Terremoto, l’INGV di Catania: “avremo un sisma catastrofico simile a quello del 1693”

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Terremoto, l’Ingv di Catania: “Realistico pensare che arriverà un Big One, l’impatto sarebbe devastante anche a Siracusa e Ragusa. Carmelo Barbagallo Coordinatore regionale Usb vigili del fuoco Sicilia, ecco perché continuiamo a chiedere, meno medaglie e più attenzione, ai soccorritori e alla popolazione.

Emergenza sisma ed eruzione vulcanica, quali sarebbero le ripercussioni sulla regione e soprattutto provincia Etnea?

La congettura peggiore calcolata è un sisma di magnitudo 6.8 Richter( L’ipotesi peggiore possibile) con epicentro fuori città, come il disastro del 1693. Dagli studi effettuati, il numero ipotetico di morti, feriti, sfollati ed edifici sgretolati. «Non confortante» lo stato degli ospedali e le” caserme dei vigili del fuoco”!

Se si fa riferimento a uno spauracchio di attualità come il terremoto – specie dopo i tremori sismici che hanno investito il territorio di Santa Maria di Licodia, Biancavilla e Paternò – ed il Sisma dello scorso anno a dicembre nella zona dell’Acese, allora possiamo dire che il Comune di Catania ha messo tutto nero su bianco Nel 2012 . Ma avranno fatto gli interventi propedeutici per evitare il peggio? Bhe, diciamo che poco è stato fatto!

Uno scenario simile, che non è redatto per portare sfiga( anche ieri studiosi hanno confermato che può accadere) ma più che altro per avere una base di partenza quando si deve reagire concretamente a una catastrofe di proporzioni devastanti, ma noi rimaniamo scettici! il cosiddetto Big one – in altre parole il terremoto «serio» – ci troverebbe all’altezza della situazione?!?!

Secondo studi accurati, in una scala crescente da uno a cinque, sarebbero 972 gli edifici che andrebbero incontro al grado di danno più alto, ovvero il collasso, il completo sgretolamento. Non sono pochi, ma c’è di peggio. Scendendo di un solo gradino nelle categorie del rischio sismico, passando dunque al livello quattro, le abitazioni che andrebbero incontro al crollo parziale sarebbero oltre 10mila ( solo nel catanese e Siracusa, Ragusa, ecc..?), per l’esattezza 10mila e 380. Quasi 9mila quelle che incasserebbero danni di livello 3, ovvero lesioni gravi.

Quando su questa griglia si inserisce poi l’elemento umano, le previsioni diventano meno fredde ma anche più spaventose. In caso di sisma 6.8 Richter, i morti – ovviamente su un piede statistico – sarebbero 590. I feriti sarebbero, invece, quasi 1800 circa, e il numero di sfollati e senza tetto sarebbe agghiacciante: 27mila( se calcoliamo altri provincie, come è stato detto, veramente i dati sarebbero raccapriccianti). Catania e tutto il dispositivo di soccorso siciliano, sarebbe davvero in grado di reagire? Se molte città in cui Comune, questura, prefettura e addirittura molte caserme dei vigili del fuoco sono collocate all’interno di edifici costruiti molto prima che sorgessero i cosiddetti criteri anti sismici, avrebbe la forza per rialzarsi da un tracollo di simile portata? Questo è impossibile da predire, ma neppure da sottovalutare.
PER QUESTO ALLA CONSEGNA DELLA MEDAGLIA D’ORO AL VALOR CIVILE, ABBIAMO CHIESTO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ” NON SI DIMENTICHI DI NOI”.

Mattarella e Conte, si sono fatti sentire…..ma non possiamo aspettare i morti per essere presi in considerazione ( 8 Vigili del fuoco hanno perso la vita in meno di 2 anni, molti con infortuni gravissimi. Ma torniamo a noi.) speriamo non si fermino!

Un’altra previsione che fa una certa impressione è l’ipotesi di distribuzione dei danni sui territori comunali, indicata ancora nel Piano di emergenza comunale. In presenza di un terremoto di forte entità, le zone di Catania e altre province di simile struttura più martoriate sarebbero «la parte di centro storico inclusa da via Plebiscito ad ovest, da via Umberto a nord e da via Dusmet a sud» e ancora «un vasta area del quartiere Picanello, le zone di edilizia popolare nel quartiere San Leone e buona parte dell’edificato intorno alle vie Acquicella, Acquicella Porto e Zia Lisa.

