Messa Commemrativa per il Ten Colonnello Emanuele Tuttobene e per il carabinieri Giuseppe Barbarino

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Illustri Autorità civili e militari, cari carabinieri,  cari familiari del Ten.Col. Emanuele Tuttobene e del C.re Giuseppe  Barbarino. Oggi 25 gennaio ricorre l’anniversario della morte nella stessa data  di due appartenenti all’Arma dei Carabinieri, figli di questa terra, accomunati da un tragico destino, caduti nell’adempimento del loro dovere, ai quali rivolgiamo oggi il nostro pensiero e la nostra reverente  gratitudine . Il Ten. Colonello  Emanuele Tuttobene  , nato a Valguarnera il 21 novembre 1923, festa della Virgo Fidelis  fu ucciso il 25 gennaio 1980,a Genova  assieme al suo autista appuntato Antonio Casu da un commando terrorista delle  famigerate brigate rosse che volevano colpire uomini dello Stato  nell’intento di piegare la volontà delle istituzioni e  dei cittadini alla loro farneticante utopia politica.
Il Carabiniere Giuseppe Barbarino era nato a Valguarnera il 31 luglio 1933, secondo di quattro fratelli di semplice famiglia di agricoltori, ha trascorso la sua infanzia a Valguarnera, fino all’arruolamento nell’Arma, avvenuta il 2 ottobre 1954.
Fu ucciso il 25 gennaio 1971, nel corso di un servizio di traduzione  di detenuti nel tratto  ferroviario tra Frugarolo e Novi Ligure in un conflitto a fuoco con due pericolosi detenuti.

