CASTROGIOVANNI: UNA CITTA’ DI CHIESE, MONASTERI E CONVENTI di Salvatore Presti

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Castrogiovanni: una città di chiese, monasteri e conventi. Uno dei primissimi   insediamenti monastici è stato quello dei frati francescani minori mendicanti, prima residenti nei pressi del costone roccioso dello Spirito Santo nel XIV secolo, per volontà di Federico II, poi trasferitisi al centro della città, nel palazzo che fu dei Chiaramonte, allorquando l’ultimo discendente, Andrea, fu trucidato a Palermo nel 1391, da re Martino per fellonia, con la confisca di tutti i suoi beni. Fino al 1800 si contavano cinquanta chiese e chiesette, sette conventi e sette monasteri dove si affollavano un esercito di religiosi tra canonici, preti, monache e monaci di vari ordini. Fu il vescovo Nicola Maria Caracciolo, a capo sin dal 1540 della Diocesi di Catania, cui dipendeva Enna, ad organizzare la struttura ecclesiastica della città. Essa comprendeva una chiesa Madre, diretta da un vicario del vescovo, ben dodici parrocchie, rette da cappellani di nomina vescovile o anche vicariale, con funzioni di chiese sacramentali, ciascuna delle quali dotata di un territorio di appartenenza. Il maggior numero di parrocchie si trovavano nel costone roccioso di levante, il più popoloso. In area centrale la parrocchia di san Domenico in san Giovanni. In zone più marginali la parrocchia di san Pietro, san Biagio di Porto Salvo, di san Leone, di san Giorgio, di santa Caterina, quindi la parrocchia di san Nicola, di san Bartolomeo, della ss. Trinità, di san Leonardo e la parrocchia di san Tommaso in posizione più centrale, infine in posizione di cerniera tra le due aree urbane quella di san Cataldo. Alle parrocchie si affiancarono conventi e monasteri. Al convento di san Francesco, presente ad Enna sin dal 1332, nel XV secolo si aggiunsero i conventi dei frati Carmelitani, degli Eremitani Agostiniani e dei Domenicani, che s’insediano in città soltanto nel 1559, mentre ancora non s’era concluso il Concilio di Trento, con il quale una nuova fase storica della Chiesa di Roma andava ad iniziare. Fu così che per intercessione di padre Tommaso Fazello, dotto predicatore quaresimale, e il contributo economico del nobile ennese Vincenzo Varisano, che mise a disposizione il denaro necessario all’operazione d’insediamento, i frati domenicani realizzarono il loro complesso monastico in un’area centralissima della città, dietro la Plaza Maior, al Piano delle Case Grandi, dove edificarono il loro convento con il magnifico tempio dedicato al loro istitutore, san Domenico (una chiesa ampia e maestosa a tre navate, unico esempio in città dopo la Matrice). Ai quattro conventi dei frati Mendicanti se ne unirono ben presto altri due, i Minori Osservanti (1517) e i Minori Cappuccini (1528). I primi, dopo un periodo di residenza in località misericordia, s’insediarono nel 1577 a Monte Salvo, nei pressi di una piccola cappella dedicata alla Madonna, dove ogni anno si conclude la festa della Madonna della Visitazione del due luglio. I Minori Cappuccini, invece, si stabilirono in un luogo ameno dove costruirono il convento e la chiesa nell’anno 1587, con tutto intorno una selva chiamata dei cappuccini, dove poi venne localizzato il cimitero. A partire dei primi anni del Cinquecento si fa sentire in città la necessità di potenziare la presenza femminile degli ordini monastici. Si registrò così l’insediamento delle Carmelitane per iniziativa di una pia donna e delle sue figlie, che fondò il Monastero di San Marco le Vergine nel sito della soppressa sinagoga del quartiere della giudecca, a seguito dell’esodo forzoso della comunità ebraica del 1492. Subito dopo, da parte di un gruppo di consorelle staccatesi da san Marco, si costituì il monastero delle Benedettine dedicato a santa Maria del Popolo, la cui residenza finale si trovava nei pressi della comunità delle monache Clarisse, appartenenti al secondo ordine di San Francesco. Fino al 1661, anno in cui giunsero in città anche i Benefratelli (frati ospedalieri di san Giovanni Di Dio), fu un susseguirsi di fondazioni di Conventi e Monasteri fino ad arrivare a ben quindici comunità religiose, di cui sei femminili e nove maschili. Nel 1598 nel palazzo del barone Capodarso della casa Leto, si costituì la seconda comunità di monache benedettine, sotto il titolo del glorioso san Michele Arcangelo. L’anno successivo, nel 1600, per iniziativa di Niccolò Collotorto, che mise a disposizione il suo ricco patrimonio, si stabilì nel monastero di san Benedetto, il più importante per dimensioni e posizione, la terza comunità di monache benedettine. Nel 1626, infine, per opera della nobildonna Costanza Casale, moglie di Francesco Rotundo, venne fondato un secondo monastero dell’ordine delle Clarisse dedicato a santa Maria delle Grazie, che si affiancò all’altro esistente di Santa Chiara. La città ormai, nei primi decenni del 1600, da 14mila abitanti ne contava quasi ventimila, con la presenza di 25 baroni molto “honorati”, proprietari di palazzi lungo l’asse della strada Maggiore, che contribuirono con generose elargizioni e donazioni d’immobili alla diffusione d’insediamenti monastici.

(Nella foto: il Monastero delle Benedettine)

Salvatore Presti

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