Acqua, per calmierare le tariffe è necessaria una revisione del contratto d’ambito

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I sindaci in provincia prendono di petto il caro-acqua, o forse no? Per il momento c’è la sola consapevolezza che continuando senza alcuna variazione con il contratto di gestione stipulato 15 anni fa e in vigore per altri 15 le tariffe non potranno che aumentare e anche vertiginosamente. Ecco perchè il sindaco di Enna Maurizio Dipietro, nella qualità di presidente dell’Ati provinciale, tira il freno a mano e chiede un immediato taglio delle bollette del 5 % e una rivisitazione del contratto d’ambito. Ma su questa richiesta non c’è convergenza assoluta, anzi i distinguo, tra i sindaci, si sprecano. Dal canto suo la deputazione regionale tenta di accendere i riflettori sul problema e la deputata di Attiva Sicilia Elena Pagana è stata pronta a far convocare, settimana scorsa, la quarta commissione dell’Ars alla presenza di alcuni sindaci dell’Ennese. L’altra deputata, Luisa Lantieri di Ora Sicilia, ha invece già messo la firma su un emendamento che se approvato farà arrivare dalla Regione ben 6 milioni di euro l’anno al sistema idrico provinciale. Una iniziativa che non ha avuto fino ad ora il risalto che invece merita.

Infine alcuni consigli comunali hanno dedicato sedute ad hoc.

Insomma la politica finalmente ha capito che è necessario rivisitare il contratto d’ambito che oggi lega il territorio provinciale ad AcquaEnna? Forse si.

Per dare contezza del macigno che potrebbe gravare ulteriormente sulle tasche dell’utenza basta dire che nei primi 15 anni gli investimenti sono stati circa 104 milioni di euro e sono pesati per circa 66 milioni di euro sull’intervento pubblico e per 38 milioni di euro sull’utenza. Per i restanti 15 anni si prevedono, da contratto, investimenti per oltre 210 milioni di euro con 174 milioni a carico dell’utenza e 39 milioni a carico dell’intervento pubblico. Senza una riconsiderazione del tutto se oggi le tariffe sono altissime a breve supereranno le stelle per posizionarsi su qualche pianeta dell’universo. La vicenda è oltremodo delicata, esiste un contratto d’ambito tutt’ora vigente che deve essere onorato dalle parti, quindi anche AcquaEnna non può esimersi dagli investimenti relativamente a quanto prevede la progettazione approvata. E più vengono calati investimenti sul territorio più è destinato ad aumentare il costo della tariffa. A Sala d’Euno il consigliere di riferimento dell’opposizione Dario Cardaci ha posto due semplici domande. Perchè il contributo regionale sugli investimenti è del 69 % ad Enna mentre a Caltanissetta rasenta il 90 %? E perchè sempre alla provincia Nissena vanno 6 milioni di euro l’anno di contributo per la gestione e ad Enna nulla? Riguardo la prima domanda fino ad oggi non esiste una risposta certa. Chi di competenza dovrebbe interrogare e interrogarsi. Probabilmente la percentuale del 69% viene fuori dalla progettazione. Riguardo i 6 milioni di contributo annuale non è roba di poco conto. Infatti rimangono ancora 15 anni di contratto e grazie ad una elementare moltiplicazione è possibile evidenziare una entrata di 90 milioni di euro che aiuterebbe di certo la gestione calmierando le tariffe. “Ho già preparato e sottoscritto l’emendamento – dice l’on. Luisa Lantieri – che verrà inserito nella legge di bilancio regionale che l’Ars approverà nei primi mesi del prossimo anno. Ne ho dato notizia nella seduta, dove ho partecipato, della IV commissione all’Ars fatta convocare dall’on. Pagana”. Sarebbe un aiuto importantissimo per il territorio ma i deputati ennesi sono 2 su 70 e per far dare il via libera all’emendamento è necessario uno sforzo di tutta la classe politica locale. Dipietro è chiaro sulla questione: “Sono francamente preoccupato per la tenuta economica finanziaria di imprese e famiglie.” Per il primo cittadino “non è possibile ridurre le tariffe senza intaccare la quota relativa agli investimenti. Anzi, sotto questo punto di vista il quadro risulta essere, se possibile, ancora più grave e preoccupante.” E rivela: “Da documenti venuti in mio possesso emerge un dato drammatico: nei primi 15 anni del contratto la tariffa è cresciuta per gli investimenti posti a carico dell’utenza”. E sono stati, è bene ripeterlo, solo 38 milioni di euro contro i 66 dell’intervento pubblico. Nei 15 a venire questo rapporto si capovolgerà di netto con circa 174 milioni di euro a carico dell’utenza e 39 proveniente da intervento pubblico. Ecco perchè per Dipietro: “L’unica strada da percorrere per rendere sostenibile ed equa la tariffa del servizio idrico è quella della revisione del piano d’ambito a partire dal taglio del 5% degli investimenti che è ciò che si può fare subito. Senza un intervento immediato la tariffa è destinata ad aumentare in maniera vertiginosa.”

Paolo Di Marco

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