Teatro, musica e scultura: a Mussomeli un Castello nel segno della bellezza

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L’antico maniero mussomelese di Manfredi Chiaramonte protagonista di una serata all’insegna dell’”arte totale”: con l’inaugurazione della mostra delle sculture di Mario Termini, con il teatro a firma di Elisa Di Dio, e con le musiche di Stefano Termini e Peppe Noto.

La fortezza trecentesca, giovedì 5 settembre è diventata per una sera cornice di un appuntamento culturale di qualità. Un’iniziativa curata dalla Fidapa e dal Collettivo Semplicittà, e che ha potuto contare sul patrocinio del Comune e del sostegno di importanti sponsor come la Pasticceria Sparacello e le Tenute Lombardo. Partner tecnico Sg Production.

TEATRO. Sotto l’egida di Dioniso e del demone del teatro, Elisa Di Dio è stata una mirabile interprete di Frida Kahlo. Un topos inedito, “im-Perfetta bellezza”, per una mise en place dai toni sofferti, a tratti tragici, sul palco (immaginario) dove l’essere umano non mente più, perché non ha più nulla da perdere, nudo e crudo come il suo bisogno.

Inedito sfondo al dolore “gridato” di Frida le immagini dai toni brillanti proiettate sulla nuda, bianca, pietra regale.

Ad ulteriore consolidamento di un registro emotivo e recitativo altissimo, gli inframmezzi musicali a firma Stefano Termini per il violino e Peppe Noto per la tastiera. Splendido connubio di note e poesia… ovvero il raggiungimento dell’eccellenza che ha visto non poche lacrime bagnare il viso degli spettatori.

LA MOSTRA. Le stesse Lacrime di cui sono inondate le sculture che l’artista Mario Termini ha generosamente selezionato per l’esposizione accolta in questo “sito magico”. Lacrime celate ma che pur ci sono. Sono Lacrime di solitudine, di rabbia, di tenerezza e sono anche lacrime di gioia per quella che è una promessa possibile. L’arte come rappresentazione del sé, quella proposta ne “La Donna un libro d’arte”, l’arte come riscatto umano. A quale luogo meglio preposto all’adempimento di questa funzione maieutica se non la Casa del Re?

Accolto fra le antiche vestigia mussomelesi, Mario (così ormai lo chiamano, col solo nome di battesimo, come del resto si conviene ai grandi artisti), ha trovato in questo scrigno la cornice ideale per la sua rappresentazione.

Altra rara perla di saggezza umana, politica ed estetica, l’intervento, fortemente voluto e sentito dall’autore nonché dalla promotrice dell’esposizione (nella fattispecie me stessa) del mecenate d’arte Antonio Presti il quale, oltre a conferire ulteriore lustro ed onore alla serata, ha letteralmente incantato i presenti (e non) con le sue verità svelate, una cruda e sana presa di coscienza che si auspica essere il “primum movens” di una crescita sociale all’insegna della bellezza.

Grazie al favore dell’Amministrazione comunale che ha accolto le proposte lanciate dal mecenate, prossima tappa sarà il coinvolgimento delle scuole ribadendo quella funzione sociale dell’arte peraltro molto cara all’autore.

Perché, consapevoli del fatto che l’arte non può essere, e non è, il rimedio ai mali del mondo, è pur vero che in un clima circondato dai conflitti, essa si pone come testimonianza di ciò che ci rende più umani in quanto ultimo baluardo per la riflessione, l’espressione individuale, quelle libertà che, di giorno in giorno, ci vediamo negate da un sistema occulto e coercitivo in nome di una Barbarie annunciata.

La mostra, il cui ingresso è gratuito, resterà aperta fino al 22 settembre.

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