IL COMUNE DI MISTRETTA ADERISCE AL DISTRETTO DI ENNA

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A seguito di delibera approvata all’unanimità pochi minuti fa dal consiglio comunale di Mistretta, la città dei nebrodi aderisce al consorzio di Enna. nelle prossime settimane ad essere convocati anche i consigli degli altri comuni, che dovranno esprimersi in merito. La cittadina è sita su un colle tra i 900 e i 1100 metri sul livello del mare, nei boscosi monti Nebrodi, ricchi di selvaggina e famosi fin dall’antichità per il loro splendore.Centro della civiltà dell’entroterra dei Nebrodi occidentali, Mistretta offre al turista il fascino di un mondo ancora “ vivibile”. Conosciuta dagli storici greci e latini come Amestratos, Amestratus , Amastra, Mestraton, Mitistratos , Mistretta è stata fin dalle sue origini, per la sua posizione dominante, un punto di riferimento e di passaggio tra il massiccio centrale della Sicilia ed il Tirreno per mercanti e soldati.
Molti affermano che sia stata fondata dai Fenici, ma la tradizione fa risalire le sue origini ai Sicani, lasciando prove inconfondibili dei loro stanziamenti nelle costruzioni in pietra e negli oggetti di ceramica, molto simili a reperti di civiltà sicana ritrovati nell’asia Minore.
Gli Arabi costruirono il nucleo originario della Fortezza i cui ruderi dominano tuttora la cittadina; in seguito i Normanni l’ampliarono e l’abbellirono. Nel 1282 i suoi cittadini parteciparono all’epopea dei “Vespri Siciliani” ed i Re Aragonesi la inserirono tra le città demaniali con il titolo di “Imperialis”; Mistretta ebbe così un posto nel Parlamento del Regno. Da quel momento la città subì la stessa sorte del resto della Sicilia, dominata dai Re di Castiglia e d’Austria, dai Borboni e dai Piemontesi, sottomessa a feudatari senza scrupoli, da cui riuscì a riscattarsi con enormi sacrifici.
I Privilegi del Re Alfonso, nel 1447, crearono le condizioni affinché, nel XVI secolo, la città si arricchisse di numerosi monumenti religiosi fra i quali l’importante Chiesa Madre dove gli scalpellini amastratini lasciarono il segno della loro originale arte che non sfigura nemmeno accanto alle finissime opere dei Gagini che pure vi lavorarono.
Nel 700 si ebbe un lungo periodo di benessere, dovuto all’esportazione di prodotti agricolo – caseari e allo sfruttamento dei boschi comunali. Pertanto Mistretta divenne una base commerciale e si arricchì di empori, fattorie, magazzini ed uffici che mantenevano una efficiente organizzazione di scambi. La ricca borghesia amastratina, orgogliosa delle proprie ricchezze, costruì i propri palazzi con gusto sobrio ma severo.
La presenza, a Mistretta, alla fine del 1800, dell’architetto Basile, incaricato della progettazione del cimitero, influenzò il nuovo assetto urbanistico, con la costruzione di fontane, larghi, piazze, pubblici passeggi e l’abbellimento della Villa Garibaldi. Intanto le numerose Chiese si arricchivano delle opere dello scultore amastratino Noè Marullo in un periodo in cui Mistretta raggiunse l’apice del suo splendore economico, artigianale ed artistico.

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