Il Piano di emergenza sintetizza con dovizia di particolari il rischio sismico della città di Catania, e se si estendesse ad altre province, dovremmo decidere, chi salvare e chi deve aspettare! Qui le previsioni diventano quasi per addetti ai lavori, estremamente settoriali. Uno degli specchietti più interessanti riguarda i diversi modi in cui sono stati costruiti gli edifici a Catania a partire dal 1919, associati a varie ipotesi di esposizione al rischio. In generale la fragilità delle case catanesi è «inferiore per gli edifici in muratura, e superiore per quelli in cemento armato», con questi ultimi che rappresentano il 22 per cento del totale e che sono diventati la regola – o quasi – nelle costruzioni a partire dagli anni ’70. In merito agli edifici non a norma anti sismica, è notoria la difficoltà degli enti pubblici per reperire risorse per la riqualificazione, in assenza di un piano organico.

Di rilievo sono i grafici riguardanti le condizioni strutturali di alcuni tipi di edifici, come per esempio beni monumentali, chiese, ospedali. Quanto ai monumenti, quasi l’80 per cento del totale è composto
da palazzi e chiese. Se i palazzi presentano «uno stato di manutenzione medio-buono con stati fessurativi limitati e con una qualità muraria che può considerarsi generalmente accettabile», lo stesso non può dirsi per i luoghi di culto. Che presentano «una percentuale, seppur limitata, di danno grave e di stato di manutenzione pessimo». Si tratta in genere di «chiese di piccole dimensioni, nella zona periferica della città», la cui tipologia più ricorrente è quella «a navata unica».

Addirittura, rimanendo ancora alle chiese, in caso di scenario 1693 «per il 95 per cento il danneggiamento previsto è valutabile come il collasso strutturale dell’edificio (ovvero livelli 4 e 5 di rischioultimo dato riguarda gli ospedali del territorio catanese. Sebbene la situazione generale sia definita come «non particolarmente confortante», soltanto il Vittorio Emanuele viene catalogato tra gli edifici «potenzialmente pericolosi», con una stima da 1,4. Qui però i plessi vengono inseriti in una scala da 0 a 7, dove al numero maggiore corrisponde una migliore performance anti sismica. Tutti gli altri nosocomi etnei, non superano il livello 3.
Le previsioni dicono, ci sarà il Big One ed una importante eruzione dell’Etna, ma non è certo quando! L’attività sismica della Sicilia orientale viene costantemente monitorata dal personale e dalla strumentazione dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Catania, Riteniamo da tutta una serie di dati che possano essere eventi sismici collegati all’attività eruttiva dell’Etna. E’ in atto una fase di ricarica di magma che risale e provoca questi assestamenti. Lo si sa dalla deformazione in atto, dai parametri biochimici, dai rilevamenti satellitari. Non dimentichiamoci che il nostro è il secondo vulcano più attivo al mondo. La sismicità legata all’attività del vulcano Etna sia da eventi di origine tettonica che possono raggiungere magnitudo elevata, come nel caso del 1818 quando si ebbe un evento di magnitudo pari a 6.3.. ”.

E’ prevedibile, quindi, una ripresa importante dell’attività eruttiva? “E’ solo una questione di tempo. Secondo i nostri studi in questa fase il serbatoio magmatico contiene 50-60 milioni di metri cubi che risaliranno per essere eruttati. Per fare un riferimento: l’eruzione Etna del 2002 di Nicolosi, partita dalle fratture originatesi poco sopra l’area del Rifugio Sapienza, ma con fratture anche a Piano Provenzana, era stimata di 100 milioni di metri cubi di magma, mentre quella del 1992-93 di Zafferana, la più violenta dopo quella storica del 1669, produsse 350 milioni di metri cubi di lava”.

Qualche mese fa, da una intevista rilasciata alla ” Sicilia” dall’ex capo della protezione civile, Franco Barberi, dove oltre a parlare dell’esperienza vissuta nell’eruzione vulcanica dove con gli esplosivi, si riuscì ad evitare il peggio. “Quella però è storia già nota.”

