IL TEATRO NEL TEMPO DEL COVID-19

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Un grido di dolore si leva dal mondo dello spettacolo. Raccogliamo una riflessione che ci perviene da Elisa Di Dio della Compagnia dell’Arpa, il cui presidente e direttore artistico, Angelo Di Dio, ha dovuto sospendere, a causa del Covid19, la calendarizzazione della tournée della commedia Dame Barbebleue, prodotta dalla compagnia xibetana. Come si sa hanno chiuso i battenti i cinema, i teatri e tutti i luoghi frequentati dal pubblico dove vengono rappresentati eventi dal vivo e non solo. La prima cosa che ha evidenziato la Di Dio è che “non esiste una data certa per la riapertura di questi spazi. Se ne riparlerà, forse, a fine 2020 o nel 2021. Tutto ciò ha generato un blocco di un intero settore che produce arte, bellezza e alimenta l’economia, l’attrattiva dei territori, l’offerta culturale e turistica”. Il coronavirus19, oltre a causare centinaia di morti, mettendo a dura prova il nostro sistema sanitario, ha corroso in un attimo “il senso delle relazioni umane”, colpendo soprattutto “tutte quelle realtà che trasmettono e concorrono a elaborare sapere, cultura e arte come le scuole, le biblioteche, i musei e gli spazi teatrali”. Anche il disagio economico che coinvolge tutte le maestranze, attori, sceneggiatori, costumisti, registi (a parte le compagnie e gli artisti più noti) che ruotano attorno al mondo dello spettacolo è venuto drammaticamente alla luce, con il fermo imposto dalla pantemia. Ciò che ha proposto il ministro della cultura e dello spettacolo Franceschini di una piattaforma on line a pagamento per trasmettere spettacoli in streaming è alquanto azzardato, secondo il parere di molti addetti ai lavori. “Il teatro si fa dal vivo – afferma la nostra interlocutrice – tutto il resto non è che un pallido surrogato, che diverte a metà, che commuove a tratti, né lascia il segno come succede quando ci si trova in una sala teatrale”. Adesso occorre pensare ad altro, a luoghi più ampi, a cominciare da quelli in cui il teatro è nato 2500 anni fa, i “Teatri di Pietra”. La Sicilia ne è piena, il nostro territorio possiede il Teatro Ellenistico di Morgantina e gli spazi dei cortili interni del Castello di Lombardia, che fu Teatro Lirico sin dagli anni ’40. “Nei sagrati delle chiese con nello sfondo le facciate dei monumenti ecclesiali della città del Quattrocento e del Seicento, come pure nei bagli e nei cortili delle antiche masserie, nei giardini, nei parchi privati e pubblici, si può fare teatro”, afferma ancora Elisa Di Dio. Esempi già sperimentati nel recente passato sono state le gradinate della Matrice e della chiesa di San Cataldo. L’utilizzo di spazi così ampi consentirebbe l’attuazione delle norme della sicurezza, in termini di distanziamento, igiene e sanificazione, emanate in questi ultimi mesi per contenere la propagazione del virus Covid-19.

Salvatore PrestI

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