Cataldo Salerno: “Paghiamo una modifica del Prg che ha provocato un danno enorme”. di Paolo Di Marco

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Oggi non esistono i presupposti per alcuna discussione”. A pensarla così, e lo afferma senza alcun tentennamento, è Cataldo Salerno, ex presidente dell’ateneo ennese, e anima indiscussa dell’idea stessa dell’università nel territorio. Il divario c’è, è grande e soprattutto appare incolmabile. L’analisi di Salerno parte dall’ultimo affronto subito dalla Kore: la perdita del finanziamento per la costruzione della residenza universitaria ad Enna bassa. “Siamo riusciti – dice Salerno – ad intercettare un finanziamento di 8 milioni di euro che ormai sono persi e che andranno ad atenei del centro nord. Paghiamo una modifica del Prg che ha provocato un danno enorme. Noi avevamo previsto un ulteriore investimento di altri 8 milioni di euro. E invece niente. L’intero vertice dell’ateneo si era scommesso su un bando che ha visto presentati 80 progetti dove la commissione nazionale è stata composta da valentissimi esperti urbanistici ed economisti. Dicevo un danno enorme. Infatti siamo diventati inaffidabili. Mi spiego meglio, chi presenta la richiesta di partecipazione ad un bando e ottiene un finanziamento deve poi realizzare altrimenti è inaffidabile, proprio quello che è successo a noi, sopra la nostra volontà. Ma questo aspetto non fa testo”.
Per la realizzazione della residenza universitaria eravate in possesso delle autorizzazioni?
“Tutte. Mancava solo quella del Comune. Noi abbiamo presentato la richiesta sei mesi prima che il Prg venisse modificato ma non è valso a nulla. La velocizzazione imposta alla conclusione dell’iter del Prg mi pare che abbia avuto un obbiettivo ben preciso. E’ possibile che la stessa idea possa essere realizzata fuori. Senato accademico e Cda valutano proposte di altre città considerato lo sbarramento che c’è ad Enna. Il rettore Puglisi è veramente scocciato per non dire infuriato di questo stato di fatto”.
Ma non c’è una via per riattivare un dialogo e ridare fiato ad una speranza?
“Non credo proprio. Ci aveva provato l’ex prefetto Scaduto mettendo attorno ad un tavolo i rappresentanti del Comune e dell’Università, tutto sembrava preso per il verso giusto con il Comune che aveva preso un impegno riguardo il rilascio della licenza di costruzione secondo il Piano allora vigente e l’accordo era stato acclarato dalla presenza del prefetto e dei dirigenti del Comune. All’incontro partecipò anche il rettore Puglisi che per questo si è sentito tradito nella parola. Adesso l’ateneo si è messo il cuore in pace e intende lavorare per le sue cose come il Comune farà per le sue. E dire che la Kore ha sempre collaborato senza chiedere nulla. Basti ricordare l’intervento al viale Caterina Savoca e in via Mercato. Con estrema amarezza, vuol dire che doveva finire così.”
Salerno non si ferma e cita altri episodi di altre istituzioni che hanno messo in difficoltà l’ateneo: “Un’altra vicenda riguarda la struttura dell’ex Ospedale Umberto I di Enna alta. Ci era stata affidata e la Kore ebbe ad attivare con immediatezza lavori per circa 650 mila euro. Un terzo li spese nella parte del Carmine e due terzi nei settori delle ex chirurgie. Da un momento all’altro l’Asp ci chiese di riavere l’immobile. E ricordo anche la realizzazione della residenza universitaria del Mulino a Vento di proprietà della Provincia. L’allora presidente Galvagno la concesse alla Kore per 29 anni. Abbiamo progettato la ristrutturazione, l’abbiamo realizzato secondo quanto imposto dalla Regione e poi la Provincia, del dopo Galvagno, ha preteso di riaverla.”
Ma c’erano dei contratti che andavano onorati. Perchè non avete portato le vostre ragioni in tribunale?
“Per scelta non abbiamo mai voluto intraprendere la via giudiziale. Ci siamo messi da parte in silenzio”.
Quest’anno è partito il primo corso della facoltà di Medicina e tutti sanno che abbinata a tale facoltà c’è sempre un Policlinico.