Oggi  è  doveroso  rendere omaggio a  questi due  carabineri ma anche ai tanti carabinieri morti nell’adempimento del loro dovere, che hanno pagato con la vita la fedeltà alla loro missione. Dimenticando se stessi, sprezzanti del pericolo, hanno reso alla comunità un impagabile servizio. Ed oggi, nel corso della celebrazione eucaristica, li affidiamo al Signore con gratitudine e ammirazione. Essi hanno attinto il vigore necessario per espletare sino in fondo il loro compito nella totale adesione agli ideali professati ispirati alla fede cristiana e all’esempio di  Maria Virgo Fidelis, che  avendo detto il suo SI a Dio affinché si realizzasse per tutti noi la storia della Salvezza, li aiutati ad essere fedeli al giuramento di fedeltà alla Patria, alla Bandiera, alla Costituzione e ai principi del Vangelo.
Oggi la Chiesa ci fa celebrare la Conversione di San Paolo che da persecutore acerrimo dei cristiani divenne l’apostolo dei pagani.  Egli ha accolto la fede in Cristo e l’ha diffusa, con una fecondità apostolica straordinaria, che non è ancora cessata.
Saulo prima della conversione sulla via di Damasco non tollerava neppure il pensiero che degli uomini del suo popolo si staccassero dalla tradizione antica, lui che era stato educato, come egli stesso dice, alla esatta osservanza della Legge dei Padri ed era pieno di zelo per Dio.
Ora, mentre Saulo, pieno di zelo, usava tutti i mezzi e in particolare quelli violenti per essere fedele alla tradizione e all’educazione religiosa ricevuta , Dio lo ha completamente “convertito” dicendolgi : Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti”.
Nelle tre narrazioni della conversione di Paolo molti dettagli cambiano: alcuni vengono aggiunti, altri scompaiono, ma queste parole si trovano sempre, perché sono veramente centrali. Paolo evidentemente non aveva coscienza di perseguitare Gesù, caricando di catene i cristiani, ma il Signore in questo momento gli rivela l’unità profonda esistente fra lui e i suoi discepoli.
“Che devo fare, Signore ?” chiede Paolo, e il Signore non gli risponde direttamente: “Prosegui verso Damasco; là sarai informato di tutto ciò che è stabilito che tu faccia”. Lo manda dunque alla Chiesa, non vuole per il suo Apostolo una conversione individualistica, senza alcun rapporto con gli altri discepoli. Egli deve inserirsi nella Chiesa, Corpo di Cristo, al quale deve aderire per vivere nella vera fede.
La finale del vangelo di Marco insiste sulla missione di portare il vangelo in tutto il mondo, unendo strettamente la testimonianza della parola a quella delle opere, dei segni.
Con l’esortazione alla missione universale si congiunge l’affermazione che per la salvezza sono richiesti la fede e il battesimo. Inoltre agli annunciatori del vangelo viene promesso che la loro predicazione missionaria sarà sostenuta e confermata dai miracoli compiuti da Gesù risorto.
La trasmissione delle parole di Gesù è al centro del testo e ha lo scopo di fare cristiani tutti i popoli. La missione, l’andare da tutti gli uomini, è un incarico che va capito bene.
Se la missione è trasmettere agli uomini la parola di Gesù e le sue direttive per fare di loro, mediante il battesimo, dei discepoli, ciò esclude due malintesi.
Il primo è il malinteso della rivendicazione del potere politico. Una concezione utopistica è quella di W. Soloviev che ritiene il regno di Dio come uno stato teocratico in questo mondo.
L’altro malinteso è la relativizzazione dell’incarico missionario, che  rinuncia ad annunciare il vangelo a tutti.
Il dialogo necessario con le religioni mondiali non elimina la necessità dell’annuncio e della testimonianza, della fede cristiana e del battesimo. E’ il Cristo risorto al quale è stato dato ogni potere in cielo e in terra (cfr Mt 18,28), che manda i cristiani a predicare il vangelo ad ogni creatura.
Il contenuto dell’annuncio missionario è il mistero pasquale di Gesù Cristo morto e risorto per la salvezza di tutta l’umanità.
“ Che cosa porta anche me – si chiede il filosofo contemporaneo -ad aver fede nella resurrezione di Cristo?”
E risponde:”Se non è risorto si è putrefatto nella tomba come ogni uomo. Allora è morto e putrefatto. Allora è un maestro, come qualsiasi altro, e non può essere d’aiuto; e noi siamo di nuovo in esilio, soli. E possiamo accontentarci della sapienza e della speculazione. Siamo per così dire un inferno dove possiamo soltanto sognare, separati dal cielo come da un soffitto.  Ma se devo essere veramente redento- allora ho bisogno di certezza- non di sapienza, sogni, speculazione- e questa certezza  è la fede. E’  la fede ciò di cui ha bisogno il mio cuore, la mia anima, non il mio intelletto speculativo. Perchè è la mia anima, con le sue passioni, quasi con la sua carne e il sangue, che deve essere redenta, non il mio spirito astratto. Forse si può dire:soltanto l’amore può credere alla resurrezione. Si potrebbe dire:l’amore che redime crede anche alla resurrezione; persevera nel credere anche in essa”.(W. Pensieri diversi,, Milano 1980, 68).
La vita di Gesù non termina con la morte , ma culmina con la resurrezione, pegno e garanzia  di resurrezione per  tutti coloro che sono morti nelle fade in Cristo come i nostri fratelli  Emanuele e Giuseppe.
La risurrezione di Gesù è il sì di Dio alle sue promesse di salvezza, la garanzia e il modello delal nostra risurerzione. E per questo la morte dei nostri cari, anche se avvenuta in circostanze tragiche  acquista un sapore pasquale.
Oggi ricordiamo con riconoscenza e devozione  questi due carabineri, che  sono stati accomunati dagli stessi ideali di fede , giustizia e difesa della legalità che li hanno spinti ad arruolarsi nell’Arma dei Carabinieri per il bene della Patria e per la sicurezza dei cittadini e invochiamo per quanti li hanno conosciuti, stimati ed amati la consolazione della fede e della speranza cristiana nella vita eterna.
Vergine fedele custodisci, proteggi, illumina la grande e amata famiglia dell’Arma dei Carabinieri.

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