NEL 90° ANNIVERSARIO DELLA SUA MORTE, RIPRISTINATA L’EPIGRAFE DEDICATA ALLO SCRITTORE FRANCESCO LANZA

La breve esistenza di Lanza è racchiusa tra due date 1897-1933 e si localizza fra Valguarnera, Catania e Roma.

Valguarnera: “In breve termine di vita conseguì perspicace senso delle cose umane misura di stile e nitidezza d’arte. Ascoltò le voci prossime e le remote, contemperò meditazione e sorriso esperienze ed affetti in sintesi di poesia”.  Sono queste le parole dedicate a Francesco Lanza da Arcangelo Blandini, nel lontano 1967 a 34 anni dalla sua morte, condensando in poche righe quella che per lui era l’essenza della scrittura lanziana. A distanza di 55 anni ad essere presenti domenica 11 dicembre davanti alla casa natale di Lanza, oltre alle autorità locali, amici, lettori, estimatori che hanno assistito all’inaugurazione del ripristino dell’ epigrafe a cura dell’amministrazione comunale, posizionata nella parte inferiore della facciata, dell’abitazione nativa, allo scopo di facilitarne la lettura.

Nel lontano 1967 all’evento della prima collocata dell’epigrafe in memoria dello scrittore era presente uno dei maggiori rappresentanti della letteratura italiana, Leonardo Sciascia. Due anni più tardi, nel 1970, Sciascia, su invito dell’allora amministrazione comunale, ritorna a Valguarnera per omaggiare Francesco Lanza, accettando di presiedere la giuria della prima edizione del Premio Letterario a lui dedicato. Ad essere premiato, il critico letterario Mariano La Martina autore del saggio “Realtà e mito nell’opera di F. Lanza”. Sciascia definisce F. Lanza “beffardo, irriverente, ironico, liberti­no, pieno di contrasti. E si badi che usiamo l’espressione libertino e nel senso corrente e nel senso originario di «colui che pensa liberamen­te»”.

Oggi come ieri, nel 90° anniversario, si continua a parlare di  Francesco Lanza, grazie soprattutto all’incessante lavoro di divulgazione e valorizzazione dell’intera opera lanziana portata avanti dalla prof.ssa Rina Maria Virzì, a cui va il merito di avere fondato l’associazione culturale “F.Lanza” che con grande energia, passione e dedizione porta avanti un lavoro di ricerca costante.

Voglio ringraziare tutti coloro che hanno sempre amato e rivendicato il genio letterario di Lanza – ha dichiarato la prof. Rina Maria Virzì –  in particolare, saluto la prof.ssa Isabella Costanzo in rappresentanza dell’Istituto Comprensivo “G. Mazzini”, gli amici valguarneresi G. Accascina, Pier Francesco Battiato, Francesco Giarrizzo, S. Di Vita, Vittorio Spampinato, Marcella Tuttobene e ancora Sebastiano Giarrizzo ed Enzo Barnabà, i quali curano con costanza il sito dedicato al nostro scrittore. Ringrazio il Sindaco e tutti i rappresentanti di Giunta e Consiglio Comunale per aver accolto e contribuito al ripristino dell’epigrafe della casa natale di F. Lanza”.

Sullo scrittore valguarnerese hanno espresso il loro pensiero diversi rappresentanti della letteratura del 900, a voler sottolineare il grande valore della sua opera, capace di arrivare attraverso l’utilizzo di un linguaggio semplice e diretto a qualsiasi lettore.  Vitaliano Brancati in “Diario Romano” lo definisce “intellettuale puro con un carattere dalla dolcezza estrema”; Gesualdo Bufalino, evidenzia la componente “teatrale” dei suoi racconti volutamente messa in scena nella sua quotidianità; Andrea Camilleri in “Vicenda d’un Lunario” definisce Francesco Lanza e Nino Savarese “due uomini complementari” che collaborarono attivamente anche al mensile letterario “II lunario siciliano”, fondato ad Enna nel 1927.

A soli 36 anni Lanza lascia per sempre la vita terrena. Ma nella sua breve ed intensa attività letteraria è riuscito a delineare spesso in maniera umoristica, ma non di certo banale, la cultura dell’entroterra siciliano. Lasciandoci una raffigurazione formidabile di questo territorio. Ancora oggi troppo spesso dimenticato, maltrattato, segnato dalle sue innumerevoli occasioni mancate, ma custode di un formidabile passato ricco di storia e tradizioni, che Lanza riesce a valorizzare anche nella sua opera Almanacco per il popolo siciliano”, dove attraverso una prosa semplice, esprime il sentire ed il vivere dell’agricoltore. Riuscendo, quindi, ad “arrivare all’anima di quel singolare lettore che è il contadino” ed esprimendo, così, a pieno anche l’intensa attività pedagogica della sua opera. Nel tentativo di esaltare, avvicinare, diffondere, l’amore per la letteratura e rivalutare la cultura popolare.

Il novantesimo anniversario della sua morte vuole essere quindi un momento di riflessione e di stimolo, non solo per la storia dello scrittore, ma di rimandato anche per la nostra identità e per le nostre comuni radici, affinché si possa rivalutare un passato indelebile, che attraverso le tradizioni, i miti, i canti ci auguriamo non resti mai senza memoria.

Mario Barbarino

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