Niente programmazione in provincia. L’Ance accusa “Nessun progetto presentato dai Comuni contro il dissesto idrogeologico”.

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Rispetto un plafond-finanziamenti di quasi 2 miliardi di euro neppure uno spicciolo in provincia

Le posizioni di fine classifica sono da tempo le residenze abituali del territorio Ennese. Desertificazione, emigrazione, povertà, disoccupazione, in una parola mancanze di prospettive appartengono al territorio provinciale. Non si contano più le parole buttate al vento in decine e decine di anni che hanno arricchito pochi, impoverito la gran massa e buttati fuori, emigrazione, gli altri. E dire che con un territorio pieno zeppo di ricchezze, opportunità e voglia di fare non dovrebbe essere difficile dare una svolta. E invece è impossibile perchè mancano due requisiti fondamentali: amalgama e programmazione. Due recenti notizie confermano questo assunto. Il Recovery Plan è sulla bocca di tutti, 209 miliardi di euro per rafforzare l’opera dello Snai, Strategia nazionale aree interne. Tale strategia punta su 72 aree interne, in provincia di Enna neppure uno straccio di un programma. Solo Centuripe rientra in questa misura ma solo perchè è stato inserito dentro un progetto catanese con Adrano e Biancavilla. Ma ciò che lascia veramente sbigottiti è il fatto che i Comuni dell’Ennese pare non abbiano nemmeno provato ad associarsi per aggredire tale strategia. Infatti alle provvidenze dello Snai possono accedere solo associazioni di Comuni. A questo proposito va sottolineato che manca da anni il ruolo propulsivo svolto dall’ex Provincia ingabbiata in norme e tagli penalizzanti. Sono rimasti tre responsabili di associazioni, Totò La Terra Mondoperaio, Totò Puglisi Rete Imprese e Carlo Garofalo Coordinamento provinciale dei comitati cittadini, che abbaiano alla luna. Si sono messi in testa di contattare singolarmente tutti i sindaci dell’Ennese per dare vita ad un Forum che sviluppi progettualità sul Recovery Plan o su qualsiasi altra progettualità che assicuri sviluppo al territorio. Le notizie che arrivano, però, hanno sempre un sapore amaro. È di queste ore l’uscita del presidente provinciale dell’Ance Sabrina Burgarello che conferma l’approvazione dei progetti dei Comuni a valere sulle risorse messe a disposizione dalla legge statale di bilancio 2019 riguardanti il dissesto idrogeologico. Dalle prime indiscrezioni fornite dall’Ance nessun Comune del territorio avrebbe avuto finanziati progetti. Questo vuol dire niente interventi, meno lavoro, meno ricchezza e più precarietà. Sempre da notizie fornite dall’Ance provinciale gli interventi ammessi a finanziamento sono oltre 8 mila sui 9 mila progetti presentati. Essi potranno contare anche su risorse aggiuntive, circa 450 milioni di euro che saranno disponibili per l’annualità 2021. L’intera progettualità arriva fino al 2034. La prima tornata di aiuti statali è interamente dedicata al dissesto idrogeologico. I prossimi contributi punteranno sulla messa in sicurezza di strade ed edifici pubblici, le scuole avranno la precedenza. “Purtroppo – scrive Sabrina Burgarello in una nota – ancora una volta dobbiamo registrare l’assenza dei Comuni dell’Ennese” a fronte di una disponibilità di ben 1 miliardo e 900 milioni. Dell’opportunità ne hanno tentato di approfittare tutte le province siciliane, tutte tranne quella Ennese.

Qualcuno per la verità ci si sarebbe cimentato pure ma…:

“Solo 4 Comuni in provincia ci hanno provato” ma “senza particolare impegno”. Niente progetti definitivi o niente, addirittura, rendiconti economici. “Degli altri 16 Comuni nessun segnale di vita.”

La presidente dell’Ance chiude mestamente ma con il dito ben puntato:

“Questo è il vero motivo del ritardo e delle pessime condizioni di vivibilità delle nostre aree, dei nostri Comuni. L’assenza di progettualità pubblica. L’assenza di interesse nella ricerca di finanziamenti e pensare che in questo caso si potevano far finanziare interventi per combattere il dissesto idrogeologico.”

Paolo Di Marco

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