Ma se le istituzioni neppure dialogano per una residenza universitaria per portare una tale struttura sanitaria ad Enna è buio pesto?
“Mi dispiace ammetterlo ma è proprio così. Quella del Policlinico è una grandissima sfida ma con questi atteggiamenti folli credo proprio che andrà a finire a Caltanissetta”.
Ad Enna non c’è dialogo e il tempo scorre.
“La sede del nuovo Policlinico lo decide l’Università Kore insieme alla Regione ma stando così le cose non ci daranno la licenza e noi neppure ci proveremo proveremo a richiederla su Enna”.
È una necessità averlo istituito se la Facoltà di Medicina vuole avere un futuro?
“E’ così. Lo dobbiamo realizzare al massimo entro tre anni perchè deve essere pienamente attivo nei 6 anni del primo corso. Se non sarà funzionante non ci rinnovano l’autorizzazione per il corso di laurea e la Kore non lo può perdere. La Regione per adesso ha indicato le province dove può nascere: Agrigento, Enna e Caltanissetta”.
Perchè tanto distacco su una realizzazione che oltre ad essere il fiore all’occhiello del territorio e l’unico vero gioiello economico e culturale che Enna può vantare?
“Tutti i mali provengono da una sola mancanza. Enna in atto è sfornita di una vera ed efficiente classe politica. Altre province invece ne sono dotate e si fanno sentire con percorsi univoci di sviluppo al di là delle casacche che portano. Io capisco che dirigenti o politici che non sono o non vivono ad Enna sono impegnati a causare il massimo danno. Non capisco invece il politico o il dirigente che è di Enna e ad Enna vive e permette danni così evidenti che non riguardano solo l’università ma tutti i settori della città e della provincia. Basta viverci per capire fino in fondo il danno prodotto”.
In ogni caso la Kore è proiettata al futuro?
“Come sempre, ma aggiungo, forse, più lontana da questo territorio se vuole sopravvivere. In 15/20 abbiamo operato un mezzo miracolo. L’ateneo è guidato da un rettore altamente rappresentativo e competente, i numerosi incarichi lo testimoniano. Non ultimo gli è stato affidata la guida del coordinamento delle quattro università siciliane. Non solo ma la nostra struttura dialoga e si confronta con esperienze accademiche di tutto il mondo, ad Enna invece non trova risposte. Siamo stranieri in terra nostra. Ripeto, non mi stupirei se il vertice della Kore decidesse di delocalizzare. Oggi c’è una grande competizione per conquistare nicchie di risorse. Siamo in competizione con Palermo e Catania mica con alcune frazioncine di Comuni. Con la nostra qualità registriamo iscritti da ogni parte dell’isola. Dalla provincia arrivano il 20 per cento degli studenti e dalla città il 6 o 7 per cento”.
Professore Salerno, la sua analisi non lascia spazio a tentativi di riconquista di posizioni per il Comune capoluogo?
“Mi spiace dirlo ma mi pare proprio di no. Anzi in questa discesa che ha imboccato la sindacatura Dipietro sottolineo in negativo anche l’aspetto comunicativo. Il Comune ha abbandonato la voglia di vivere in grande, di essere capoluogo e lo ha scritto anche nelle insegne. Non ha mantenuto neppure questo orgoglio, nessuno l’ha fatto. Hanno declassato la città a villaggio da ridere imponendogli uno scarso livello culturale. Il Comune lo vediamo e ne sentiamo gli effetti solo in occasione delle lauree quando la mancanza di spazi per i parcheggi impone ai parenti e agli amici dei laureandi una sosta selvaggia. E come di consueto ecco spuntare le pattuglie dei vigili urbani. Tra l’altro questa mia critica non è cosa nuova considerato che l’ho già espressa pochi mesi fa in consiglio comunale”.
Insomma nero all’orizzonte per lo sviluppo della Kore in città?
“Mi spiace dirlo ma è così. Non vedo – conclude Cataldo Salerno – una mano protesa verso l’ateneo, anzi”.
Se la speranza è l’ultima a morire è necessario ancora cavalcarla sperando che Comune e università Kore tornino a dialogare e a stare seduti assieme in quel tavolo così importante per lo sviluppo non della città ma dell’intera provincia di Enna.

Paolo Di Marco

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