Il valore degli Emoji ai tempi del Coronavirus…. di Giovanna Modesto

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Pare che i tanto criticati social network, assieme all’intera realtà virtuale formata da: motori di ricerca, link, mail, ecc … in un periodo come questo, costernato dall’emergenza Coronavirus, più che mai riescano ad agevolarci in qualunque modo ad esempio: nel lavoro, grazie ala possibilità di lavorare da casa, dandoci l’opportunità di fare acquisti, favorendo le relazioni sociali, ecc… Ma, è proprio in un momento simile, ove sempre più prevalgono continue restrizioni sociali, per la tutela della nostra salute e degli altri, che tali restrizioni abbiano, seppur momentaneamente, tolto qualcosa di essenziale all’uomo, ossia lo scambio di gesti di affetto attraverso il contatto fisico.
Ma sembra proprio che i social, grazie ad alcune loro componenti già introdotte qualche anno fa, abbiamo pensato pure a questo, rendendo possibili tali gesti grazie ai cosiddetti Emoji, ovvero dei pittogrammi digitali i quali offrono la possibilità, seppur virtualmente, di potersi scambiare: baci, abbracci, strette di mano, ecc … in un periodo in cui tutto ciò potrebbe essere dannoso per la nostra salute.

Ma cosa sono esattamente le Emoji?

Gli Emoji sono dei pittogrammi digitali, ovvero delle immagini che servono per sostituire parole, espressioni, parti del discorso, spesso difficili da scrivere. Infatti, la loro diffusione, pare sia favorita anche da una sorta di necessità di poterli abbinare alle parole appunto, per una comprensione più chiara di ciò che viene detto. Ad esempio posso fare un battuta ironica che, se accompagnata da un emoji in tono arrabbiato, faccia capire che si tratta più di un richiamo che di una frase divertente.

Un po’ di storia

La parola Emoji pare sia comparsa per la prima volta nel 2015, al’interno del dizionario di Oxford, che decise di nominarla come parola dell’anno.
Etimologicamente parlando tale termine deriva dall’unione di “e” che sta per immagine, “mo”, che sta per scrittura ed “ji” che sta per carattere, dunque tradotto letteralmente Emoji vuol dire “pittogramma”.
Oggigiorno gli Emoji stanno divenendo sempre più un vero e proprio linguaggio universale; esse infatti, a differenza di foto, video, ecc … fanno proprio parte del testo che ci troviamo a scrivere o a leggere e, all’interno del quale, ne sono perfettamente integrati.
A seconda della qualità e della quantità di emoji che vengono utilizzate al momento della scrittura, possiamo comprendere meglio talvolta, anche il tipo di personalità di ciascuno: ad esempio chi ne inserisce tantissime può trattarsi di una persona abbastanza sicura di sé oppure molto estroversa, diversamente da chi ne utilizza ben poche che, in questo caso, potrebbe trattarsi, al contrario, di una persona introversa; o ancora, utilizzarne tante rimanda ad un tono più amichevole e confidenziale, mentre aggiungendone solamente una siamo più in presenza di un linguaggio più formale, ecc …

Studi e ricerche che confermano l’importanza degli Emoji

Vari studi sono stati effettuati a riguardo. Ad esempio in uno studio intitolato: “Emojis: A Grapholinguistic Approach” in cui Christa Dürscheid & Dimitrios Meletis, dopo aver stilato delle ricerche sulla comunicazione computermediata (CMC) e sulla grafolinguistica, analizzano meglio la questione di come gli emoji possano essere utilizzati all’interno di una comunicazione grafolinguistica. Da qui è emerso che gli emoji vengono utilizzati per separare una frase dall’altra ad esempio, (sostituendo il punto o la virgola) oppure semplicemente per completarle donando ad esse una vera e propria “emotività”.
In un altro studio effettuato da Luke Stark e Kate Crawford, si afferma che gli emoji oltre a rappresentare un buon ausilio per l’economia digitale, attraverso la manipolazione delle informazioni a scopo economico, abbiano un vero e proprio significato affettivo sia per chi le manda che per chi le riceve; piccoli personaggi insomma, che si attaccano, attraverso un utilizzo quotidiano di essi, alle nostre “vite digitali”.
Sempre in tale studio, gli emoji vengono considerati come nuove forme di espressione culturale, i volti che li contraddistinguono infatti, vengono utilizzati come fossero segni di punteggiatura; chiunque oramai, attinge a questi simpatici pittogrammi!

Le Emoji e il Coronavirus

Dopo le norme di sicurezza messe in atto a seguito della pandemia ormai dilagata da tempo, ovvero del COVID-19, quella di maggiore importanza per evitare la diffusione del contagio, come accennato poch’anzi, è sicuramente l’evitamento del contatto fisico, ovvero di: baci, abbracci, una semplice stretta di mano, ecc…
L’essere umano come sappiamo, è un animale sociale e, come tale, necessita di continui scambi relazionali, solitamente accompagnati da manifestazioni affettive. Anticamente la distanza tra due individui, veniva compensata dallo scambio di lettere cartacee oppure, quando ve ne è stata la possibilità, da semplici telefonate. Certo, non è la stessa cosa dei mezzi di comunicazioni esistenti al giorno d’oggi, ove possiamo sbizzarrirci come vogliamo per comunicare con un’altra persona, possiamo tra l’altro comunicare anche con più persone contemporaneamente, ad esempio attraverso i gruppi di WhatsApp, ove si possono inviare messaggi scritti o registrazioni vocali, oppure condividendo dei post su Facebook, ecc… a seconda del tipo di comunicazione che vogliamo mettere in atto. Persino chi possiede una qualche disabilità, grazie a tali mezzi può perfettamente comunicare con gli altri, tramite software ideati appositamente per ogni tipo di necessità comunicativa.
Ed è proprio tali mezzi di comunicazione che in questo periodo ci regalano tante opportunità comunicative, specie WhatsApp, Telegram, Twitter, Facebook, Messenger, ecc… i quali aiutano ad arricchire le nostre comunicazioni con qualcosa di cui, per il momento, dobbiamo fare necessariamente a meno: i gesti di affetto.
Un bacio, un abbraccio, una stretta di mano virtuale, non è la stessa cosa ovviamente di poterli mettere in atto fisicamente, ma al momento è l’unico mezzo di cui disponiamo per poterci sentire vicini e, oltre a scambiarci le varie notizie ed informazioni che circolano per ora su quanto accade, possiamo ancor più sentirci vicini esprimendo liberamente le nostre emozioni gli uni gli altri: rendendo esplicita la nostra tristezza mentre ci viene raccontato un episodio doloroso e manifestando gioia e commozione, per delle circostanze positive.

Certo è importante non scambiare la necessità dei social con la dipendenza dagli stessi, ma all’interno di un tale contesto ove ci troviamo tutt’ora, credo bisognerebbe ringraziare l’esistenza di tali strumenti per poter provare oppure donare ancora un’emozione a chi ci ascolta, seppur in maniera diversa.

Ipotizzare che fine faranno gli emoji è ancora del tutto prematuro, anche se tante sono le ipotesi che ne prevedono la scomparsa, a causa di una probabile sostituzione dei messaggi scritti con i messaggi vocali, ma per il momento semplicemente godiamoceli!

Giovanna Modesto

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