Alla domanda, in caso di eventi sismici di grossa entità a Catania, quale sarebbe il risultato?

Nel caso dei terremoti ci ha spiegato che l’unica prevenzione possibile è costruire edifici antisismici. Ai piedi dell’Etna, c’è una grande città come Catania fatta per circa l’80 per cento di palazzi e case non antisismiche. Come mai si è rimasti così indietro?«Perché la normativa antisismica è stata adottata con grandissimo ritardo.

con grandissimo ritardo. In Italia fino al 1980 la classificazione sismica si faceva soltanto aggiungendo all’elenco delle zone sismiche via via quelle colpite da nuovi terremoti. La prima mappatura risale al terremoto di Messina, dunque solo i luoghi colpiti nell’arco del Novecento era considerati sismici.

Le case costruite prima del 1984, sono sismicamente insicure e ciò significa che i prossimi terremoti, anche a Catania, potrebbero essere una tragedia.

Pertanto ci viene spontaneo ancora una volta denunciare anche lo stato di criticità dei Vvf nell’isola- Catania su tutte- già in un recente passato, in varie testate giornalistiche, non ha fatto altro che confermare la tesi fatta da noi in più occasioni e cioè in Sicilia e, a Catania in particolar modo, la situazione è particolarmente delicata.

Considerati anche gli accadimenti succedutesi in lasso di tempo molto ristretto ” Amatrice, Rigopiamo, Ischia, Catania alluvioni e bombe d’acqua catastrofiche- dimostrano quanto sia debole l’Italia e le nostre infrastrutture.

  • l’USB Vvf, da anni lamenta la pesante carenza di personale. Qual’è invece la situazione Siciliana?

La descriviamo nel dettaglio:

“E ormai nota la cronica carenza di personale operativo vigile del fuoco, che affligge tutte le province della Sicilia ed in particolare quella etnea(128 unità la carenza, 28 a breve saranno assegnate per l’apertura di Palagonia) che per collegamenti e traffici più agevolati la vede al centro di grossi problemi gestionali del soccorso tecnico urgente. Tale disaggio è stato evidenziato già ampliamente dall’USB, sia a livello nazionale, che in ambito, regionale e locale. Ricordo ai lettori, che Catania è la terza città per numero di interventi pro capite in Italia, ma le province vicine, sono messe in egual modo malissimo, Messina, Siracusa, Enna….. hanno criticità non indifferenti.

La realtà operativa Siciliana è tra le più complesse d’Italia anche per la presenza di insediamenti industriali di terziario avanzato.

– Non basta: c’è anche la realtà del pericolo sisma legato alla specificità del territorio, la Sicilia ha un rischio elevato, la storia ci insegna. Qual’è lo stato di salute del soccorso? Se ci dovesse un sisma come quello che ha colpito il Centro Italia e visti gli eventi che si sono susseguiti nel territorio? che soccorso scatterebbe in Sicilia…….?!?!?!
Possiamo dire che, allo stato attuale, qualora ci fossero più zone interessate, dovremmo solamente” pregare ” Palermo è l’unico comando completo di equipaggiamento e uomini, il resto della Sicilia, deve aspettare, magari pregando che non si interrompa qualche strada, viadotto….. perché sennò, solo gli aerei, possono venire in supporto!

In questi anni, tramite missive al, ministro degli interni, infrastrutture, presidente della Repubblica, regione e sindaco, abbiamo espresso i nostri timori e amarezze, per lo stato di salute di Vigili del fuoco, siciliani e Catanesi soprattutto, vogliamo che Palagonia( pare a gennaio) e Roccalumera ( non si sa nulla), non rimangono Delle incompiute, sarebbero distaccamenti di fondamentale importanza, oltre alla riclassificazione sedi di qui distaccamenti che compiono più di 1100 interventi annui, che hanno distanze proibitive e territori vasti.

Noi non vorremmo trovarci nella condizione di dire, soccorrete i soccorritori!

Noi non ve lo possiamo più permettere, cara politica, cara amministrazione….

basta parole, ora i fatti ( Piccoli passi sono stati fatti, ma pagati con la pelle di 8 colleghi).

Per la popolazione, per i soccorritori!
Meno medaglie, più rispetto!

Carmelo Barbagallo Usb Vigili del fuoco

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