Medicina a Enna, la parola all’Università rumena «Denunceremo l’Italia alla commissione europea»

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«Siamo nella culla della democrazia e della civiltà, ma purtroppo la realtà ci dimostra che non è proprio così, ho scoperto la polvere che si nasconde sotto il tappeto del sistema educazionale in Italia». La vicenda della facoltà di Medicina in lingua rumena a Enna si arricchisce di una nuova puntata, il cui protagonista nei capitoli precedenti aveva fatto da comprimario senza mai parlare. Adesso il professor Cesar Bichescu, direttore generale dell’ateneo Dunarea de Jos di Galati, si prende la scena in una conferenza stampa da lui indetta questa mattina ad Enna. E annuncia denunce contro lo Stato italiano.

«Ci troviamo qui oggi a causa del verificarsi di situazioni non chiare e non veritiere – attacca senza giri di parole -. Siamo venuti per fare educazione e non polemica. Non abbiamo niente da nascondere, continueremo in questo progetto senza cedere alle pressioni imposte dallo Stato Italiano. I nostri avvocati, in questo momento, stanno lavorando per una denuncia alla Commissione Europea contro l’Italia a causa degli abusi che sta portando avanti, senza alcuna base legale, per sollecitare la chiusura della sede della nostra Università ad Enna».

Secondo Bichescu, il ministero dell’Istruzione ha preferito sollecitare la chiusura della sede rumena ad Enna senza comunicare i motivi per cui si richiede il provvedimento. Ha sottolineato che i corsi e l’attività didattica continueranno perché in regola e un’eventuale chiusura sarà da ritenersi abusiva. «Lo Stato italiano – sottolinea il direttore generale -, così facendo, diventa il maggiore nemico delle nuove generazioni, lavorando contro i propri cittadini». La tesi proposta da Bichescu non lascia spazio a interpretazioni: la Dunarea de Jos rispetta tutte le leggi sia rumene che europee e la loro didattica è riconosciuta a livello internazionale e possiede tutti gli accreditamenti possibili per essere ritenuta un’Università di eccellenza. Il documento europeo che avrebbe consentito all’ateneo Rumeno di aprire ad Enna è stato ratificato tramite il Trattato di Lisbona. «Se l’Italia non riconoscerà le lauree degli studenti italiani della Dunarea de Jos, allora non dovrà riconoscere i titoli di studio di tutti gli altri Paesi membri dell’Unione Europea disconoscendo, di fatto, tutti i trattati europei ai quali ha aderito».

Tra i vari interrogativi che rimangono senza risposta c’è quello che riguarda un vecchio accordo tra l’università di Palermo e la Dunarea de Jos di Galati, attiva da circa sei anni, in base al quale per gli studenti del capoluogo è prevista la possibilità di svolgere periodi di formazione di sei mesi o un anno in Romania e, durante il periodo di permanenza, la possibilità di sostenere esami universitari poi tranquillamente riconosciuti in Italia. Bichescu prosegue nel denunciare la mancanza di personale qualificato negli ospedali italiani, identificando l’istituzione del loro corso di laurea a Enna come possibilità per migliorare. «Non vogliamo fare concorrenza alle altre università della Regione, ma desideriamo portare avanti la nostra attività didattica. Accettateci e dateci la possibilità di dimostrare che siamo capaci di offrirvi i migliori specialisti del mercato. O forse l’Italia ha paura della concorrenza? Hanno paura che siamo migliori? Si, lo siamo e lotteremo».

Alcuni degli studenti iscritti, presenti alla conferenza stampa, non hanno voluto parlare con i giornalisti perché, a detta di alcuni, traumatizzati per tutto quello che sta accadendo intorno a loro. Di fatto, i corsi di rumeno sono stati riattivati immediatamente presso una sede momentanea e, nel frattempo, il Fondo Proserpina srl, con a capo Vladimiro Crisafulli, sta valutando locali idonei dove poter strutturare la sede dell’Università rumena ad Enna.

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