Maurizio Bruno Quale futuro per la nostra comunità?

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Tempi incerti, i nostri, in cui non si riesce a scorgere all’orizzonte nessun tema di forte caratura sociale, in cui non riescono a stagliarsi percorsi di rinascita culturale, né segnali di miglioramento dell’offerta lavorativa e ancor meno cenni di sviluppo economico.
Il disco rotto che gira da anni si è inceppato su una politica amorfa, che mostra la sua inconsistenza e il suo grigiore, che sa più di politicismo che di politica: non si guarda più avanti, ma si guarda dove fare inciampare l’avversario o addirittura il compagno di viaggio; non si pensa ad elaborare un pensiero robusto ma si elaborano proiezioni e percentuali; non si progettano percorsi sugli ideali che danno forza all’agire politico ma si disegnano strategie, anche di trasformismi e cambi di casacca, per accrescere i numeri; non si promuovono scuole per far nascere la futura classe dirigente ma si ingaggiano professionisti del marketing capaci di portare un capopopolo alle stelle…
Ma che beneficio potrà trarre mai un Paese, una comunità, dalla politica di oggi, dedita solo ai sondaggi, ai tatticismi e ad osannare con esaltazione ossessiva un leader? Come potrà mai risollevarsi un Paese come il nostro, caduto nel completo declino economico-sociale?
E la nostra città, a quale “domani” va incontro?
Le sfide che il prossimo futuro ci presenta sono tante e dure da affrontare, e spaziano su temi sostanziali e ricorrenti legati ai mille problemi del nostro territorio ancora insoluti. Ed è proprio su questi temi che bisogna intraprendere il confronto, aperto e costruttivo, con l’intero tessuto sociale, con l’apparato produttivo ed economico, con le diverse entità culturali che animano la città, nella consapevolezza che siamo al “capolinea” e che l’incertezza dei tempi che viviamo ci pone ormai davanti a pochissime “chance” di ripresa.
Noi di Civ.Es, sottolineiamo con forza l’auspicio di una coraggiosa svolta di natura politica, da avviare in prospettiva delle prossime Amministrative 2020. Nell’accogliere favorevolmente l’invito di Articolo Uno al confronto sui cinque macro-punti indicati nel loro comunicato, come l’identità e lo sviluppo dell’area vasta interna siciliana, il beneficio della centralità geografica di Enna, il risveglio del turismo, il rilancio delle attività commerciali e il potenziamento delle attività produttive legate all’artigianato, all’agricoltura e all’agroalimentare, non possiamo non aggiungere altri temi di particolare urgenza e importanza.
Vogliamo affrontare con particolare impegno le emergenze sociali, ponendo attenzione ai meno abbienti, a chi vive nel bisogno, ai più fragili, attraverso progetti di vera inclusione sociale e lavorativa; vogliamo porre attenzione all’ambiente, promuovere la valorizzazione del paesaggio, delle bellezze naturali e dei siti naturalistici come Pergusa e altri ancora, attivare la messa in sicurezza delle pendici e dei luoghi a rischio; non possiamo non aggiungere progetti virtuosi con l’Università, col mondo della scuola e dell’educazione in generale – coinvolgendo le famiglie e tutte le agenzie educative – nel preparare l’humus necessario alla futura classe dirigente, nell’attivare un nuovo processo economico-demografico che porti i nostri giovani a progettare il futuro in terra loro, nel gettare ponti di dialogo con altri territori, attirare con patti di sviluppo nuovi investitori, per colmare quel Gap in termini di lavoro e ricchezza che ci scaraventa in coda ad ogni classifica e frenare il trend di impoverimento in cui inesorabilmente siamo scivolati.
E’ ormai più che prioritario quindi, costruire un progetto politico dirompente e forte, intorno al quale radunare quelle forze politiche che oltre a condividere i valori di fondo, accettano la sfida di costruire insieme un nuovo percorso di natura politica, oltre che programmatica, legato esclusivamente al “Bene Comune”.
E’ questo il “nuovo patrimonio” che bisogna assicurare alla nostra città. Una diversa visione dei processi democratici può emergere dal livello locale con il deciso riconoscimento del valore della “partecipazione”, dove partecipare significa anzitutto sentirsi parte di una storia comune. Ma significa anche acquisire nuovi “format democratici” che ci facciano capaci di archiviare il solito copione della politica arruginita, nuovi metodi che liberano l’etica politi

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