L’artista ennese Brigida Accorso alla mostra “i mille di Sgarbi” a Cervia

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L’artista ennese Brigida Accorso viene selezionata a livello nazionale dal critico d’arte Vittorio Sgarbi per partecipare assieme a nomi molto noti nel panorama artistico internazionale ad una mostra a Cervia. Brigida Accorso è stata scelta per l’opera dal titolo ” Vuoto interiore”, in acrilico su tela. Che vuole descrivere la perdita di una sensibilità morale dei nostri giorni.

La ricerca artistica di Brigida Accorso prende le mosse da una solida preparazione accademica, e da un lungo studio delle tecniche classiche, condotto con passione e scrupolo filologico, prediligendo la scultura e, fra le tecniche pittoriche, l’affresco. Da radici antiche e venerabili, nelle opere più recenti sviluppa un discorso poetico originale, sensibile alle inquietudini e alle incertezze del mondo moderno, insieme ad una tecnica innovativa e personalissima, con la quale il soggetto prende corpo dalla sovrapposizione di uno strato di materia sopra l’altro.
Tema dominante e ricorrente, quasi ossessivo, è la raffigurazione prevalentemente di volti di donne. La cifra stilistica che s’impone più immediatamente è il contrasto stridente fra il naturalismo del disegno, e il conclamato effetto antinaturalistico di una campitura dorata dalla quale emergono le figure. Nella tradizione bizantina la preziosità dell’oro è il segno della natura sovrumana dei personaggi, e della sfera di trascendenza in cui agiscono, ma dalle immagini medievali di un paradiso circonfuso di luce spirituale, nei quadri di Brigida Accorso si passa agli inganni dorati di paradisi artificiali moderni, in cui l’oro assume ben altro significato. Sarebbe però riduttivo pensare solo ad un riferimento al denaro che governa la nostra società: il colore dello sfondo assume un significato più ampio, che abbraccia tutte le illusioni e le lusinghe del nostro tempo, che sembrano esaltare l’individuo, ed invece lo schiacciano ed uniformano, fino ad annullarlo. L’innaturale luce metallica isola le figure in un’atmosfera astratta: anche quando in uno stesso quadro si assommano più persone, non comunicano mai fra di loro, rappresentando la condizione, abituale ai nostri giorni, di essere condannati alla solitudine pur in mezzo alla folla, come avviene nelle disumane metropoli. L’omogeneità dello sfondo prezioso, che abbraccia l’intera composizione, nell’arte sacra testimonia che l’intero creato ritrova la sua unità nel divino, mentre in queste pitture la tela tormentata da increspature fa vibrare la luce dell’oro, frammentandola in riflessi continuamente mutevoli, come un’energia vitale che si disperde in mille rivoli senza dare frutto, in un mondo che non sa raccoglierla.
Nondimeno, l’individuo è sempre centrale in queste opere. Ogni altro elemento è pressoché assente: il contesto cittadino è accennato allusivamente, tratteggiando il profilo di lontani grattacieli; gli stessi volti che pòpolano la scena, disegnati con eleganza, e con un sottile senso d’introspezione psicologica, sono il più delle volte privi del resto del corpo. Si distaccano dallo sfondo a fatica, spesso quasi impalpabili, come attraverso una densa nebbia, ma questo sforzo non lascia tracce su di loro: di una bellezza giovanile e pura – diremmo classica – la loro espressione è composta e serena, appena velata di pensosa tristezza. Benché i lineamenti siano leggeri come un sogno, non hanno nulla di onirico: sono nitidi e precisi, ed esprimono un’individualità decisamente caratterizzata.
In definitiva, l’arte di Brigida Accorso è ottimistica, e celebra una forza vitale che si contrappone a tutto ciò che nega il suo valore. I suoi personaggi, silenziosi, ma determinati, asseriscono sommessamente che non si lasceranno sconfiggere con facilità.

Mario Barbarino

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