Casa Circondariale di Enna: “mensa ordinaria di servizio. Inaccettabili condizioni di trattamento, astensione ad oltranza”.

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Egregio Sig. Provveditore, le scriventi OO.SS., SAPPe, OSAPP, UIL PA, USPP, FSA/CNPP e FP CGIL, a causa delle irricevibili condizioni del servizio di ristorazione per la mensa obbligatoria di servizio per il personale di Polizia Penitenziaria della C.C. “Lugi Bodenza” di Enna non più tollerabili mancanze della ditta che gestisce e fornisce il servizio mensa indicono unitariamente, in segno di protesta, l’astensione facoltativa dalla mensa ad oltranza con la riserva avviare ulteriori forme di proteste previste dall’ordinamento qualora le condizioni più volte rappresentate non dovessero subire cambiamenti concreti e significativi. A tal proposito riteniamo doveroso chiarire che la protesta non è riconducibile, in alcun modo all’attività lavorativa prestata dagli addetti/e alla mensa, anzi si è constatata e apprezzata fantasia, pazienza e capacità professionale nel sopportare finanche le giuste lamentele di quanti, da tempo, reclamano un pasto coerente con gli standard previsti che si sono succeduti negli anni. La paradossale situazione, creatasi dopo l’aggiudicazione del servizio alla nuova ditta, purtroppo vede i fruitori del servizio mensa lamentare unanimemente la scarsa quantità del cibo nonché la scelta, certo non condivisibile per quanto rispondente alle logiche del profitto, del ricorso frequente alla somministrazione di un menù di contestabile livello qualitativo, prevalentemente a base di carni bianche (pollo, tacchino, maiale, ecc.), con qualche scarsa variante, rappresentata da: bastoncini, frittata e/o “spinacine”, sempre a rigorosa base di pollo. Si ha contezza che la S.V., in merito, ha predisposto una commissione di verifica con il compito di controllare la qualità del cibo somministrato al personale del distretto, i cui esiti, seppure non ancora noti, si prevede non potranno che essere deludenti, dal momento che nelle gare di appalti l’aggiudicazione premia chi ha formulato l’offerta più bassa rispetto all’affidamento del servizio di ristorazione, a ridotto impatto ambientale nelle mense obbligatorie. Senza contare, poi, che il prezzo non potrà superare in nessun caso, a pena di inammissibilità, il limite massimo di euro 5,85 (cinque/85), iva esclusa, per ogni singolo pasto principale, dunque secondo una stima di questa Federazione la ditta si è aggiudicato l’appalto a meno di euro 5 (cinque/00).

2 Inoltre sovente pervengono lamentele per la mancata previsione di un menù mensile, a differenza di quanto osservato presso diverse realtà siciliane, nel quale dovrebbero essere indicate le pietanze somministrate e il relativo peso spettante per ciascun commensale, da sottoporre in visione alla commissione mensa. Ancora, in termini di inefficienza organizzativa e di carenza di risorse adeguate, viene in particolare lamentata: l’assenza di aromi, di spezie, di olio di oliva e di ulteriori essenziali prodotti per il soddisfacimento di quanti fruiscono il servizio, ovvero non vi è modo di optare per altra pietanza, poiché le cuoche sono costrette ad improvvisare un menù giornaliero e, tra l’altro, con notevole difficoltà, poiché viene imposto loro di assumere servizio solo un’ora prima di servire i pasti. In ragione di quanto fin qui esposto, si segnalano le seguenti inefficienze che richiedono urgenti e improcrastinabili correttivi, ritenuti necessari per assicurare condizioni di maggiore vivibilità del servizio di che trattasi: predisposizione di un menù con preparazioni gastronomiche a base di carne di basso costo “pollame e maiale”, con poche varianti; programmazione di alternative che prevedano “affettati” o altro; preparazione e/o cottura delle derrate, nel rispetto dei tempi, delle grammature previste e del menù (è accaduto che in alcuni giorni per 15 commensali l’addetta alla mensa aveva nella disponibilità soltanto 8 parti di salsiccia di “pollo”; maggiore tempo per gli addetti al servizio ristorazione finalizzato alle preparazioni gastronomiche, la cui carenza incide significativamente nella predisposizione di un menù con ingredienti di facile cottura. È evidente che siffatta e penosa condizione più volte rappresentata ha costretto gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria di servizio presso l’Istituto di cui si discute a rinunciare al pasto spettante per reclamare quanto dovutogli dopo lunghi e estenuanti turno lavorativi, la cui pausa pranzo è un benefit che l’Amministrazione penitenziaria ritiene indispensabile per mantenere alte le prestazioni sul lavoro e tutelare il benessere e la salute del Lavoratore, ecco perché non dovrebbe essere un momento di ulteriore stress per le ragioni appena spiegate. Si proclama pertanto lo stato di agitazione, nonché l’astensione dalla mensa di servizio nella struttura penitenziaria di Enna, su base volontaria, non escludendo l’organizzazione di eventuali e ulteriori forme di proteste per rivendicare questi ed ulteriori motivi legati alle difficili condizioni nelle quali opera il personale, in assenza di segnali chiari e forti, da parte del Provveditorato, che Lei dirige. Alle Segreterie Regionali, che leggono per conoscenza, si chiede voler fornire il proprio contributo affinché la situazione sopra descritta possa trovare rapida e definitiva risoluzione. Voglia gradire, Sig. Provveditore, i più distinti saluti.

SAPPe OSAPP UIL PA U.S.P.P. FSA/CNPP FP CGIL L. Severino G. Tornabene L. Meli F. Bellavia F. Salotta G. Balsamo

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