che noi invece di spegnere alimentiamo, allora le feste natalizie diventano  solo un pretesto per celebrare la saga del consumismo.
All’inizio di quest’anno vogliamo esprimere l’augurio che Dio, che rimane l’onnipotente, anche se si manifesta attraverso l’impotenza di un bambino, faccia brillare il suo volto di misericordia in ogni uomo soprattutto sui nostri fratelli e sorelle provati dalla sofferenza.
Questo  anno sarà veramente buono solo se, nonostante  gli eventi contrari, continueremo a camminare nella direzione giusta che e’ quella propostaci da Cristo  e se continueremo a stupirci e a meravigliarci della novità inattesa che può cambiare la nostra vita, come coloro a cui i pastori annunciarono la lieta notizia della nascita di un bimbo straordinario.   
Solo la certezza che in Gesù Cristo è venuta la “pienezza del tempo” può dare senso allo scorrere dei nostri giorni, per accompagnare il nostro cammino verso il fine ultimo della nostra vita ed impedire che l’anno nuovo si riduca ad uno squallido trascorrere di giorni privi di senso, ad uno sbarcare il lunario in attesa di chi sa quali tempi migliori.
All’inizio di un Nuovo Anno il mio augurio è un augurio di serenità e di prosperità, ma è soprattutto un augurio di pace.
Il Santo Padre Benedetto XVI in occasione della giornata mondiale  della pace ha indirizzato un messaggio ispirato alle parole di Gesù Cristo: « Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio » (Mt 5,9).
La beatitudine di Gesù dice che la pace è dono messianico e opera umana ad un tempo. È frutto del dono reciproco, di un mutuo arricchimento, grazie al dono che scaturisce da Dio e permette di vivere con gli altri e per gli altri. L’etica della pace è etica della comunione e della condivisione.
Per diventare autentici operatori di pace sono fondamentali l’attenzione alla dimensione trascendente e il colloquio costante con Dio, Padre misericordioso, mediante il quale si implora la redenzione conquistataci dal suo Figlio Unigenito. Così l’uomo può vincere quel germe di oscuramento e di negazione della pace che è il peccato in tutte le sue forme: egoismo e violenza, avidità e volontà di potenza e di dominio, intolleranza, odio e strutture ingiuste.
L’operatore di pace, secondo la beatitudine di Gesù, è colui che ricerca il bene dell’altro, il bene pieno dell’anima e del corpo, oggi e domani.
Operatori di pace sono coloro che amano, difendono e promuovono la vita nella sua integralità.
Uno sviluppo integrale, solidale e sostenibile in vista del  bene comune esige una corretta scala di valori, che ha Dio Padre come riferimento ultimo ed ha bisogno del principio di gratuità come espressione di fraternità e della logica del dono.
Emerge  la necessità di proporre e promuovere una pedagogia della pace. Essa richiede una ricca vita interiore, chiari e validi riferimenti morali, atteggiamenti e stili di vita appropriati. Difatti, le opere di pace concorrono a realizzare il bene comune e creano l’interesse per la pace, educando ad essa. Pensieri, parole e gesti di pace creano una mentalità e una cultura della pace, un’atmosfera di rispetto, di onestà e di cordialità. La pedagogia della pace implica azione, compassione, solidarietà, coraggio e perseveranza.
Ogni anno nuovo porta con sé l’attesa di un mondo migliore.
In tale prospettiva, preghiamo Dio, Padre dell’umanità, di concederci che tutti possano essere veri operatori e costruttori di pace, in modo che la città dell’uomo cresca in fraterna concordia, nella prosperità e nella pace,perché possano compiersi per tutti le aspirazioni di una vita felice e prospera.

+ Michele  Pennisi

About Post Author