ENNA – LE PREDICHE NEL TEMPO QUARESIMALE AL DUOMO E NELLE PARROCCHIE di Salvatore Presti

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In passato, in piena quaresima, era un peccato mortale interrompere il digiuno e l’astinenza, considerato un sacrilegio fino al giorno di Pasqua. Ci si doveva preparare con la penitenza al precetto pasquale, il massimo culmine delle pratiche cristiane. La ragione per cui il periodo di quaresima dura quaranta giorni ha un preciso significato: onorare il Messia che ha trascorso quaranta giorni e quaranta notti nel deserto dopo il battesimo del Messia avvenuto nel fiume Giordano. 

Il numero quaranta è ricorrente nel vecchio e nuovo testamento: sono 40 gli anni trascorsi dal popolo di Israele nel deserto, quaranta giorni e quaranta notti durò il diluvio, 40 giorni e 40 notti Mosè rimase sul monte, e camminò per quaranta giorni e quaranta notti nel deserto per sfuggire all’ira della regina Gezabele; infine quaranta giorni il tempo concesso agli abitanti di Ninive per fare penitenza e quaranta sono il massimo dei colpi di verga per le punizioni corporali. 

Ad Enna era consentito, a metà quaresima, riprendere i baccanali con sfrenate scorribande lungo le strade principale della città e veniva organizzato anche il veglione di mezza quaresima. Ma era d’obbligo ascoltare, tutti i venerdì, al Duomo e nelle parrocchie le prediche penitenziali tenute da preti e monaci predicatori. Dal pulpito della matrice, monsignor Termini, padre Ciantro, intratteneva i parrocchiani con prediche rimaste indelebili nella mente dei pochi vegliardi che le ricordino ancora.

Salvatore Presti    

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