SCUOLA – Stipendi docenti e Ata mai così in ritardo rispetto all’inflazione, Anief: il Governo pensa di chiudere la partita con qualche ‘mancia’, non funziona così e venerdì sarà sciopero

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Gli stipendi del personale della scuola non sono mai stati così in ritardo rispetto al costo della vita e senza un intervento economico importante del Governo presto il gap aumenterà ancora di più: lo sostiene Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, dopo avere appreso la stima dell’Istat, di questi giorni, che nell’ultimo periodo ha fatto crescere l’inflazione ufficiale al 5,8%. Agli aumenti generalizzati e sulle materie prime dovuti al Covid, si stanno poi aggiungendo le conseguenze sull’economia nazionale dovute alla guerra in Ucraina. In questa situazione noi cosa facciamo? “Pensiamo di colmare i 20 punti di ritardo rispetto all’inflazione, accumulatisi negli anni, con un doppio intervento a dir poco modesto: il rinnovo contrattuale 2019/2021 che comporta un po’ di arretrati e il 4% di aumento, ed ora una ‘mancia’ di 1.000 massimo 2.000 euro una tantum a duemila docenti iper-formati prevista dalla irricevibile riforma del reclutamento e formazione. Ma stiamo scherzando? Noi non ci stiamo e venerdì prossimo scioperiamo”, ricorda il leader dell’Anief.

IL COMMENTO DEL PRESIDENTE

“Credo che questo dibattito sia diventato davvero scadente. Qui c’è un problema concreto – sottolinea Pacifico intervistato dall’agenzia Teleborsa – perchè mai come oggi bisognavalorizzare e non svilire il lavoro che ogni giorno si fa in classe, magari fosse solo in classe” e senza progetti o funzioni aggiuntive. “Come penso anche al personale che in questo momento è stato espulso dalle classi solo perché non ha ottemperato all’obbligo vaccinale”. Pacifico chiede: “Se da domani, 1° maggio, non serve più il Green pass per entrare a scuola e negli edifici pubblici. Perché allora non possono rientrare in classe tutti i docenti?”.


Il sindacalista autonomo pensa anche al “personale amministrativo ed educativo della scuola: anche loro non sono valorizzati per il lavoro che svolgono. I loro stipendi sono sempre più poveri. La verità è che lo Stato, anziché trattare solo con Confindustria per il lavoro privato, metta i soldi per la scuola, per i dipendenti della scuola, perché gli stipendi sono veramente da morti di fame. Ricordo che negli ultimi 16 anni sono stati firmati soltanto due contratti per i dipendenti pubblici: quelli del 2006/2009 e del 2016/2018. Gli altri periodi sono stati ‘liquidati’ con delle somme forfettarie. Invece nel lavoro privato – ricorda Pacifico – gli aumenti medi nello stesso periodo sono stati anche del 30%”.

LE RICHIESTE DEL SINDACATO

Anief chiede al Governo di recuperare i 7 punti d’inflazione che comunque rimarrebbero in vita anche con l’aumento del 4.02% del prossimo rinnovo contrattuale che attualmente è appena sopra i 100 euro medi a lavoratore: servirebbero, quindi, altri 200 euro. Come servirebbe le indennità di sede, incarico e rischio biologico, ma anche il recupero del 2013 ai fini della carriera, quindi per aumenti contrattuali, pensioni e progressioni di carriera. Il sindacato chiede poi con forza di reintrodurre il primo gradino stipendiale sottratto ai neo-assunti e uno ‘scatto’ dopo 35 anni di carriera, a meno che non si crei una finestra per il pensionamento anticipato a 63 anni senza tagli all’assegno di quiescenza.

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