Truffa aggravata ai danni della Provincia Regionale di Enna. Quattro gli indagati: due di loro erano consiglieri. Sequestrati beni e conti correnti.

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Le indagini dirette dal Sostituto Procuratore della Repubblica Augusto RIO hanno consentito, in esecuzione al decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Enna – su richiesta del P.M. titolare del fascicolo – di sequestrare a fini di confisca, somme e beni a due consiglieri provinciali, F.P. B., eletto tra le fila del “Megafono Lista Crocetta”, e A. C. eletto tra le fila dell’MPA, e a due imprenditori ennesi,  C. M. C. S. e  T.G. Le accuse sono di truffa aggravata ai danni dell’ente pubblico che ha elargito rimborsi per mancate giornate lavorative ai datori di lavoro dei consiglieri, a fronte di simulati contratti di lavoro subordinato stipulati subito dopo le elezioni, al fine di conseguire, in frode, i citati compensi.

L’indagine, condotta dagli investigatori della Squadra Mobile e della Sezione di Polizia Giudiziaria – aliquota Polizia di Stato – presso la Procura della Repubblica di Enna, trae spunto da un articolo stampa che richiamava l’attenzione dei lettori sulle eccessive spese sostenute dalla Provincia anche per rimborsi ai consiglieri.

I primi sviluppi investigativi avviati dalla Sezione di P.G. hanno raccolto elementi di indubbio interesse per gli inquirenti, in ordine alla sussistenza di responsabilità penali in capo ad un consigliere il quale, dopo l’elezione, era stato assunto da un prossimo congiunto con contratto di lavoro che, nel giro di poco tempo, ha inquadrato l’indagato da semplice dipendente a tesoriere di una ditta individuale che registrava minimi utili annuali. Ovviamente tale modifica ha raddoppiato l’entità del rimborso in ragione delle giornate di assenza dal lavoro per espletamento del mandato politico.

Venivano, così, sviluppate le indagini unitamente agli agenti della sezione “reati contro il patrimonio” della Squadra Mobile di Enna, accertandosi che il consigliere era spesso assente dall’attività commerciale e, quando presente, stazionava nei pressi dell’esercizio che, peraltro, avendo una superficie di pochi metri quadrati non consentiva la separazione con conseguente differenziazione tra singole prestazioni lavorative, pur permanendo dubbi sulla necessità di assumere un tesoriere per tale tipologia di attività.

Inoltre, è apparso alquanto singolare aver assunto un dipendente dopo la sua elezione, non potendo di fatto disporne continuativamente il datore di lavoro.

Analoga la vicenda di altro consigliere provinciale assunto dopo la sua elezione da una società cooperativa a r.l., il cui amministratore unico, nel riferire alla Polizia in ordine al personale dipendente, aveva omesso di indicare il predetto consigliere, nonostante i rimborsi chiesti ed ottenuti dall’Ente.

In ragione degli elementi acquisiti in sede di indagini preliminari, il P.M. titolare del fascicolo processuale ha chiesto ed ottenuto dal G.I.P. provvedimento di sequestro preventivo per equivalente, a fini di confisca, per recuperare le somme indebitamente percepite che si aggirano intorno a 130.000 € complessivi. Gli investigatori hanno sequestrato conti correnti, un immobile ed un terreno agricolo.

Le indagini sono ancora in corso, al fine di accertare eventuali ulteriori fattispecie di reato in merito alle somme corrisposte dalla Provincia per rimborsi in genere.

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